video PARTITO COMUNISTA D'ITALIA ,comunisti italiani

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lunedì 30 aprile 2012

1° MAGGIO










logo dell'iniziativa


1° maggio, festa dei Lavoratori. 
A Paderno Dugnano  il concertone "2° Social Rock Concert" alle ore 16,30 i9n Piazza Resistenza e al parco Toti 5° concerto Folk  organizzati da CGIL, CISL, UIL pensionati e con il patrocinio dell' Amministrazione comunale.
A Milano manifestazione con corteo lungo le vie cittadine e comizi in piazza Duomo dei  Segretari provinciali di CGIL-CISL-UIL.

W il 1° MAGGIO



MACERIE


Il Segretario nazionale del Partito Democratico Pierluigi Bersani ha affermato, replicando a   una  dichiarazione dell'ex capo del governo Silvio Berlusconi, che "non intende vincere sulle macerie del mio Paese" http://tg24.sky.it/tg24/politica/2012/04/29/pier_luigi_bersani_voto_anticipato_crisi_hollande_monti_tasse_tobin_tax.html 
Bersani, in coro con Alfano e Casini, tranquillizza i mercati e il "dictator" Mario Monti garantendo la conclusione naturale della legislatura. Nella sua intervista, inoltre, rivolgendosi ad interlocutori  probabili, esorta a costruire "l'alternativa per la prossima primavera, per le politiche del 2013".
Il triumviro Bersani, probabilmente, non si è ancora accorto delle condizioni disastrose in cui è l'Italia.  Inflazione, decrescita, disoccupazione specie giovanile, chiusure di aziende, attacco ai diritti, suicidi per cause economiche, tasse  locali e nazionali  che assottigliano sempre di più i già bassi salari, le pensioni e redditi da lavoro sono i temi che ogni cittadino, ogni cittadina sentono maggiormente.
Quali e quante altre  macerie vuole ancora Bersani per dare ai cittadini il diritto di determinare il proprio futuro?
Bersani sa che il "dictator" Monti è stato nominato capo del governo grazie ad un escamotage  costituzionale  ma senza alcuna legittimità popolare. Forse pensa che il "dictator" si potrebbe riproporre dopo le elezioni. Il triumviro Ferdinando Casini lo ha esplicitato chiaramente. A cosa    allude il triumviro Bersani lo si può dedurre dalla non volontà di vincere le elezioni e lasciare il Paese nelle condizioni in cui si trova e nelle mani di Monti. 
Nel frattempo, dopo aver sovvertito la Costituzione con il pareggio di bilancio,  la stampa ci informa che a parte qualche "battibecco fra le parti" la nuova legge elettorale è pronta. Si tratta di un mistura  "spagnola- tedesca" in cui lo scopo evidente e far fuori o rendere ininfluenti  le forze politiche minori e garantire la vittoria  al triumvirato A-B-C  anche con scarsi consensi. 
Noi Comunisti siamo sempre più convinti che dare la parola agli elettori è sempre il miglior antidoto ai veleni che i cosidetti tecnici ci stanno somministrando quotidianamente.  L'alternativa non può essere la riproposizione dei cosidetti tecnici, specie dopo il baratro in cui ci hanno spinto. 

sabato 28 aprile 2012

IMU


12 maggio



 di Francesco Francescaglia 
C’è bisogno di far sentire la voce dell’opposizione al governo Monti. A vedere i TG e a leggere i giornali sembra che le voci critiche non esistano. Invece il malcontento sociale cresce e, purtroppo, aumenta anche la disperazione delle persone. 

Dopo la mobilitazione della Fiom del 9 marzo avvertivamo il bisogno che anche la sinistra politica facesse la sua parte con una manifestazione nazionale. 
La riforma del lavoro deve farci rompere ogni indugio. Una riforma liberista, proposta in un paese come il nostro che ha già una delle più alte flessibilità del lavoro d’Europa. Restano tutte e 46 le tipologie contrattuali. Con l’ASPI si riduce, di fatto e di molto, il tempo degli ammortizzatori sociali rispetto alla disoccupazione e alla mobilità. I maggiori costi della flessibilità in entrata che lamenta Confindustria sono in realtà esigui e si lasciano tre anni alle aziende per stabilizzare gli apprendisti. E, soprattutto, c’è l’abolizione dell’articolo 18. Abolizione, non “ristrutturazione”. Perché i licenziamenti economici (oggettivi o senza giusta causa), oggi vietati, saranno invece consentiti e il giudice potrà solo verificare se la motivazione economica è “manifestamente insussistente” (e nel caso disporre indennizzo o reintegro). Come potranno essere valutati i motivi economici? Come farà il giudice a entrare nel merito delle scelte aziendali? Lo “spacchettamento” dell’articolo 18 è una vergogna. Capiamo il tatticismo di quelle forze che hanno gridato al successo perché il ministro Fornero ha infilato il reintegro del giudice, ma a noi sembra la foglia di fico per celare l’abrogazione di fatto dell’articolo 18. Anche perché lo ha detto lo stesso Monti: il reintegro ci sarà solo in casi estremi e improbabili. Se oggi i licenziamenti senza giusta causa sono poche migliaia, lo dobbiamo al potere deterrente dell’art. 18. Togliendolo, gli effetti saranno ben prevedibili, come in Spagna (1.250 licenziati al giorno nel primo mese della riforma del lavoro). Il Presidente Napolitano si è affrettato a esternare che non vi sarà una valanga di licenziamenti facili. Appunto, possiamo essere certi che invece vi saranno. 
Una riforma che toglie diritti, facilita i licenziamenti e che riduce le protezioni sociali per i disoccupati. Una miscela esplosiva. Che non si può approvare in nome di piccole correzioni o sparuti miglioramenti (come la mini Aspi e il blocco dei licenziamenti in bianco).
 
Ciò avviene dopo una finanziaria terribile, che punta tutto sull’austerità e produce solo recessione; dopo una draconiana riforma delle pensioni e dopo la creazione del folle fenomeno degli esodati (lavoratori che avevano accettato di essere licenziati in previsione della pensione e che dopo la riforma dovranno stare anni senza stipendio e senza pensione). 
Ce n’è fin troppo per non andare in piazza a gridare la nostra rabbia contro il governo Monti e per stare con le mani in mano ad assistere allo smantellamento della nostra stessa Costituzione (l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori  attua l’articolo 1 della Costituzione!). 
Per questo la Federazione della Sinistra lancia una manifestazione nazionale unitaria il 12 maggio a Roma. Unitaria: se SEL e IDV volessero aderire e anche promuoverla insieme a noi, porte aperte. Anzi, francamente non comprendiamo perché non ci abbiano subito detto di sì! 
Noi partiamo e chiamiamo in piazza tutti coloro che hanno voglia di gridare al Governo che noi stiamo dalla parte della Repubblica fondata sul lavoro e che per questo il governo Monti se ne deve andare. 
Per noi sarà un impegno gravoso e difficile, ma con l’impegno di tutti, ancora una volta, Roma sarà colorata di rosso. 
(responsabile organizzazione PdCI) 

venerdì 27 aprile 2012

THE BIG FAMILY


The big Family. La pista dei soldi dalla Lega a Finmeccanica, con sosta a Panama

bossi maurodi A.M.



"L’attività di lobbying ha una lunga storia ed è strettamente collegata con i valori della democrazia e del libero mercato. Di più, essa influenza e determina la sicurezza delle istituzioni democratiche, perché – in quanto correlata ai rapporti tra Stato, mercato e società civile - laddove essa è regolamentata, e quindi trasparente ed accettata, favorisce il processo di decisione e di mediazione degli interessi contrapposti, garantisce il ruolo e il diritto di un gruppo organizzato a rappresentarsi nei luoghi della decisione: le istituzioni nazionali, regionali o locali". Leggiamo questo capoverso in Gnosis - Rivista italiana di Intelligence, ed in particolare in un articolo dedicato alle forniture militari negli USA come successo commerciale di Finmeccanica.
FINMECCANICA, holding di società controllate e Joint Ventures, cioè un insieme di Imprese collegate fra loro, con un rapporto di pubblico - privato tra i più pericolosi e in sè forieri di corruzione che il capitalismo abbia mai inventato: società partecipate, a capitale misto, pubblico - privato, con commesse che provengono quasi esclusivamente dal sistema pubblico, in questo caso, tra l'altro, uno dei più delicati, quello militare, dove le forniture si svolgono con appalti secretati e non certo con aste pubbliche. Società "private" nell'autonomia e nella ricerca del profitto, ma del tutto estranee, per loro natura, a concetti liberisti come concorrenza e libero mercato (nozioni per altro utopistiche nella quasi totale realtà economica). Società dove la politica ha titolo alle nomine, e dove il concetto di pubblico appare pervertito in quello che in questi giorni ci mostrano le rassegne stampa, con l'ultimo odierno scandalo che colpisce la Lega Nord: influenza di Partiti al potere, quando, guarda caso, si tratta di partiti espressione della borghesia e dei suoi interessi finanziari, nel girare denaro e commesse dalle istituzioni ai privati, in un circolo vizioso di interessi e di ritorni. In questo humus si muovono i faccendieri. Nel caso di Finmeccanica e delle sue controllate Selex, Alenia, Agusta ecc. si muovono su distanze intercontinentali, uomini come Lavitola, l'uomo di Panama, e Belsito, personaggi che non hanno alcuna qualifica tecnico - manageriale. Uno, Belsito, è addirittura il Tesoriere della Lega, ed è stato anche Sottosegretario, oltre che essere stato nominato nel CDA di Fincantieri (un'altra collegata).
Da questo sistema provengono, nelle inchieste della Magistratura, i sospetti sulle presunte tangenti. Noi lasciamo che la Magistratura conduca il proprio lavoro, tra inchieste sulla Lega, sulla P3, e rogatorie internazionali, sui rapporti con la Svizzera e la vendita di armi all'India, e chissà che altro ancora, fino ad uno scandalo Loockheed prossimo venturo.
Su tutto questo ci asteniamo, è evidente, da falsi scoop e giudizi frettolosi.
Di considerazioni politiche, però, ci è concesso farne, e molte!
Alla morte di Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti lo celebrava con un epitaffio poco lusinghiero, ricordando come egli avesse condotto una politica economica in continuità sostanziale con il corporativismo fascista, fatta di intervento regolatore dello Stato nell'economia attraverso il sistema delle partecipazioni statali, e come questo sistema fosse la causa prima di una diffusa corruzione e inefficienza, oltre che la ragione fondamentale del mancato sviluppo dell'economia italiana. Quel particolare rapporto tra pubblico e privato appariva come la ragione stessa della corruzione, la sua alimentazione costante. Questo è il punto, ancora oggi. La corruzione non è solo un fenomeno di rilevanza criminale, che è compito delle forze dell'ordine estirpare. Essa è piuttosto un effetto sistemico, che si origina dalla natura stessa delle politiche industriali. Sarebbe scandaloso affermare che nel campo delicatissimo dell'industria militare (campo da limitarsi allo strettissimo necessario, come andiamo predicando da tempo) la gestione debba essere pubblica in senso puro e totale? Sarebbe scandaloso dire che al posto delle partecipazioni è molto più efficiente ed efficace una gestione diretta e totale da parte dello Stato? Stiamo parlando di aziende che guadagnano moltissimo e che avevano potenzialità diverse da quelle militari. La privatizzazione non è stata un vantaggio per lo Stato ma una perdita di profitto che avrebbe potuto essere reinvestito negli investimenti pubblici. Non è forse la stessa fenomenologia che governa la sanità lombarda nel sistema lobbystico formigoniano con gli scandali che vanno via via emergendo, tra panfili, pappagalli di Don Verzè, e Memores dei Caraibi?
Queste, in verità, sono le vere ragioni dell'impennarsi del debito pubblico e del fallimento degli Stati.
L'unico rimedio è riprendersi la cosa pubblica, nel senso autentico di proprietà partecipata dai cittadini, che ne sono i veri titolari. E non fa specie che la nostra Intelligence esprima invece l'orientamento americanizzante che abbiamo letto all'inizio, e cioè normalizzare i faccendieri, così da dare altro nome ai ritorni e alle spartizioni di profitti? Peggio ancora, affermare senza mezzi termini che di fatto le lobby diventano il sostituto dei Partiti (portatori di interessi contrapposti).
Non sarebbe, quell'orientamento, il compito di un Partito politico?
Che cos'è esattamente una lobby? questo dovremmo definire: un gruppo portatore di interessi economici particolari, cioè l'analogo di una Corporazione.
Un tratto che partiti come la Lega possiedono, si può dire, nel proprio assetto ideologico fondamentale.
La invocata trasparenza delle lobby, se ne modifica la suscettibilità alle attenzioni del potere giudiziario, non ne modifica in alcun modo il ruolo nel processo economico: quel ruolo di freno, di aggravio, di mancato sviluppo economico, oggi come negli anni '50

mercoledì 25 aprile 2012

25 APRILE 2012 Paderno Dugnano

Comunisti italiani di Paderno Dugnano














Cittadini e forze politiche





Concerto della banda musicale

discorsi celebrativi


Gli studenti del "Gadda" e la scolaresca  dell"Allende"

Corone di fiori in onore  dei partigiani caduti di Paderno Dugnano 

martedì 24 aprile 2012

25 APRILE

    

BUON 25 APRILE 

F 35

Il Consiglio comunale di Paderno Dugnano ha respinto l'ordine del giorno di Mauro Anelli, capogruppo PdCI/PRC-Federazione della Sinistra e di Maurizio Cerioni, capogruppo dell' IDV , che chiedeva  al governo italiano di abbandonare l'acquisto dei cacciabombardieri F35 dalla  azienda statiunitense Lockheed e conseguentemente destinare quelle centinaia di miliardi di euro (centinaia di miliardi di euro!) per scopi sociali.
Hanno votato contro l'ordine del giorno il PDL e la lista Di Maio, si sono astenuti con motivazioni diverse i gruppi della LEGA nord e il Partito Democratico.
Contrariamente a quanto affermano  taluni benpensanti, il dibattito è stato interessante, evidenziando le posizioni dei gruppi politici locali in tema di lotta alla guerra per la pace e di economie di spesa, visto la  crisi che attanaglia i Lavoratori e i cittadini. 
Il capogruppo della lista civica "Di Maio" Antonio Sorrentino ha evidenziato che il programma d'acquisto dei cacciabombardieri F35 ha interessato i governi Prodi, D'Alema e di Berlusconi e che lo stesso progetto risulta in itinere e potrebbe subire nuove modificazioni. A supporto del suo diniego, l'esponente della " lista Di Maio"  ha ricordato i nuovi progetti militari dell' Italia che prevedono fra l'altro il difendere la nostra patria lontano dai nostri confini.
Il capogruppo del Partito Democratico Marco Coloretti ha evidenziato l' operato del suo Partito in Parlamento,  in cui è stato "concordato"  una riduzione del numero di cacciabombardieri, da 131 a 90. Coloretti ha criticato i proponenti,  rei di non  voler concordare  una  riduzione ulteriore del  il numero dei caccia,  emendando  la richiesta dell'o.d.g.  di < abbandonare >  il proposito di acquisto.
La dichiarazione del capogruppo  del PDL è consistita nella solita refrain anticomunista senza entrare nel merito dell' ordine del giorno.
Politicamente rilevante è stata invece la dichiarazione del capogruppo della Lega  nord.  Caldan ha evidenziato che i due gruppi maggiori, il PDL e il PD, sono i pilastri del governo Monti. Governo Monti accusato di impoverire i cittadini e quindi non meritevoli di alcun  < ringraziamento > per il proposito di riduzione del numero degli F35. 
Le dichiarazioni e i  commenti del giorno dopo dimostrano quanto importante è stato proporre l'ordine del giorno  per abbandonare l'acquisto dei cacciabombardieri F35. 
Alle solite litanie per lo stato di decadenza degli enti locali, che accomuna  indistintamente le forze politiche, non si è voluto contrapporre una proposta forte in termini politici e economici. Con le centinaia di miliardi di euro si possono fare tante cose per il buon funzionamento degli enti locali. Alla penuria, ai tagli  di denari che da anni le amministrazioni comunali denunciano lo storno di quelle somme, l'abbandono dell'acquisto dei 90  F35, avrebbero permesso  la  crescita in termini economici, culturali e sociali. Lo storno, per usi sociali, di quelle  centinaia di miliardi di euro  assumerebbe il significato  di discontinuità con i governi dalla spesa facile. Discontinuità che apparirebbe "ai soliti noti" ripianatori  dei bilanci statali  meglio  digeribile.  La riduzione,  del numero degli aerei da acquistare invece è un mercimonio che seppur  risparmiando  alcuni denari garantisce la committenza   e la sudditanza ai voleri imperiali della potenza statiunitense.

P.S. Al capogruppo PD Coloretti vogliamo invitarlo a leggere il contenuto degli ordini del giorno ed evitare di leggere fra le righe altre questioni. La nostra opposizione al governo Monti è dichiarata fin dalla sua costituzione, non solo per la pazza spesa dei cacciabombardieri Lockhed F35. L'ennesima manovra fiscale, dei  governi Berlusconi-Bossi-Tremonti e del governo del quadrumvirato Monti-Alfano-Bersani-Casini,  ai danni di Lavoratori, pensionati e piccoli imprenditori rappresenta la continuità con la vecchia politica  in favore dei poteri forti del capitalismo industriale e finanziario. Di questa continuità siamo preoccupati anche per il futuro della nostra città. 
 



lunedì 23 aprile 2012

TROFEO DELLA RESISTENZA



La palestra della scuola elementare "Mazzini" affollata per la XVII edizione "TROFEO della RESISTENZA" di judo, organizzata  dalla locale Sezione ANPI  "A: Cazzaniga" di Paderno Dugnano e con il patrocinio dell'Amministrazione comunale.
Il Trofeo della Resistenza di judo introduce la celebrazione della festa della Liberazione. Festa che culminerà a Paderno Dugnano con la manifestazione in piazza della Resistenza e il corteo lungo le vie cittadine.
Rivolgiamo a tutti gli antifascisti, a tutti i democratici l'invito  a partecipare attivamente alle celebrazioni e di esporre il tricolore sui propri balconi.


  
Via 2 Giugno, 2

Paderno Dugnano (MI)

1945 –20012 – 67° Anniversario della Liberazione
Vi inviamo il programma delle celebrazioni per il 25 Aprile 2012 nella nostra città:
ore 9.30 Ritrovo delle Autorità e della Cittadinanza in piazza della Resistenza
ore 9.45 Intervento della Banda Giovanile del Comune
ore 10.30 Alzabandiera
ore 10.40 Avvio del corteo (piazza Resistenza – Via Grandi – piazza Matteotti – via IV Novembre – via Roma - via Gramsci – piazza Matteotti - ritorno in piazza Resistenza)
ore 11.00 Discorsi commemorativi
ore 11.30 Chiusura della cerimonia con l’intervento della Banda Giovanile del Comune.

Vi aspettiamo per celebrare insieme questa festa in onore della Libertà e della Democrazia!

Il Direttivo




giovedì 19 aprile 2012

GRILLO Beppe


 GRILLOMACHIA. La Norimberga della democrazia.

Dal Senatur al Vaffa - day di Beppe Grillo

di A.M.

Oggi i sondaggi danno Grillo al 7,2%. Trema la sinistra, titola il Giornale, per poi spiegare che prende i voti persi dalla Lega. Meno male, tirano un sospiro di sollievo gli sponsor. Chi sono gli sponsor?
La casa editrice che pubblica a vagonate di libri di Grillo è proprietà dello stesso imprenditore che cura il suo blog e che lo ha creato come prodotto politico, un come nacque Forza Italia all'epoca tangentopoli.
I dettagli biografici sul comico fallito (dice di lui Dino Risi che l'attore lo fa meglio adesso) li dobbiamo alla insospettabile penna di Filippo Facci (su Libero), e comunque gliene siamo grati ma in un insospettabile periodo (il 2007) quando il dito medio era ancora a cavallo e il vaffa day non serviva così tanto alla causa. Quale causa? La creazione artificiosa di falsi conflitti: territoriali (Bossi) di casta al posto che di classe (Grillo).
Il club priveè ha sempre un piano B, vecchio come la politica imperiale di Ottaviano Augusto, Pontifex massimo: panem, idoli et circenses. Per dare in pasto al popolo i circenses di cui ha bisogno, e trasformare l'opposizione nell'inoffensivo teatrino del giullare, così liberatorio, quanto chiuso nell'alveo della finzione (l'urlatore dà voce ai tuoi sfoghi, ma in privato è una persona seria, ben allineata al sistema) uno spiantato senza scrupoli, un ambizioso senza talento, un fallito narcisista e megalomane, con falsa laurea in medicina, o ex attore, poco importa, si trova sempre. Tra il vaffa di Grillo e la canottiera del Senatur c'è questo strano legame, anche letterario, perchè no? la faccia scapigliata del produttivo settentrione, il lato oscuro del Gonzalo Pirobutirro (genia della profonda Brianza, o in genere altra faccia del nord, come ci ha insegnato il grande ingegnere, Gadda, nella Cognizione del dolore).
Nelle biografie non autorizzate di Grillo c'è un buco nero: quello che va dai film flop, agli inizi piccolo borghesi da ragioniere, figlio di un piccolo imprenditore, tra i bar, e le ragazze, fino alla collezione di immobili e la società che li amministra, e alla passione per le macchine di lusso...
Come succede per i batteri resistenti, il successivo è sempre peggiore del precedente, il fiume nero del populismo, con Grillo è ancora più nero che con Bossi.
Il Giullare di corte non incarna mai la figura di "Tribuno del popolo". Egli al contrario, ne prende il posto, ne occupa lo spazio, il ruolo, lo sostituisce, allo scopo di annullarne l'esistenza stessa. Il Giullare è sempre al soldo del Signore, che lo paga per farsi sbeffeggiare. Perchè lo farebbe, se non avesse compreso che il potere catartico del Giullare è funzionale a due scopi: lo sfogo della rabbia del popolo, e il mantenimento del potere costituito? per questo c'è nell'iconografia del Giullare, qualche cosa di losco e di sinistro, in quell'essere gobbo, nano, deforme, coperto di stracci, fattosi brutto per andare al cospetto di un brutto, ed esorcizzarne i fantasmi, quasi a incarnare la sofferenza del popolo, che per similitudine vorrebbe rappresentare, per finta, così che il popolo stesso si possa con lui identificare, e perchè la dissacrante rapprentazione riesca, ma anche per quell'intrinseco cinismo che gli consente di giocare una parte tanto ambigua e in perversa, simile a quella del boia. Non tutti sono adatti per questi insani mestieri. Ci vuole il tipo giusto.
Il vero Tribuno del popolo, lui no, non ride e non fa ridere. Nella malattia e nella deformità del popolo, effetto nefasto dell'abuso e della tracotanza del ricco, non c'è proprio niente da ridere. C'è da agire per cambiare. Una risata non li seppellirà, al contrario, li mantiene in sella.
Dunque, alla luce di ciò, appare del tutto ragionevole che la borghesia finanzi, foraggi, sponsorizzi, costruisca prodotti politici che rivestono questa antica funzione, quella del giullare di corte, e non ci si deve scandalizzare se il giullare, lui e lui solo (che può essere un intero gruppo dirigente di un pseudo partito) conscio del valore della sua merce, che vende, pretenda un prezzo sempre più alto e diventi egli stesso, per il potere, una specie di piccolo cancro. Galvanizzato dai sondaggi che lo danno terza forza politica nazionale, il Grillo urlante le spara sempre più grosse.Un processo di popolo, una specie di Norimberga, con giudici tirati a sorte tra i cittadini incensurati, contro "i partiti".
E' un'idea insieme pericolosa, fanatica, e irrealizzabile: quanti milioni di cittadini e lavoratori onesti sono incensurati? CHI li estrarrebbe a sorte? e chi processano esattamente? il Tesoriere, il Segretario, il Presidente, i membri del comitato politico nazionale, i semplici iscritti? Di quali partiti? Anche il Senatur , che viene dichiarato vittima di un complotto giudiziario mediatico, perchè si oppone a Monti? Anche quelli espulsi dal Parlamento grazie al Porcellum? Ciò che conta, tuttavia, non è tanto ciò che sputa dalla bocca il megalomane grillo urlante.
E' prestare la massima attenzione ai commenti della stampa, e mi riferisco, evidentemente, ai principali grandi giornali (a finanziamento padronale) rispetto al fenomeno Grillo. Una breve rassegna stampa mattutina informerà i più accorti che le aberranti provocazioni grillesche vengono strumentalizzate e piegate ad un fine, che si suona la grancassa per gonfiare i sondaggi, che la partita che si gioca è tutta a vantaggio della grande borghesia, che il Grillo parlante ha un burattinaio che dista anni luce da quel popolo che invoca presunto sovrano.
Che tra i coreuti della tragicomica ci sono Matteo Renzi e Antonio Di Pietro, mentre Alfano e Casini e Bersani cucinano la nuova legge elettorale, e l’evoluzione tecnocratica del paese.
Ci sono i favorevoli alla privatizzazione - americanizzazione della politica, proprio come Grillo.
Come le rane, che Aristofane fece coreuti gracchianti a un volgare Dioniso, con tratti simili, in verità, tanto alla canottiera e al rutto di bossiana memoria, quanto al grugno di satiro del grillo parlante.
Ci sono alcune faccenduole da sistemare: in primis il taglio dei soldi pubblici alla politica. Certi Partiti non servono più, hanno esaurito la loro funzione. Adesso si chiede loro di autoliquidarsi.
Fa specie ascoltare il Presidente Napolitano che lancia un appello in corner, togliere il marcio, si, ma i Partiti sono il sale della democrazia, fanno eco Casini e Bersani il finanziamento pubblico è essenziale affinchè non siano proprietà privata di lobby.
Già, questo è il punto: l'americanizzazione della politica è un progetto antico, cui il Partito del Presidente Napolitano ha dato un contributo senza precedenti. Dobbiamo intendere il consueto "monito" di Napolitano, cui fa eco qualche freddura di D 'Alema, come una sorta di rimorso o pentimento tardivo? Oggi si arriva al dunque, e sul piatto ci sono una riforma elettorale che tagli via gli ultimi residui di vera democrazia e di pluralismo, che sopprimerà anche gli ultimi rami occasionalmente, col vento, tendenti a sinistra, come l'Italia dei Valori, per esempio (ha già un piano B?)
I più accorti non potranno fare a meno di accorgersi che il programma politico del movimento di Grillo è ultra liberista, autoritario, borghese.
Che gli aderenti al movimento sono perfettamente allineati: il vaffa day è solo uno spettacolo. Nessun forcone, nessuna sommossa. Qualche posto in consiglio comunale, qualche timida battaglia pseudogreen, e poi, se dovesse funzionare, si prende il posto dei vecchi partiti dismessi, rifacendo le stesse cose e anche peggio.
I Partiti veri, ciò che ancora rimane di essi, non devono tanto preoccuparsi dei numeri elettorali di Beppe Grillo. Tali numeri non supereranno mai la soglia della controllabilità da parte degli sponsor, del resto, si potrà sempre invocare la scarsa attendibilità dei sondaggi e con la nuova costruenda legge elettorale il 7 o l'8 per cento potrebbe non bastare per sedre in Parlamento. Al massimo, si prende qualche consigliere a livello locale, e lo si potrà sempre espellere e disconoscere, illuso giovane candidato onesto e volenteroso, che non aveva capito niente delle regole del gioco a cui stava giocando e che una volta giunto in qualche istituzione dovesse mettersi a fare una cosa di sinistra.
Verrà invece centrato, e subito! l'obiettivo immediato del Governo Monti e del triunvirato ABC (Alfano-Bersani-Casini): taglio dei Parlamentari, con garanzia che la sinistra resti fuori dal Parlamento anche al prossimo giro, legalizzazione dei fondi privati ai Partiti, normalizzazione di una serie di fenomeni che oggi richiedono l'intervento della Magistratura, e che nel sistema anglosassone, tanto osannato, non lo richiedono, semplicemente perché non sono reati. Il tutto, prima del 2013.

LARES



Ieri mattina un denso fumo nero, scaturito dal cantiere di bonifica dell' ex area Lares, ha coperto il cielo di Paderno Dugnano. 
Si evince dal comunicato dell' Amministrazione comunale  che  "secondo una prima ricostruzione dei tecnici intervenuti, la causa è ricondotta ad un inconveniente lavorativo accaduto nel corso dei lavori di bonifica dei macchinari dismessi, determinato dalla presenza del forte vento che avrebbe veicolato alcune scintille scaturite dal taglio di parti metalliche  effettuato dagli operai della ditta 
incaricata. Una scintilla ha raggiunto un deposito di materiale plastico/gommoso poco  distante dall' area delle lavorazioni che ha preso fuoco, coinvolgendo parte del macchinario dismesso della “linea galvanica”. Gli estintori in dotazione della ditta non sono risultati sufficienti per estinguere l’incendio ed è stato necessario richiedere l’intervento del Comando dei Vigili del Fuoco.  La  presenza di residui di oli ha contribuito all’ innalzamento della temperatura, facilitando la combustione del materiale e provocando una nube nera."
La motivazione appare lacunosa e improvvisata. I vigili del fuoco, intervenuti prontamente, l' ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente)  e le autorità competenti dovranno certificare la causa di questo incendio.
I lavori di bonifica sono stati, giustamente, sospesi e l'  azienda dovrà aggiornare il piano di sicurezza del programma di intervento.
Il comunicato dell'Amministrazione comunale evita di ricordare che gli stessi Lavoratori della ex Lares denunciarono la presenza di sostanze pericolose e tossiche fin dai primi giorni della loro "occupazione" dell' area industriale in dismissione. La proprietà  e in seguito la curatela fallimentare, furono  obbligata a smaltire come rifiuti speciali le sostanze abbandonate. Obbligo disatteso.  L' ARPA     in un suo documento del 23 marzo 2011 (protocollo 40041) certificava la  "situazione critica" è il  " grande pericolo  per la popolazione residente e per l'ambiente in generale, in particolare in caso eventi quali  incendio, crollo, spandimenti ecc.". 
La risposta all' ' interrogazione del consigliere comunale di PdCI/PRC/FdS Mauro Anelli  (protocollo  marzo, 14035/2011)    ha confermato il ruolo  colposo della proprietà e l' atteggiamento insolito, discutibile, dell' Amministrazione comunale.  Lo stesso atteggiamento che si riscontra nel comunicato dell' Amministrazione comunale di ieri 18 aprile in cui alla  constatazione dello scampato pericolo per gli operai che stavano lavorando  e per  la salute pubblica si contrappone la mancanza di volontà a perseguire i responsabili oggettivi dell'incendio avvenuto, coloro che la legge  hanno disatteso.  Attendere che "il riscontro dei Vigili del Fuoco" "per evitare che tali situazioni possano nuovamente determinarsi nel corso di lavorazioni di smaltimento di macchinari complessi come questi"  significa demandare ad altri, palleggiare, le responsabilità dell' ente comunale   per garantire il diritto al lavoro e alla salute dei cittadini . Il palleggiamento dell' Amministrazione permette  non solo l'illegalità ma anche il sopruso contro i cittadini economicamente deboli. 
Agli amministratori consigliamo  di verificare le condizioni legali per perseguire i responsabili, nuovi e antichi, (affinchè  non si "possano nuovamente determinare..")   del disastro di ieri e di dar seguito effettivo alle delibere  del Consiglio comunale in materia di sicurezza sul lavoro e di rischio ambientale come suggeriva il nostro capogruppo consiliare Mauro Anelli.




domenica 8 aprile 2012

ARTICOLO 18


LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA INDICE PER IL 12 MAGGIO UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA CONTRO IL GOVERNO MONTI
«La Federazione della Sinistra ha indetto per sabato 12 maggio una manifestazione nazionale contro le politiche del governo Monti. Questa manifestazione vuole essere uno spazio pubblico aperto a tutti, e a tutte le forze sociali e politiche, a partire da Sel e Idv, ovvero a tutti coloro che ritengono che questo governo vada fermato e mandato a casa.


È infatti evidente che il governo Monti – come si vede anche nell’ultima vicenda dell’articolo 18 –  sta aggravando la crisi con politiche recessive e nel contempo scarica sulla parte più debole della popolazione i costi della crisi. Gravissimo, in particolare dopo la controriforma sulle pensioni, è l’ultimo attacco all’articolo 18 che si configura, di fatto, come una vera e propria libertà di licenziamento che renderà precario ogni lavoratore italiano. Un attacco ai diritti e alle condizioni dei lavoratori che non era riuscito nemmeno al governo Berlusconi. Contro questo governo che sta violando l’articolo 1 della Costituzione, negando il principio secondo cui «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro», occorre costruire una vasta opposizione di sinistra: noi mettiamo a disposizione di questo obiettivo la manifestazione del 12 maggio».



sabato 7 aprile 2012

LEGGE ELETTORALE


I triumviri A-B-C (Alfano-Bersani-Casini) hanno concordato il tipo  di legge elettorale che dovrebbe eleggere il nuovo Parlamento nel 2013 (se ci faranno votare). Inoltre hanno condiviso la riduzione del numero dei parlamentari e l' inserimento in Costituzione del "pareggio di bilancio". Si tratta di un sovvertimento della Costituzione con il beneplacido del capo dello Stato, anch'egli impegnato  attivamente  a tal scopo. 

In seguito pubblichiamo l'ultimo articolo di Raniero La Valle sulla rivista "MICROMEGA", il cui l'insigne esponente cattolico esprime i dubbi, le perplessità e la contrarietà che Noi Comunisti condividiamo, a quanto stanno fornicando, tra loro, i triumviri A-B-C.

RANIERO LA VALLE – I pericoli della riforma elettorale e costituzionale

rlavalleL’innaturale alleanza dei tre partiti che sostengono il governo Monti, stipulata per fronteggiare l’emergenza, e legittimata dalla sua stessa provvisorietà, rischia di produrre, prima di sciogliersi, dei danni di lunga durata. Infatti i partiti di Alfano, di Bersani e di Casini hanno deciso tra loro di fare una nuova legge elettorale e una riforma della Costituzione che non promettono nulla di buono.
Secondo i primi accordi, a quanto se ne sa, la nuova legge elettorale risulterebbe da una miscela di proporzionale e maggioritario, di collegi uninominali e liste bloccate, di seggi regalati agli uni e tolti agli altri, di sbarramenti per non far entrare i partiti minori in Parlamento e “diritti di tribuna” per dar loro uno strapuntino da cui parlare, di designazione preelettorale del premier e discrezionalità postelettorale dei partiti nella formazione dei governi. Insomma, come certi incauti riformatori, quelli che hanno ideato questa legge vogliono tutto, il contrario di tutto e subito.
Non possiamo entrare qui nel merito delle singole misure, tanto più tecnicamente complicate quanto più figlie della contraddizione e del compromesso. Diremo però che questa nuova ipotetica legge non rimedia a nessuna delle storture che avevano fatto della vecchia e tuttora vigente legge Calderoli un “porcellum”.
La legge progettata non ha il coraggio di ripristinare le preferenze per dare la scelta dei parlamentari agli elettori e non agli apparati; ha il pudore di non insistere sul bipolarismo, però vorrebbe una partita con solo quattro o cinque giocatori; non elargisce più una maggioranza bulgara al partito o alla coalizione vincente, ma non ha il coraggio di una limpida scelta proporzionale per cui ciascuno rappresenti il suo elettorato reale; favorisce, ritagliando piccoli collegi, i partiti maggiori, e ai minori fissa una soglia del 4 o 5 per cento sotto la quale sono esclusi dal Parlamento; regala un po’ di seggi “di governabilità” al primo partito, ma ne regala anche, benché un po’ meno, al secondo; riserva ai partiti, dopo le elezioni, la scelta del presidente del consiglio da proporre al capo dello Stato, ma non osa rinunciare al populismo e al culto della personalità permettendo ai leaders di mettere il loro nome nel simbolo elettorale.
La vecchia legge concepiva poi il potere come un trofeo da conquistare e approdava allo spoil system, che voleva dire che il vincitore si prendeva tutte le spoglie, chi vinceva prendeva tutto (governo, sottogoverno, RAI, Mondadori e quant’altro), e chi perdeva, perdeva tutto. La nuova legge, dato che nessuno è sicuro della vittoria e ciascuno vuole limitare i danni della sconfitta, sembra invece concepire il potere come un bottino da spartire; come dice il libro dei Giudici: “Han trovato bottino, stan facendo le parti, una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo, un bottino di vesti variopinte per Sisara, una veste variopinta a due ricami…”. Se la prima era una legge di rapina, questa è una legge di spartizione; ma è pur sempre una legge preda.
In termini politici la superiorità della legge progettata rispetto alla legge Calderoli sta nel fatto che non obbliga più alle coalizioni, che costringono ad alleanze forzate, e non divide più il Paese nei due poli di amici e nemici. È un grande progresso; ma nel progettare il pluralismo essa non va più in là della dottrina dei due forni: c’è il forno del PD e il forno del PDL, e poi c’è il fornaio che è Casini. Cioè sarà una minoranza ad avere in mano le chiavi del gioco.
Ma c’è un problema ancora più grave che una cattiva riforma elettorale, ed è che la si vuole collegare a una repentina riforma costituzionale, che va dal passaggio al monocameralismo alla riduzione del numero dei parlamentari, dall’aumento dei poteri del presidente del Consiglio allo svuotamento del controllo di fiducia della Camera. La pretesa sarebbe di varare la riforma, con una maggioranza che impedirebbe perfino il ricorso al referendum popolare, entro i pochi mesi che restano di questa legislatura.
Qui le obiezioni sono di metodo e di merito. Nel metodo, va eccepito che una riforma così incisiva richiederebbe un ampio dibattito nel Paese, e non potrebbe acquisire la necessaria dignità e autorevolezza se fosse attuata a fine vita da un Parlamento che in gran parte è screditato, sia per il modo della sua formazione, sia per molti suoi comportamenti.
Nel merito va respinto il proposito di creare meccanismi che rendano il governo di fatto inamovibile per cinque anni: così accadrebbe se non potesse darsi sfiducia al governo se non “costruttiva”, cioè con premeditazione del ribaltone, e se la Camera non potesse votare la sfiducia sulle leggi senza avere una vocazione al suicidio, il voto contrario comportando non il licenziamento del governo ma lo scioglimento della stessa Camera.
Non sarebbe prudente, nel caso, avere un governo Monti inamovibile per cinque anni: in cinque anni si può rieducare un Paese, ad esempio convertendolo dalla cultura dei diritti alla cultura dei mercati, e l’idea di una pedagogia riformatrice per un Paese “non ancora pronto”, il presidente Monti l’ha enunciata con la consueta cartesiana chiarezza.
Raniero La Valle

martedì 3 aprile 2012

LEGA NORD



LA SEDE NAZIONALE DI MILANO DELLA  LEGA NORD PERQUISITA .
BERLUSCONI SOLIDARIZZA  CON BOSSI. DELLA SERIE........


domenica 1 aprile 2012

BILANCIO COMUNALE

I sondaggi ci informano che il governo Monti gode di ottima salute. Il consenso è attestato oltre il 60% degli intervistati. I sondaggisti  hanno rilevato un lieve decremento, comunque attorno al 50%, alla  conclusione della trattativa con i sindacati con  la proposta di cancellazione dell' articolo 18  della Statuto dei Lavoratori. Passato il momento negativo il consenso del governo Monti è tornato ai dati lusinghieri ante trattativa.
I dati  dei sondaggi evidenziano e esaltano i ruoli assunti dal governo e dalla maggioranza politica parlamentare PDL-PD- UDC. Al consenso del governo si contrappone il dato negativo per i partiti di governo. In questo contesto di debolezza dei partiti che sorreggono il governo Monti, si sta modificando la legge elettorale e la stessa Costituzione.
Il governo Monti, secondo i sondaggi, ha ottenuto il consenso sia per aver cacciato il governo del bunga-bunga di Berlusconi- Bossi- Tremonti, sia per aver in poco tempo proposto e approvato leggi di bilancio di grande impatto sociale. L'antipartitismo ha trovato nuovo ossigeno con l'arrivo del cosidetto governo dei tecnici.     
L' insediamento del governo dei tecnici e l'ennesima variazione del bilancio statale ha provocato lo slittamento di tre mesi del bilancio comunale di Paderno Dugnano. La mannaia governativa ha significato per la nostra città un taglio ulteriore per 1,5 milioni di euro.
L'ulteriore taglio agli enti locali  di Monti sommandolo  ai tagli del governo B&B&T (bunga-bunga) costa ai cittadini di Paderno Dugnano circa 2,6 milioni di euro.
La politica dei tagli  per ragioni di cassa  sta producendo un massacro sociale per l'innalzamento di tasse e tariffe e la riduzione o la soppressione di alcuni servizi sociali. Sono anni che i tagli agli enti locali hanno caratterizzato i governi. "I tecnici" di Mario Monti hanno accentuato il peso e obbligando gli enti locali ha dismettere, privatizzare,  anche le società economiche partecipate.
Il credo liberista, imperante, vuole togliere anche le funzioni economiche degli enti locali. Vogliono sostituire i diritti dei Lavoratori, definiti da Veltroni  TOTEM e TABU', con  altri in cui il mercato  domina i non solo le merci  ma innanzitutto i rapporti fra i cittadini, ridotti a merce. In questo contesto si levano qualche grido di dolore. Oltre ai Comunisti si sono espresse realtà democratiche e religiose. Affermazioni come " l'uomo non è merce"   trovano pochi spazi in ambito locale e non solo.La richiesta di maggior intervento pubblico da parte dei comuni trova il muro ideologico proprio nelle formazioni che condividono il credo liberista. La constatazione che la crisi economica sta dissolvendo anche i ceti medi, falcidiando le classi lavoratrici non trovano risposte nella valorizzazione dei territori. Al  credo liberista  si contrappongono esortazioni a far meglio con il risultato di ottenere o il nulla o peggiori condizioni. Risultano inefficaci e improduttive le lagnanze in sede locale senza il risvolto generale.. Se al credo liberista aggiungiamo la condizione politica in cui scompaiono di fatto le minoranze, attraverso leggi elettorali come il maggioritario o  peggiorative del porcellum,la lagnanza locale appare solo un pannicello caldo.  Sul piano economico non basta lagnarsi per i tagli o perchè la cassa è trasferita a Roma.  Necessita definire i ruoli degli enti locali  non come enti burocratici, contare i vivi e i morti, ma con ruoli importanti per il rilancio economico del Paese. Per queste motivazioni è utile che siano  superati i patti di stabilità. Poter fare investimenti è la condizione primaria per la ripresa. Per conteggiare solo i vivi e i morti si possono  abolire non solo le province ma anche (come direbbe Veltroni) le Regioni e i comuni.