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domenica 30 dicembre 2012

ULTRAS BOCCONIANI


Gli ultras bocconiani Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sono intervenuti sul Corriere della  Sera del 27 dicembre con un editoriale dal titolo "Troppo stato in quell'agenda"  e con sottotitolo "L'intervento pubblico da ridurre". L'agenda in questione si tratta del Presidente del Consiglio  dei Ministri  Professor Mario Monti, ex rettore dell'università privata Bocconi di Milano.
Si tratta di uno scontro all'interno di una "scuola" di economia che governa e gestisce l'attuale fase storica in Italia. 
Nel suo settimanale editoriale, oggi, su "Repubblica" il fondatore del quotidiano Eugenio Scalfari liquida  l'intervento del duo Alesina-Giavazzi con poche frasi, in un post scriptum, sintetizzate con 
" Si tratta di vecchi temi del liberismo classico", "ultras bocconiane".

Noi riteniamo utile analizzare, approfondire l'analisi del duo ultras bocconiano. L'articolo in prima pagina del "Corriere" dimostra che le tesi del duo ultras bocconiano sono condivise da ampi settori della politica e dell'economia. Pensare a semplice gara fra gli economisti di scuola bocconiana ci pare riduttivo. Sicuramente quanto scrivono Alesina e Giavazzi sono le basi costitutive dello stesso governo uscente, di cui il secondo era parte attiva, del possibile governo Monti-bis.

Cosa propongono Alesina e Giavazzi,  limitandoci nell'evidenziare i passi salienti del loro intervento 
a) "Per diminuire in modo significativo la spesa pubblica, e quindi consentire una flessione altrettanto rilevante della pressione fiscale, è necessario ridurre lo spazio che lo Stato occupa nella società, cioè spostare il confine fra attività svolte dallo Stato e dai privati. Limitarsi a razionalizzare la spesa all'interno dei confini oggi tracciati (la cosiddetta spending review) non basta. 
b) "Spostare il confine fra Stato e privati, restringendo lo spazio occupato dallo Stato, richiede alcune decisioni importanti. Cominciamo dalla sanità. Con l'invecchiamento della popolazione la spesa sanitaria è diventata un bomba a orologeria per le finanze pubbliche, un problema non solo nostro ma di tanti Paesi avanzati. L'offerta di servizi sanitari in Italia è per lo più gestita dallo Stato: l'area occupata dai privati è limitata, spesso di qualità inferiore ai servizi offerti dagli ospedali pubblici, con rapporti poco trasparenti (spesso vera e propria corruzione) con l'amministrazione. Esistono tuttavia centri privati eccellenti, sia per efficienza che per qualità e trasparenza. La prima cosa che il prossimo governo potrebbe fare è convocare gli imprenditori che gestiscono queste strutture e capire come riprodurle in altre regioni."
c) "Lo stesso può accadere per l'università. Oggi l'università è pubblica e funziona male. È finanziata da tutti i contribuenti, ma frequentata soprattutto dai più ricchi. È un sistema che trasferisce (con grandi sprechi) reddito dai poveri ai ricchi. Perché non far pagare le rette universitarie in modo meno regressivo? Ci spiace parlare della nostra università, ma la Bocconi non riceve sussidi pubblici, si finanzia con rette scolastiche che sono modulate in funzione del reddito, ed è uno dei pochi atenei italiani che non fa brutta figura nelle classifiche internazionali. Riprodurre questo modello altrove non è impossibile.
d) "Il programma di Monti si occupa esplicitamente di famiglia e di occupazione femminile, ma anche qui proponendo di allargare lo spazio occupato dallo Stato: «Va incoraggiata la più ampia creazione di asili nido». La soluzione non è questa, bensì, come lo stesso programma indica in un altro punto, detassare il lavoro femminile e lasciare che le famiglie decidano come meglio credono la cura dei figli.

Gli ultras bocconiani, criticando l'agenda Monti, affermano che il programma sia "troppo Stato-centrico e non punti abbastanza al ridimensionamento dell'intervento pubblico" e rischia di nascondere agli italiani la gravità del problema".

Eugenio Scalfari ha ragione quando ricorda i primordi dell'ideologia liberista, riferendosi a  "quasi duecento anni di storia del capitalismo e della democrazia.". Egli non ricorda ai suoi lettori che ancor oggi si dibatte e si scontrano queste idee e che siamo in una fase storica economica in cui prevalgono le tesi che sono state denominate neoliberiste. Tanto nuove da essere vecchie di duecento anni. Il  fondatore di "Repubblica" evita di soffermarsi sulla sostanza dell'articolo del duo probabilmente perchè sa che specialmente su sanità, pensioni e occupazione femminile si gioca una partita che diremmo storica. Tornare a duecento anni fa è possibile e il duo ultras bocconiano è interprete in prima fila.
Per quanto ci concerne il nostro programma di governo e per cui lavoriamo, chiedendo il consenso, è proprio l'esatto contrario di quanto affermano il duo e il loro ex rettore Monti Mario.



sabato 29 dicembre 2012

RIVOLUZIONE CIVILE CON INGROIA
























Oggi, a Roma,il candidato premier Antonio Ingroia ha ufficializato la nascita di ''Rivoluzione civile', l'alleanza fra i gruppi,associazioni e partiti di Sinistra.
Il PdCI e' parte attiva e' importante, assieme al PRC e IdV, Verdi  e numerose associazioni e personalità.
In allegato trasmettiamo il video della conferenza stampa  di Antonio Ingroia:
 



martedì 25 dicembre 2012

PRIMARIE CANDIDATI



Il 29 dicembre si terranno le "primarie" del Partito Democratico e del partito di Niki Vendola, Sinistra,Ecologia e Libertà, per i candidati alla Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
Gli aventi diritto, oltre agli iscritti, sono tutte le elettrici e gli elettori che hanno partecipato alle "primarie" nazionali del 25 novembre scorso.
Noi Comunisti italiani abbiamo sostenuto al primo turno lo stesso Presidente di S.E.L. Niki Vendola e al secondo turno il Segretario democratico Luigi Bersani.
L'obbiettivo che vogliamo raggiungere è che il centrosinistra tutto vinca le elezioni politiche e anche le regionali lombarde, sconfiggendo le politiche neoliberiste dei governi Monti e Berlusconi.
Abbiamo chiesto al Partito Democratico di allargare l'alleanza dei progressisti senza innalzare steccati ideologici e tabù programmatici. Steccati e tabù che potrebbero determinare la sconfitta elettorale, sicuramente politica del centrosinistra, ridotto al solo PD e a S.E.L..
Con lo stesso orientamento, siamo per sostenere il partito di Vendola. Infatti nel programma vendoliano la cosidetta agenda Monti è oggetto di forti contrarietà e critiche.
Per ciò invitiamo gli elettori del centrosinistra a sostenere i candidati di S.E.L. e per il nostro territorio indichiamo ROBERTO IMBERTI, già vicesindaco di Cinisello Balsamo e INES PATRIZIA QUARTIERI, già consigliera comunale di Milano.
Le elettrici e gli elettori di Paderno Dugnano dovranno recarsi presso la sede  di CORMANO in  via Cesare Beccaria 1 in cui potranno votare con un unica preferenza per genere, per i due rami del Parlamento.

lunedì 24 dicembre 2012

BUONE FESTE

Il Presidente della Repubblica ha decretato lo scioglimento delle Camere. La legislatura si è conclusa anticipatamente e a fine febbraio si terranno le elezioni politiche. 
Con la decisione di sciogliere il Parlamento e senza attendere i primi giorni del 2013, come aveva chiesto il comitato promotore dei referendum su art.8 e art. 18, si annulla il valore di oltre 600.000 firme che erano già state raccolte. Migliaia di banchetti, migliaia di persone che hanno dedicato il loro impegno, il loro tempo libero e al freddo, annullati dal decreto presidenziale. A loro va il nostro pensiero e il nostro ringraziamento.
Il popolo italiano non potrà pronunciarsi per abolire l'art.8 e ripristinare l'art.18.
Il silenzio dei partiti di governo la dice lunga sul degrado della democrazia in Italia.
Tuttavia, pur pagando un grosso prezzo, riteniamo utile ai  Lavoratori e al popolo italiano che il governo Monti si sia dimesso.
Ora le elezioni. I Comunisti propongono un alleanza larga per battere le politiche berlusconiane e montiane che tanto danno e dolore hanno arrecato ai Lavoratori e ai giovani.
L'augurio, per un buon 2013, è  la cacciata del prof. Monti e la formazione di un governo in cui le istanze, i bisogni dei Lavoratori siano sempre all'ordine del giorno.    


mercoledì 19 dicembre 2012

"IO CI STO"


"Io ci sto"

MANIFESTO PER LA CONVOCAZIONE DELL’EVENTO DEL 21 DICEMBRE A ROMA AL TEATRO CAPRANICA – ORE 17.30

- I promotori sono espressione della società civile e della politica pulita che vuole costruire un’alternativa di governo al berlusconismo e alle scelte liberiste: economiche, sociali e culturali del governo Monti.

- L’alternativa di governo si costruisce con una forza riformista che ha il coraggio di un proprio progetto per uscire dalla crisi e rilanciare l’Italia finalmente liberata dalle mafie e dalla corruzione.

- Abbiamo come riferimento imprescindibile la Costituzione Repubblicana, a partire dall’art. 1 secondo cui il lavoro deve essere al centro delle scelte economiche. Per noi l’Unione Europea deve diventare autonoma dai poteri finanziari con organismi istituzionali eletti dai popoli ed è fondamentale il cambiamento della Casta politica e burocratica italiana mentre lo sviluppo del mezzogiorno è l’unica scelta per unificare il Paese.

1) Vogliamo che la legalità e la solidarietà siano il cemento per la ricostruzione del Paese
2) Vogliamo uno Stato laico, che assuma i diritti della persona e la differenza di genere come un’occasione per crescere
3) Vogliamo una scuola pubblica che abbia sia per gli insegnanti che per gli studenti il criterio del merito, con l’università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale medico e infermieristico
4) Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l'eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico
5) Vogliamo che lo sviluppo economico rispetti l’ambiente, la vita delle persone, i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini e la scelta della pace e del disarmo sia la strada per dare significato alla parola “futuro”. Vogliamo che la cultura sia il motore della rinascita del Paese.
6) Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse
7) Vogliamo la democrazia nei luoghi di lavoro e ripristinare il diritto al reintegro sul posto se una sentenza giudica illegittimo il licenziamento
8) Vogliamo che i partiti escano da tutti i consigli di amministrazione, a partire dalla RAI e dagli enti pubblici e che l’informazione non sia soggetta a bavagli
9) Vogliamo selezionare i candidati alle prossime elezioni con il criterio della competenza, del merito e del cambiamento
10) Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi

Queste 10 ragioni sono la guida per un serio governo riformista e democratico.

Per realizzare i dieci obiettivi del “Manifesto” si decide di aprire il confronto con i movimenti e le forze democratiche del Paese.

Roma, 17 dicembre 2012

domenica 16 dicembre 2012

ANDREA DI STEFANO (primarie)

Buona affermazione alle primarie del centrosinistra del candidato Andrea Di Stefano a Paderno Dugnano.
154, circa il  32%, sono i voti  ricevuti da Andrea Di Stefano su un totale di 482 votanti. Il candidato Umberto  Ambrosoli ha ottenuto 236 voti (circa il 49%)  mentre la candidata Alessandra  Kustermann ha ottenuto 92 voti (circa il 19%). 
Per Andrea Di Stefano si tratta fra i migliori  risultati su base locale. Paderno Dugnano, grazie al contributo  attivo dei Comunisti italiani e della Sinistra ha permesso di raggiungere il dato positivo.
Con il limiti insiti a questo tipo di consultazione,le polemiche e le critiche, possiamo dirci soddisfatti.
Il dato è risultato buono su  tutto il territorio regionale. Sapendo che l'organizzazione della Sinistra non è adeguatamente capillare  il dato pari al 23,25% dei votanti è stato salutato positivamente.
Ora che è risultato eletto Umberto Ambrosoli si tratta di procedere unitariamente per far vincere alle imminenti elezioni regionali il centrosinistra e le istanze, i programmi, che gli elettori hanno valorizzato, sfidando anche il maltempo,  con le primarie.

venerdì 14 dicembre 2012

CARDINALE SCOLA




Grosso clamore ha suscitato "il discorso alla città" di Milano pronunziato dal Cardinale Angelo Scola alla vigilia della celebrazione del santo Patrono.
In quel discorso, in cui si dibatte sul ruolo dello Stato laico e la religione cattolica,  ravvisiamo   possibili conseguenze sul piano politico e sociale, sulle condizioni dei Lavoratori e i cittadini. 
Il discorso cardinalizio cade in una fase storica in cui al possibile rilancio dei diritti dei cittadini si contrappone la possibilità di un ritorno alle condizioni di secoli addietro.
Questa condizione si esprime con il continuo e sistematico intervento  delle gerarchie vaticane sui diritti individuali delle persone.  Dal matrimonio gay all'eutanasia, alla scuola confessionale, si vuole imporre una visione della società in funzione della religione   ai  cittadini  non credenti o di altra fede religiosa.
 Queste problematiche, conseguentemente, si intrecciano nell'attualità politica. Noi pensiamo che quest'attacco concentrico da parte della Chiesa di Roma ha già trovato alleati nel mondo  della politica. Da tempo il capo dei vescovi italiani, il cardinale  Bagnasco, interloquisce con ampi settori politici e sociali. Simposi e riunioni segretate con esponenti della Confindustria , del CISL e i partiti  ritenuti cattolici sono all'ordine del giorno. In tempo reale si dichiara la fiducia per una riedizione del governo Monti. 
Sono i segnali di un grosso cambiamento e di scelte politiche che determinerà il futuro del nostro Paese.
In seguito pubblichiamo un interessante intervento del costituzionalista prof. Stefano Rodotà in cui queste  brevi considerazioni possano diventare patrimonio di tutti.(n.d.r.)


di Stefano Rodotà, da Repubblica, 13 dicembre 2012 

Alla vigilia di un anniversario simbolico, i millesettecento anni dell’Editto di Costantino, il cardinale di Milano ha mosso una critica radicale alla laicità dello Stato, rivendicando l’assoluto primato della libertà religiosa e sottolineando i rischi che essa corre nel tempo che viviamo. Lo ha fatto costruendo un modello di comodo, di cui Vito Mancuso ha bene messo in luce le omissioni poiché, tra l’altro, non si fa parola delle persecuzioni alle quali proprio i cristiani sottoposero i fedeli di altre religioni. Quell’“inizio della libertà dell’uomo moderno”, che l’Editto di Costantino avrebbe aperto, in realtà ha avuto altri inizi e altre traiettorie. Si dovrà attendere il Rinascimento, con la sua esclamazione “magnum miraculum est homo”. Si dovrà attendere l’affermazione piena della libertà che trovò la sua tavola nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, vero concilio laico quasi due secoli prima del Vaticano II, che aprì le vie per la libertà di tutti. 

Se oggi vogliamo discutere di laicità, non possiamo ignorare tutto questo, né rifugiarci in una visione caricaturale della laicità attribuita al suo modello francese. Viene da chiedersi la ragione di un riduzionismo così poco accorto da parte di un prelato non sprovvisto di cultura e visione storica. Un interrogativo che merita qualche riflessione, proprio perché oggi il principio di laicità dello Stato si confronta con un nuovo bisogno di sacro che percorre le nostre società e, insieme, si presenta come ineludibile punto di riferimento di fronte alla “nuova intolleranza religiosa” (è il titolo dell’ultimo libro di Martha Nussbaum). Se questo è un itinerario per individuare equilibri adeguati tra religione e Stato, il cammino indicato da Angelo Scola non è certo quello che consente una discussione utile.

Come viene rinverdita la critica alla secolarizzazione? Partendo da due premesse. Dice Scola: «se la libertà religiosa non diviene libertà realizzata posta in cima alla scala dei diritti fondamentali, tutta la scala crolla». E aggiunge: «fino a qualche decennio fa si faceva riferimento sostanziale ed esplicito a strutture antropologiche generalmente riconosciute, almeno in senso lato, come dimensioni costitutive dell’esperienza religiosa: la nascita, il matrimonio, la generazione, l’educazione, la morte».

Il primato della libertà religiosa individua così una forma di Stato che nel fattore religioso trova l’unica legittimazione possibile. Questo vuol dire che lo Stato non può essere individuato come spazio di convivenza di opinioni e credenze diverse, secondo la versione che la laicità è venuta assumendo, con l’abbandono una laicità puramente “oppositiva” nei confronti della religione.

E, parlando di strutture antropologiche, in realtà ci si riferisce ai molti no che la Chiesa ha pronunciato: no alla procreazione assistita; no al riconoscimento giuridico di forme di convivenza diverse dal matrimonio eterosessuale; no alla scuola pubblica come struttura essenziale per la conoscenza e l’accettazione dell’altro; no al testamento biologico.
In queste posizioni vi è più che una ripulsa della laicità. Vi è la negazione della libertà della coscienza e l’affermazione che la definizione dell’antropologia del genere umano è prerogativa della religione. Non siamo di fronte a una discussione dei temi complessi della secolarizzazione, ma al programma di una restaurazione impossibile, dunque destinato non a promuovere dialogo, ma conflitti intorno alla ritornante affermazione di valori “non negoziabili”.

A proposito di antropologia, vale la pena di ricordare la critica di Zygmut Bauman alla tesi secondo la quale, nella fase premoderna, fosse la religione a dare senso alla vita. È dunque una acquisizione storica e culturale quella che riguarda la forte presa della religione cattolica sui temi dell’etica, non un dato indissolubilmente legato al fattore religioso. Con il trascorrere del tempo, quel legame è stato sciolto grazie all’ampliarsi della riflessione etica e al sorgere di una nuova antropologia, prodotta dalla rivoluzione scientifica e tecnologica. Contro questa antropologia si leva la difesa della “natura” impugnata da un fondamentalismo religioso che mostra non tanto una attitudine antiscientifica, quanto piuttosto una incapacità di comprendere le nuove dimensioni del mondo e dell’umanità. È proprio il pensiero laico, invece, a forgiare gli strumenti perché non ci si arrenda ad una deriva tecnologica, con la sua capacità di garantire l’umano attraverso i principi di eguaglianza e dignità, di autodeterminazione della persona.

Non è vero, peraltro, che la dimensione istituzionale sia posseduta soltanto da un riconoscimento della libertà religiosa come fatto squisitamente individuale. L’articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea afferma che alle persone appartiene la «libertà di manifestare la propria religione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato». La piena laicità di questa affermazione consiste nel fatto che non siamo di fronte a un privilegio o ad una supremazia, ma ad una libertà che si misura con tutte le altre. L’opposto della ricostruzione del cardinale Scola della laicità come imposizione di un unico punto di vista, mentre essa è un metodo che permette a tutti i punti di vista di convivere in modo fecondo, offrendo proprio alla religione la più civile delle garanzie.

(13 dicembre 2012)

giovedì 13 dicembre 2012

ANDREA DI STEFANO


Dichiarazione di Mauro Anelli Capogruppo consiliare PdCI/PRC Federazione della Sinistra al comune di Paderno Dugnano

Sabato prossimo si terranno le Primarie per scegliere il candidato del centrosinistra che si presenterà alle prossime elezioni regionali della Lombardia. Voterò e farò votare Andrea  
 Di Stefano perché finalmente grazie solo ad una buona, trasparente e competente politica si potrà ritornare dopo 18 anni formigoniani, a governare la Lombardia, regione pilota del nostro Paese ed in un’Europa che vogliamo sempre più unita, democratica ed inclusiva. 
Il programma proposto sulle politiche per il lavoro, per il territorio, per la sanità e per la scuola, tematiche non generiche ma specifiche sulle competenze regionali, garantiscono a tutto il  centro sinistra la “diversità” progettuale tanto auspicata dai cittadini. Andrea Di Stefano può e deve diventare il nostro punto di riferimento!
Mauro Anelli

Importanti adesioni e sostegno alla candidatura di Andrea  Di Stefano anche fra gli elettori, gli iscritti al Partito Democratico. Fra gli altri ricordiamo Stefano Boeri, assessore della giunta di Pisapia, Carlo Monguzzi già consigliere regionale per i Verdi.
Nel video seguente le dichiarazioni  pro Andrea Di Stefano di elettrici ed elettori del PD



PIAZZA FONTANA

          


Alle 16,30 di mercoledi 12 dicembre 2012 si sono dati appuntamento. in piazza Fontana, le forze politiche, sociali e istituzionali milanesi per commemorare le vittime della strage fascista di 43 anni fa.    Il Comune di Paderno Dugnano ha inviato una rappresentanza ufficiale con il  gonfalone, guidata dal consigliere comunale MAURO ANELLI Capogruppo di PdCI/PRC Federazione della Sinistra.

Presenti oltre alle rappresentanze istituzionali dei comuni della provincia il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia,  e il Presidente Guido Podestà. Il Sindaco di Milano ha affermato "Sono trascorsi 43 anni, ma quel pomeriggio ha segnato la storia della nostra città e dell'intero Paese. Quel giorno a Milano, nel centro della nostra città, la nostra democrazia ha subito una ferita profondissima che ancora oggi non si è rimarginata, anche perché le 17 vittime e gli 88 feriti non hanno avuto giustizia e verità: la giustizia che meritavano e la verità che è dovuta a loro, ai loro familiari e a tutto il Paese". In piazza Fontana inoltre erano presenti esponenti dell'Anpi e della Camera del lavoro di Milano, la Cgil Lombardia e anche i tre candidati alle primarie del centrosinistra di sabato 15 dicembre per scegliere il candidato al Pirellone: Umberto Ambrosoli, Andrea Di Stefano e Alessandra Kustermann.
Il segretario nazionale del  Partito dei comunisti italiani/FdS Oliviero Diliberto ha diffuso un comunicato stampa in cui afferma : "Oggi è il 12 dicembre, lo stesso giorno in cui 43 anni fa una bomba scoppiava in piazza Fontana uccidendo 17 persone e dando inizio a quella che purtroppo conosciamo come strategia della tensione. Tanto tempo è passato da allora e siamo ancora in cerca della verità, una verità che esiste e che noi non ci rassegniamo a consegnare all’oblio. Sapere che possono esistere verità nascoste che vengono celate per occultare responsabilità terribili ci riempie di angoscia. Ma ci dà anche la forza di andare avanti, per cercare giustizia con una rinnovata volontà.". Il discorso di Carlo Arnoldi, presidente dell'Associazione delle vittime di piazza Fontana, che ha letto anche un messaggio da parte di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Anpi. ha sottolineato che "Sono passati 43 anni, ma per noi è come se fosse ieri. Abbiamo passato la maggior parte di questi anni nelle aule di tribunale, per avere infine una sentenza definitiva che ha sancito l'assoluzione di tutti gli imputati". L'assoluzione giudiziaria degli imputati fascisti, grazie a depistaggi omissisis degli organi dello Stato e interferenze internazionali, non assolve, storicamente, il ruolo e la funzione antidemocratica e antipopolare che  costoro hanno avuto in Italia.   

  

martedì 11 dicembre 2012

ANDREA DI STEFANO

Sabato 15 dicembre è il giorno delle "primarie" del centrosinistra lombardo. A Paderno Dugnano si organizzerà un unico seggio, in via Martin Luther King, presso la sede del Partito Democratico in località Cassina Amata.
Il Partito dei Comunisti italiani di Paderno Dugnano sarà presente al seggio con propri rappresentanti a sostegno della candidatura del Professor  Andrea di Stefano.
Ricordiamo che il candidato Andrea Di Stefano è sostenuto da un ampio fronte di forze politiche sociali, ambientaliste e da importanti nomi della cultura e dell'informazione.
Siamo convinti che con la candidatura di Andrea Di Stefano si può iniziare un nuovo ciclo della vita della Regione  Lombardia in grado di valorizzare l'istituzione e ridare ai cittadini lombardi i diritti che la gestione Formigoni ha svuotato di contenuto. In particolare l'avvento della politica dei voucher ha permesso un rastrellamento di risorse a favore delle imprese private e confessionali.
                     VOTIAMO E SOSTENIAMO
ANDREA DI STEFANO   PER   "UN'ALTRA LOMBARDIA" 

PUBBLICHIAMO IN SEGUITO, LA DICHIARAZIONE A RADIO POPOLARE


sabato 8 dicembre 2012

ANDREA DI STEFANO





Grande partecipazione di pubblico all'assemblea con il candidato alle primarie lombarde  Andrea Di Stefano,organizzata dal Partito dei Comunisti italiani.
Puntualmente il candidato si e'presentato al cospetto di cittadine e cittadini intervenuti all'assemblea.Dopo una breve introduzione, in cui si e' spiegato la base del programma per un'altra e nuova Regione Lombardia, il candidato si e' sottoposto alle domande degli intervenuti. Ampio l'arco delle domande: ruolo dell'ente regionale,competenze e ruoli, trasporti e vivibilita', ambiente e urbanistica, commercio e sviluppo e particolarmente sentito il tema sulla scuola e della formazione professionale. Non meno vivace e' stato il dibattito sui poteri forti, specie in sanita' e sulla politica delle persone e delle famiglie. A tal riguardo  il candidato della Sinistra ha riservato pesanti critiche al ruolo  e al potere  economico della forte componente cattolica in capo a Comunione e Liberazione.
Per chi vuole saperne di piu' clikkare sulla diretta twitter di https:/twitter.com/PADERNO_PdCI 

ANDREA DI STEFANO




Presentazione del candidato alle primarie del centrosinistra  lombardo per la Sinistra, comunisti e ecologisti, ambientalisti.
Il PdCI lombardo promuove un incontro con
ANDREA DI STEFANO 
sabato 8 dicembre dalle ore 18,00 presso                    l' ARCI UMANITARIA 
di via Solari 40 (tram 14) Milano 

mercoledì 28 novembre 2012

BALLOTTAGGIO PRIMARIE: SI VOTA BERSANI


.                                               primarie a Paderno Dugnano


CENTROSINISTRA E PRIMARIE< Al ballottaggio per Bersani Il primo turno delle elezioni primarie, che si è svolto il 25 novembre, si è concluso con i seguenti risultati: Pierluigi Bersani 44,9%, Matteo Renzi 35,5%, Nichi Vendola 15,6%, Laura Puppato 2,6%, Bruno Tabacci 1,4%. Bersani non ha vinto al primo turno e il ballottaggio presenta gravi rischi: i media e il centrodestra tifano per Renzi e inoltre potrebbero andare a Renzi anche i voti di Puppato e Tabacci. O la base della sinistra va a votare in massa per Bersani o la partita rischia di essere compromessa. Una vittoria di Renzi sposterebbe ulteriormente a destra il quadro politico e per i lavoratori non ci sarebbe più neanche la speranza di porre rimedio almeno ai provvedimenti più odiosi dei governi Monti e Berlusconi. Sarebbe problematico realizzare un centrosinistra, unica possibilità concreta di superare il commissariamento della politica. Continuerebbe così la politica di divisione e di emarginazione del sindacato a danno della Cgil. I compagni della sinistra, giustamente critici nei confronti del Pd, riflettano che con una vittoria di Renzi passa la “rottamazione”, ma non quella generazionale (che è naturale) bensì quella della rappresentanza delle idee della sinistra; di tutta la sinistra sia di quella moderata, riformista o socialdemocratica sia di quella comunista e radicale. Tanto più se dovesse passare l'impianto della nuova legge elettorale. dichiarazione di Oliviero Diliberto, Segretario nazionale del PdCI: PRIMARIE: DILIBERTO, BUON RISULTATO VENDOLA, ADESSO CON BERSANI PER FAR CONTARE IL LAVORO "Dal primo turno delle primarie è emersa una grande domanda di partecipazione, di democrazia e di cambiamento. Vendola raccoglie una buona affermazione, soprattutto al Sud, dove gli effetti della crisi sono più forti." Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che prosegue: "Confermiamo da subito il nostro impegno a sostegno di Pier Luigi Bersani al secondo turno. Dal nostro punto di vista è necessario far contare le ragioni del lavoro, e sicuramente, tra i due candidati in campo, Bersani è quello che interpreta meglio un modello di Italia aperta e solidale alla quale ci sentiamo più vicini."

giovedì 22 novembre 2012

VENDOLA


Il Capogruppo consiliare di PdCI-PRC/Federazione della Sinistra al  Consiglio comunale di Paderno Dugnano,   annuncia con il seguente comunicato stampa, la sua partecipazione e voto alle "primarie" del centrosinistra.




COMUNICATO STAMPA


Alcune buone ragioni per votare  Nichi Vendola domenica 25 novembre 2012 alle Primarie del Centro Sinistra:

Le politiche di rigore attuate dal Governo Monti  hanno impoverito maggiormente la popolazione italiana già gravata da una crisi generalizzata 
La necessità di togliere dall’imbarazzo gli italiani ha obbligato la scelta su un Governo “tecnico”, senza il coinvolgimento democratico di una consultazione
In questa situazione il Centro Sinistra ha l’enorme responsabilità di trovare la sintesi e la sinergia di unità necessaria alla ripresa della governabilità italiana per  il miglioramento della qualità della vita di tutti
La rappresentanza della sinistra in questo contesto deve necessariamente essere garantita per sanare il vuoto di questi ultimi anni, vuoto che ha portato un arretramento sia di valori che di dignità delle persone, facendo perdere conquiste e riferimenti importantissimi
Nichi Vendola in tutto questo ha garantito nei ruoli ricoperti tutto questo dimostrando con i progetti che si possono raggiungere obiettivi economici senza ripercuotersi sui ceti deboli
Nichi Vendola ha dimostrato che con intelligenza, semplicità ed onestà, la sinistra non è relegata all’angolo ma diventa protagonista di un cambiamento

Domenica 25 novembre 2012 i Comunisti Italiani voteranno alle Primarie del Centro Sinistra

NICHI VENDOLA


Mauro Anelli

           

Paderno Dugnano 22 novembre 2012

mercoledì 21 novembre 2012

REFERENDUM

Il comitato referendario "lotto per il diciotto" di Paderno Dugnano, invita  i Lavoratori, i giovani e i cittadini tutti alla manifestazione pubblica di sabato 24 novembre in piazza della divina commedia presso la sede della biblioteca comunale.
Alle ore 17 è previsto l'intervento dell'economista Professor Andrea Di Stefano, candidato alle "primarie" del centrosinistra in regione Lombardia.
L'occasione per firmare i quesiti referendari per ripristinare i diritti di tutti i Lavoratori.




domenica 18 novembre 2012

Un'Altra Lombardia per Andrea Di Stefano alle Primarie
Prof. Andrea Di Stefano
Il sito di Andrea Di Stefano, candidato alle primarie del centrosinistra della Lombardia <http://www.facebook.com/AltraLombardia> ha annunciato la consegna di oltre 4500 firme di elettrici ed elettori a sostegno della candidatura.
Il Professor Andrea Di Stefano è sostenuto da un importante e articolato gruppi di forze politiche, PdCI-PRC-Ecologisti e ambientalisti,   sociali, intellettuali e da figure di primo piano del mondo cattolico lombardo.   
Si tratta di un importante indicatore che riflette la voglia e la disponibilità di tanti elettori per un effettivo cambiamento della politica anche i Lombardia.
Ora che il dato è conseguito, si dovranno chiedere "primarie" autenticamente rappresentative dei consensi ottenuti. I programmi e le alleanze dovranno essere indicate senza reticenze o mercanteggiamenti. Definire l'ambito del centrosinistra lombardo è sostanziale. Pensare ad alleanze politiche spurie, non contrattate o condivise potrebbe innescare un movimento di delusione o ripensamenti. Questo è importante inoltre per contenere astensionismi e populismi.
Per questo chiediamo che si svolgano primarie vere di coalizione. Non ci convince la definizione imposta alla partecipazione popolare. Le "Primarie del patto civico", così sono state definite, sono aperte aperte a chiunque voglia partecipare. La possibilità che possano essere edulcorate o peggio inquinate è alto. Ciononostante è importante che si sia confermata la data, sabato 15 dicembre dalle ore 8,00 alle ore 20. A questo appuntamento hanno diritto di partecipare i cittadini residenti in Lombardia, compresi giovani  sedicenni e gli immigrati con permesso di soggiorno.













  

giovedì 15 novembre 2012

REFERENDUM

Siamo a circa metà della campagna referendaria su articolo 8 e articolo 18. Pur in presenza di un'oscuramento pressochè totale da parte di larga parte della stampa e delle televisioni, anche locali, i cittadini sottoscrivono i quesiti a loro sottoposti. 
Il nostro Partito si è distinto nella sistematica ricerca del consenso. Sono stati organizzati banchetti  ai mercati rionali, nella sede della Sezione e in ambiti pubblici.
Possiamo dirci soddisfatti. Ancor più lo saremo quando il comitato referendario di Paderno Dugnano potrà esprimersi compiutamente con l'indizione di una assemblea pubblica.
Ai nostri banchetti si sono avvicinati elettrici ed elettori di varia provenienza partitica. Uomini e donne che si sono dichiarati del Partito Democratico, socialisti, ambientalisti e anche della Lega nord.
Tutti consapevoli che questi referendum sono la chiave per riportare i diritti dei Lavoratori             nell' agenda politica del prossimo governo. Non per caso, anche autorevoli dirigenti del Partito Democratico  si sono espressi per rivedere le controriforme firmate dai governi Berlusconi-Bossi e Monti-Fornero. 
Invitiamo tutti ad uno sforzo speciale. La posta in gioco è alta raggiungere il risultato un dovere.


sabato 10 novembre 2012

PRIMARIE


Quest'oggi  si sono riunite a Roma, la Direzione nazionale  e a Milano, la Direzione regionale lombarda  del Partito dei Comunisti italiani.
Pubblichiamo l'ordine del giorno approvato dalla Direzione nazionale:


La Direzione nazionale del Pdci:

- ribadisce la volontà di provare a concludere un accordo con il centro-sinistra per scongiurare lo scenario di un Monti-bis e l'imposizione delle sue politiche antipopolari. 


- impegna il Partito a partecipare al percorso delle primarie della coalizione         
"Italia bene comune",  dando indicazione di voto per Nichi Vendola, il candidato più marcatamente di sinistra, più conseguentemente critico con le politiche di Monti e nostro alleato nei referendum sul lavoro. 



Qualora vi fosse un secondo turno delle primarie (e qualora Vendola non vi giungesse) il Partito si impegna, sin d'ora, a sostenere la candidatura di Pierluigi Bersani.







La Direzione regionale del PdCI lombardo, analogamente, ha confermato l'indicazione di partecipare alle "primarie"del centro-sinistra, sostenendo e candidando a Presidente della Regione Lombardia l'economista, Direttore della rivista "Valori" professor Andrea Di Stefano.

Il prof. Di Stefano rappresenterà, oltre al PdCI, i Partiti, le organizzazioni e i movimenti che  respingono i dettami liberisti e antipopolari dei governi di centrodestra, del governo Monti e i diktat  monetaristici ed autoritari imposti dalla BCE  e dalla FMI. 
http://youtu.be/q4MEnxxT2aA 




DOCUMENTO FINALE APPROVATO DAL COMITATO REGIONALE DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI DELLA LOMBARDIA IN RELAZIONE ALLE ELEZIONI PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO REGIONALE.

Il Comitato Regionale del Partito dei Comunisti Italiani della Lombardia, alla luce della crisi che ha investito Formigoni e il centro-destra lombardo e delle imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale, ritiene indispensabile la costruzione di un’ ampio schieramento politico e sociale in grado di produrre discontinuità e cambiamento, rompendo con il sistema di potere clientelare costruito in questi 17 anni dalle destre in Lombardia.

Un sistema che ha prodotto la subalternità del pubblico nei confronti del privato, trasformando la solidarietà in carità. Provocando devastazione economica, deserto produttivo e aumento della povertà, ed un uso scellerato del territorio con conseguente perdita dei beni comuni.

Un sistema basato sul malaffare come dimostrano le inchieste, gli arresti, le condanne che in questi anni hanno coinvolti consiglieri e assessori del centro-destra e che a consentito alla criminalità organizzata (’ndrangheta) di fare affari avendo referenti politici diretti all’interno della giunta.

Un sistema che nonostante la “caduta” di Formigoni mantiene una sua forza ed influenza nella nostra regione.

Per tutte queste ragioni il Partito dei Comunisti Italiani della Lombardia, impegna tutte le sue strutture nel percorso finalizzato alla costruzione di un’ampia coalizione delle forze politiche e sociali che in questi anni si sono opposte a Formigoni. Stigmatizza tutte quei tentativi tendenti ad escludere la sinistra e i comunisti dalla coalizione e promuove il confronto pubblico, democratico e delle idee come elemento fondamentale per la costruzione di un programma alternativo al centro-destra.

Le primarie, per quanto ci riguarda, sono un’occasione di partecipazione e di confronto dove far vivere le nostre idee e le nostre proposte, in questo contesto la candidatura di Andrea Di Stefano, il suo impegno politico nella critica all’attuale modello di sviluppo ed al sistema economico, la sua volontà a lavorare per l’unità della sinistra, le prime proposte di natura programmatica avanzate, che rappresentano con nettezza un progetto fattibile di cambiamento nelle politiche di governo della Lombardia, è da noi salutata positivamente.

Il Partito dei Comunisti Italiani della Lombardia nel sostenere la candidatura di Andrea Di Stefano impegna le sue strutture periferiche nella raccolta di firme necessarie per la partecipazione alle primarie.

Milano, 10 novembre 2012

Approvato all’unanimità







lunedì 5 novembre 2012

INCENERITORE


Con lettera protocollata il Consigliere comunale PdCI/ PRC,  Mauro Anelli ha chiesto all' amministrazione comunale di Paderno Dugnano lo stato dell'istruttoria in merito al ipotesi di costruire un impianto di incenerimento di rifiuti in località Villaggio Ambrosiano, nell'area ex Tonolli.
 Dopo tre anni il Sindaco non è in grado di confermare  ai cittadini il diniego definitivo alla realizzazione di quell'opera che nessun cittadino ha richiesto.
Pubblichiamo la lettera di richiesta del consigliere Anelli e la relativa risposta, si fa per dire, del Sindaco Alparone.





Gruppo Consiliare Rifondazione Comunista – Partito dei Comunisti Italiani


Al Signor Sindaco Marco Alparone
Comune di PADERNO DUGNANO
All’Assessore di competenza
Al presidente C.Comunale

Oggetto: interrogazione sul tema impianto di Incenerimento in via Beccaria
Premesso che dal 10/12/2009 e’ stato pubblicato l’avvio del procedimento VIA riguardante il progetto di realizzazione del l’impianto sopra citato
Chiede

al Sindaco e all’Assessore di competenza se passati ormai tre anni si hanno notizie in merito al procedimento
In attesa di una risposta urgente porgiamo distinti saluti

Il Capogruppo PRC/PdCI Mauro Anelli

Paderno Dugnano 18 settembre 2012



sabato 3 novembre 2012

FEDERAZIONE della SINISTRA

Si è da poche ore concluso il Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra.
Nella discussione sono emerse due diverse posizioni politiche: la proposta che la Federazione della Sinistra sia il motore di una aggregazione politica ed elettorale della sinistra di alternativa e dall’altra la volontà di ricercare un accordo con il centro sinistra. Di fronte all’evidente impossibilità di assumere una decisione unitaria nell’organismo dirigente come prevede lo Statuto della FdS si è convenuto di non votare  documenti.  Per ciò   ogni soggetto politico della FdS porterà quindi avanti la propria proposta in relazione alle prossime elezioni politiche  e alle imminenti elezioni regionali in Lombardia, Lazio e Molise. Nel contempo si è  confermata la volontà di continuare a cooperare sia in relazione alla campagna referendaria che ai prossimi appuntamenti elettorali.
Il Segretario nazionale del PdCI  Oliviero Diliberto ha sostenuto  l'isolamento della Federazione della sinistra non porta politicamente a nulla, dichiarandosi  impegnato a ''lavorare per un accordo'' col centrosinistra.  Ha rilevato che la carta d'intenti sottoscritta da Bersani e Vendola potrebbe archiviare la fase del governo Monti. Inoltre, ha affermato, la candidatura di Vendola potrebbe riaprire la questione dell'unita' e dell'utilita' della sinistra per sostenere le ragioni del lavoro. 
Altrettanto importante è  riportare i Comunisti in Parlamento. "Ricostruire percorsi unitari a sinistra, per cercare di impedire alle destre di vincere, per tentare di archiviare il berlusconismo e il montismo con un nuovo centro-sinistra e per provare a delineare un'altra Europa''.

giovedì 1 novembre 2012

REFERENDUM


Oltre ai quesiti referendari su articolo 8 e articolo 18, è iniziata la campagna referendaria per ripristinare la legge sulle pensioni abrogata dal Governo Monti-Fornero.
TUTTE E TUTTI A FIRMARE presso le segreterie dei Comuni e ai tavoli in piazza dei comitati referendari.

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REFERENDUM PENSIONI Abroghiamo il liberismo

Gian Piero Cesario*

Dopo il referendum per gli articoli 8 e 18 e le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo garantito, ora apriamo anche la campagna per il referendum abrogativo della riforma pensionistica voluta dal governo Monti e dal ministro Fornero.  


Una riforma che aumenta di sei anni e progressivamente oltre l’età pensionabile rendendola di fatto una chimera per tutti quelli che un lavoro certo e garantito non lo vedranno mai, come la mia generazione, o che lo hanno perso e non verranno più riassorbiti nel ciclo lavorativo. Una riforma odiosa che ha creato il problema farsesco (non per quelli costretti a viverlo sulla propria pelle però) degli esodati, ai quali non è stata peraltro trovata alcuna soluzione compensativa dal ministro Fornero, che anzi continua a sminuire il problema. Una riforma, infine, che ha esteso il metodo contributivo a tutte le categorie di lavoro (cosa già iniziata con la riforma Dini) abolendo definitivamente il metodo retributivo: facile immaginare cosa significherà nel futuro ricevere una pensione dignitosa non avendo uno stipendio fisso e altrettanto dignitoso dal quale poter versare i contributi necessari. 
Insomma un papocchio, che si colloca precisamente nella logica liberista degli ultimi vent’anni di affossamento del welfare e nella creazione di un sistema statale privatistico e classista che dalla sanità tocchi il lavoro, passi per i saperi e arrivi al sistema pensionistico e previdenziale. 
Contro tutto questo ci batteremo in tutte le città per raccogliere più firme possibile, assieme ai referendum sul lavoro e al reddito minimo garantito, e lo faremo mettendo a disposizione tutto il nostro tempo e la nostra passione. Ma in prospettiva abbiamo chiara la necessità che i soli strumenti di democrazia diretta (referendum e iniziativa legislativa popolare) non bastano e basteranno. Sarà necessaria tutta la rinnovata forza dei comunisti nei luoghi della democrazia rappresentativa per riformare in senso più progressista possibile mercato del lavoro e sistema pensionistico, ed arginare e sconfiggere il vento becero del liberismo europeo e di casa nostra. I referendum, oltre alla partita che aprono e nella quale si inseriscono, saranno lo stimolo necessario perché dopo le elezioni dell’anno prossimo il nuovo parlamento non eluda i problemi ma torni ad affrontarli e a risolverli, a cominciare dalla vicenda degli esodati. 
La vera sfida partirà da li, ma intanto non ci faremo trovare impreparati.
*responsabile organizzazione FGCI

SICILIA


RIFLESSIONI SULLE ELEZIONI SICILIANE

di Orazio Licandro,Segreteria nazionale PdCI

La palude siciliana si estende, si allarga, e rischia di contaminare anche il resto d’Italia. L’esito delle elezioni regionali, spacciato come il segno di una discontinuità reale anzi di una rottura senza precedenti costituisce al contrario un’altra micidiale tappa del sempiterno gattopardismo siciliano. Provo a ragionare attraverso la storia politica della regione degli ultimi 15 anni.

La Sicilia, nel ventennio berlusconiano, è sempre stata il granaio del consenso elettorale, e non solo, del centrodestra. Nasce in Sicilia l’incubatrice di Forza Italia, con Dell’Utri e Micciché; è in Sicilia che si registra il più grande atto di forza elettorale di Berlusconi con il 61 a 0 dei collegi uninominali, Palermo e Catania governate da Diego Cammarata e Umberto Scapagnini.

Poi nel 2001 inizia l’era di Totò Cuffaro conclusasi a Rebibbia, e in seguito l’irrompere di Lombardo: la Sicilia terra di saccheggio e devastazione delle risorse pubbliche e soprattutto dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.

Si giunge al 2012, dopo l’ennesimo Presidente dimissionario per ragioni giudiziarie e di mafia, e cosa accade? Il centrosinistra si divide e il 53% dei siciliani resta a casa. Vince Crocetta alleato dell’Udc.

Da questa desolante ricostruzione, trarre elementi di analisi coerente è assai complicato: tanti e molteplici sono le implicazioni politiche e le contraddizioni di un quadro politico destrutturato, fluido e ancora in cerca di un assestamento, ma che inevitabilmente si ripercuotono sulle dinamiche e prospettive nazionali. Per quanto schematicamente, proverò a esser chiaro.

L’astensionismo al 52,5% è un dato gigantesco e storico nella storia della democrazia italiana: non c’è alcun precedente in tal senso a qualunque livello. Si tratta della vera ‘quistione’ che si intreccia con la tenuta dello Stato democratico. In Sicilia la politica del malaffare, della corruzione, delle infiltrazioni mafiose ha sconfitto la democrazia. Insomma una spia di allarme vero per l’intero paese, segno inequivocabile di una crisi verticale non solo della politica e dei partiti ma del modello occidentale di democrazia.

Rosario Crocetta ha vinto con il 30,5% del 47,5% dei votanti, a cui va sottratto un 6% di schede nulle o bianche: in definitiva con uno scarso 15% dell’intero corpo elettorale (617.073 voti). Nel 2006, Totò Cuffaro vinse con un milione 374 mila voti, battendo Rita Borsellino che ne raccolse circa un milione e centomila (quasi il doppio di Crocetta). Mentre nel 2008 Anna Finocchiaro ottenne il 30,8 per cento dei voti validi (886.044 voti), più che doppiata da Raffaele Lombardo, che incassò il 65 per cento prendendo un milione di voti in più di lei.

Crocetta non solo non ha conseguito un forte mandato politico ma, ancora una volta senza precedenti, le urne non gli hanno assegnato una maggioranza politica. Crocetta, Presidente debole e condizionabile, avrà tre strade dinanzi a sé: o imboccare con determinazione una stagione di riforme di rottura che condurrebbe presto alla fine del suo governo, o contrattare giorno per giorno i provvedimenti di governo, oppure raggiungere subito un’intesa politica per un governo Pd-Udc-Api-Mpa-Grande Sud. È questa terza ipotesi quella più probabile, perché il gattopardo nella palude ingrassa. In ogni caso nulla di buono si profila per la Sicilia.

Il M5S è il primo partito con il 15%. Risultato senza dubbio eccellente; eppure anch’esso va valutato dentro quel 47% di votanti. In parole povere, neppure Grillo ha arginato il disprezzo popolare verso la politica. Grillo ha intercettato delusi del Pdl e del Pd, ha svuotato Idv e ha raccolto qualche punto percentuale anche a sinistra, ma non ha segnato alcun recupero sul piano dell’astensionismo.

Il Pd è inchiodato al 13%, mentre l’Udc si attesta all’10%, sbiadito ricordo del 20% grazie ai fasti cannolici di Cuffaro.

Il Pdl crolla al 13%, mentre l’Mpa regge con il suo 9%.

A fare due rapidi conti emerge subito che la maggioranza resta nelle mani delle forze di centrodestra.

In queste ore si assiste a un grottesco susseguirsi di analisi e opinioni simmetriche ma tanto superficiali quanto strumentali nell’attribuire una valenza nazionale al dato siciliano per replicare quello schema per le elezioni politiche della primavera prossima: da una parte sta chi dice che l’alleanza tra Pd e Udc è l’unica alleanza possibile in quanto vincente; da un’altra parte sta chi continua a ribadire che con il Pd, a prescindere dall’ipotetica alleanza con l’Udc, è impossibile aprire persino un confronto di merito.

In realtà, non valgono né l’una né l’altra.

a) Per quanti molti si sforzino a presentare l’alleanza Pd-Udc come quella vincente e necessaria per il governo nazionale, scostando appena la coperta ci si accorge che le due forze non vanno oltre il 25% in Sicilia. La musica non cambierebbe molto a livello nazionale, dove la maggiore forza del Pd verrebbe ridimensionata da una media nazionale dell’Udc assai più bassa di quella siciliana.

Senza contare che i fautori dell’innaturale alleanza omettono di dire che essa darebbe ancor di più fiato alla propaganda di Grillo. Insomma quella vittoria si è svolta in realtà all’insegna dell’arretramento piuttosto che all’avanzamento elettorale.

b) Per quanto concerne la seconda prospettiva, bisogna ammettere che la sconfitta dura rimediata a sinistra dalla FdS a Sel a Idv costituisce quella che mi permetto di tradurre come l’archiviazione della linea della sinistra d’alternativa chiusa a ogni rapporto con il Pd. Questa linea l’abbiamo praticata, l’abbiamo sperimentata elettoralmente in una regione popolosa, come la Sicilia, con circa 4 milioni di elettori, nella migliore composizione possibile (cioè due liste: Idv e la sinistra unita con FdS, Sel e Verdi) e nelle migliori condizioni possibili: 1) dopo un anno di politiche liberiste asperrime del governo Monti, ancora più sanguinose in una terra come la Sicilia, 2) dopo 5 anni di saccheggio, clientelismo, prevaricazione, aumento della disoccupazione al 20%, impoverimento generale dei siciliani, con il secondo Presidente di fila, dopo Cuffaro, caduto per un’inchiesta di mafia, 3) con un centrodestra disgregato e in caduta libera, 4) ha vinto il continuismo con il passato, interpretato da Rosario Crocetta protagonista di una formidabile stagione inciucista: ex sindaco antimafia sostenitore di un Presidente abbattuto da una poderosa inchiesta di mafia e alleato dell’Udc.

Ingenuamente qualcuno attendeva un voto di rottura, di discontinuità almeno: invece il risultato è una sconfitta secca, senza appello, senza attenuanti. Non c’è alcuna rivoluzione dietro l’angolo, non c’è il segno di alcun avanzamento delle forze progressiste, nessun movimento popolare. Anzi. Quell’unità a sinistra e quell’alternativa al Pd non sono state ritenute credibili. E più dure sono le condizioni materiali più i cittadini chiedono l’unità delle forze democratiche e progressiste. Chi ha condotto la campagna elettorale tra la gente comune ha sbattuto il muso non solo contro le solite pratiche clientelari, la prevedibile apatia, disillusione, ma soprattutto contro lo sconcerto, la rabbia, il livore per l’ennesima divisione del centrosinistra. L’eterna maledizione delle divisioni, ormai è chiaro, conduce sempre più in un vicolo cieco e con il fuoco alle spalle!

Certo, difficile poter concludere in Sicilia un’alleanza con Crocetta, supporter politico del governo Lombardo, in alleanza per giunta con l’Udc che, pur senza la scorza di Totò Cuffaro, ha contribuito al disastro della politica e dell’economia siciliane. Ma anche per questa ragione il caso Sicilia non può essere declinato come paradigma nazionale.

C’è però, a mio avviso, un ultimo, nient’affatto irrilevante aspetto. La costante crescita del M5S dovrebbe indurre tutti i gruppi dirigenti politici da un lato a migliorare la qualità della politica e a valutare la costruzione di alleanze politiche e programmatiche più popolari; e, da un altro lato, spingere almeno i partiti presenti in parlamento ad agire con estrema prudenza sul terreno della riforma elettorale. Le ipotesi in campo che puntano a demolire l’impianto delle coalizioni, magari introducendo soglie elevate di sbarramento, raggiungerebbero una pluralità di esiti esiziali:

a) un parlamento balcanizzato ma non per questo più rappresentativo; b) un parlamento nuovamente privo della sinistra; c) una forza populista disinteressata al governo come il M5S; d) un parlamento sempre più ostaggio della tecnocrazia europea; e) l’eclissi della democrazia rappresentativa per un lungo periodo. Il tutto sembra coincidere perfettamente con il disegno tenacemente perseguito in diversi ambienti per assicurare il Monti bis.

In ogni caso, è stato messo a nudo l’argomento strumentale del potere di scelta degli elettori. Com’è noto in Sicilia si elegge direttamente il Presidente della Regione, mentre per i deputati regionali si ricorre alle preferenze. Elezione diretta e preferenze (il massimo potere di scelta degli elettori) non hanno arginato affatto l’impressionante astensionismo. Vi è del resto la controprova: il grande consenso mietuto dal M5S è del tutto alieno dalle preferenze dei candidati ma espressione di un voto di opinione per il leader carismatico.

In conclusione, la palude siciliana dunque si allarga, e mentre la sinistra vi affoga il gattopardo vi sguazza: bisogna evitare che raggiunga Roma. Oggi abbiamo un compito, suonare non la sveglia ma l’allarme. Davvero, senza retorica, ma con la drammatica concretezza dell’oggi. Tutti i progressisti dovrebbero tendere alla massima unità possibile per scongiurare la permanenza della tecnocrazia autoritaria al governo dell’Italia. Svegliare, quindi, tutti da un pernicioso intorpidimento, da un sonno che nel passato ha generato mostri. Svegliare tutti affinché il sonno arcaico dei siciliani non diventi il sonno degli italiani. Non resta molto tempo!

"Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali"

(Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo)

sabato 20 ottobre 2012

REFERENDUM

venerdi 19 ottobre al mercato di Palazzolo Milanese
elettori di Paderno Dugnano firmano  per i referendum  


Sono molti i cittadini che hanno firmato i referendum sul lavoro ai banchetti organizzati dalla Sezione PdCI/FdS  "Enrico Berlinguer" a Paderno Dugnano.
I cittadini si avvicinano ai banchetti per firmare i referendum per ripristinare gli articoli 8 e 18. 
Molti sono coloro che hanno la consapevolezza dell'atto che stanno per compiere. Altri pongono domande sulla materia referendaria , altri si soffermano per trasmettere la loro opinione, spesso critica.
I militanti del PdCI/FdS a tutti riservano una giusta risposta e l'invito a partecipare e sostenere  pienamente alla campagna referendaria coinvolgendo amici, parenti e conoscenti. 





lunedì 15 ottobre 2012

REFERENDUM

Anche a Paderno Dugnano, come in tutta Italia,  si è avviata la campagna referendaria per reintrodurre i diritti dei Lavoratori, cancellati dai governi Berlusconi-Bossi e Monti-Fornero (art.8; art.18).
Due i banchetti organizzati: in via Rotondi dalla locale sezione del Partito dei Comunisti italiani  e in via Gramsci dall'Italia dei valori.
Con questa prima videata, trasmettiamo le dichiarazioni di personaggi pubblici della politica, delle istituzioni, della cultura  e dei Lavoratori.
Ascoltiamo Oliviero Diliberto e Antonio Ingroia:

OLIVIERO DILIBERTO
SEGRETARIO NAZIONALE DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI





ANTONIO INGROIA 
PROCURATORE AGGIUNTO DI PALERMO

domenica 14 ottobre 2012

LA TRUFFA DI MONTI


di Domenico Moro | da Pubblico

monti spending reviewIl disegno di legge approvato dal governo e contenente le disposizioni per l’attuazione della legge di stabilità prevede misure che sposteranno quote di ricchezza dai salariati a favore delle grandi imprese. In primo luogo, ci sarà un ulteriore aumento dell’Iva dell’1%, l’aliquota intermedia verrà  portata all’11% e quella massima al 22%, malgrado Monti avesse preteso tagli alla spesa sociale in modo da evitarlo e le avesse già aumentate in precedenza. Come contentino, il governo prevede una riduzione dell’1% delle due aliquote Irpef più basse, quella fino a 15mila euro di imponibile dal 23% al 22% e quella da 15mila a 28mila euro dal 27% al 26%. Si tratta di una misura che ha il sapore della presa in giro, visto che non compensa la perdita del potere d’acquisto dei lavoratori (-3,5% nei primi sei mesi del 2012). Inoltre, i lavoratori pubblici, secondo lo Spi CGIL, perderanno tra 2010 e 2014 dai 6000 agli 8000 euro per il mancato rinnovo contrattuale e lo stop all’indennità di vacanza contrattuale, come previsto sempre dal Ddl governativo.
Molto di più dei 280 euro al massimo che potrebbero risparmiare con il taglio Irpef. Un risparmio aleatorio, perché la riduzione sull’Irpef, circa 5 miliardi, sarà superata dal maggiore gettito dell’Iva, intorno ai 5,5 miliardi. Essendo l’Iva una imposta regressiva che pesa maggiormente sui bassi redditi, quello che viene dato con una mano viene tolto con l’altra. In realtà, viene tolto molto di più, perché il Ddl prevede un risparmio dei costi per la sanità pubblica con tagli per 1,5 miliardi. Questo si scaricherà sui lavoratori che, visti i disastrati bilanci delle Regioni, vedranno aumentare addizionali e ticket e ridurre le prestazioni. Quanto risparmiato con la sanità verrà trasferito alle imprese private, che riceveranno 1,6 miliardi in riduzioni delle tasse, come incentivi alla produttività. Queste novità peggiorano un sistema fiscale già fortemente iniquo e che ha contribuito a deprimere l’economia, come dimostra il Bollettino del Dipartimento delle Finanze del Mef. Tra gennaio e agosto 2012 le imposte dirette pagate dai dipendenti privati e pubblici, nonostante la diminuzione dell’occupazione ed il blocco dei contratti, sono aumentate di 586 milioni, passando da 89,77 a 90,54 miliardi di euro, mentre quelle pagate dai lavoratori autonomi sono diminuite di 402 milioni, scendendo da 9,5 a 9,14 miliardi e quelle pagate dalle società di capitali (Ires) sono diminuite di 53 milioni, passando da 17,57 a 17,52 miliardi. È importante notare che l’aumento delle imposte indirette (+ 4,38 miliardi, pari al +3,7%), non dipende dall’Iva, il cui gettito è diminuito di 913 milioni di euro (-1,3%), nonostante l’aumento dell’1%. A pesare sulla diminuzione è stata la parte relativa agli scambi interni (-991 milioni e -1,6%), che ha subito ed anzi ha accentuato il crollo del mercato domestico, mentre quella relativa alle merci importate (+ 77 milioni e +0,7%) ha beneficiato dell’aumento del prezzo del petrolio. La maggior parte dell’aumento delle imposte indirette è dovuto all’aumento alle accise sui carburanti, per 3 miliardi (+ 24%), all’imposta di bollo per quasi 3 miliardi (+150%), alle imposte assicurative per 1,25 miliardi (+167%). Nel corso degli ultimi anni il sistema fiscale è diventato sempre meno progressivo: le imposte indirette sono state aumentate e gli scaglioni e le aliquote di quelle dirette sono stati ridotti.  Il risultato si vede nel confronto con gli altri Paesi europei. Le aliquote Iva, ora all’11% e al 22%, sono superiori a quelle della maggior parte della Ue a 27 e dei principali Paesi. In Germania sono rispettivamente al 7 e 19%, in Francia al 5,5 e 19,6%, nel Regno Unito 5 e 20%, in Olanda al 6 e 19%. Viceversa, mentre da noi l’aliquota massima sui redditi delle persone fisiche è del 43%, nel Regno Unito è del 50%, in Germania del 45% e in Francia del 48%.  L’aliquota dell’imposta sulle società (Ires), che in Italia fu portata nel 2008 da Prodi dal 33% al 27,5%, in Francia raggiunge il 34,4%, in Germania il 30,2% e in Spagna il 30%. L’unico modo per affrontare seriamente la questione fiscale è alleggerire la pressione su consumi e bassi e medi redditi e introdurre nuovi scaglioni che tassino gli alti redditi in modo progressivo e le rendite monopolistiche.