video PARTITO COMUNISTA D'ITALIA ,comunisti italiani

Loading...

giovedì 31 maggio 2012

COSTITUZIONE IN PERICOLO


Il governo Monti e la sua straripante maggioranza parlamentare  del triumvirato A-B-C (Alfano, Bersani, Casini), senza alcun mandato elettorale, stanno demolendo i cardini della Costituzione italiana. Dopo aver inserito in Costituzione, il diktat della BCE sulla "parità di bilancio", stanno procedendo, a tappe forzate in commissione, alla demolizione costituzionale  trasformando in senso presidenzialista l'impianto istituzionale dell' Italia. Come ha sempre proposto e rivendicato la loggia P2 e   il suo famoso adepto Silvio Berlusconi.

Pubblichiamo un importante intervento  dell'illustre costituzionalista Domenico Gallo in cui si evidenziano la pericolosità e gli esiti di questi "neocostituzionalisti" che nessuno ha votato. 


    

I riformatori della Costituzione

GIOVEDÌ, 31 MAGGIO, 2012 12:14 0 COMMENTI VIEWS: 18
Il manifesto ha già pubblicato un intervento di Gaetano Azzariti e la lettera aperta che Gianni Ferrara ha inviato ai membri della Commissione Affari Costituzionali del Senato e della Camera che lanciavano un allarme, scongiurando i parlamentari di non manomettere la Costituzione.
Dopo questi interventi, si è verificato un vero e proprio terremoto politico attraverso i ballottaggi che, con i risultati di città come Palermo, Parma, Genova, hanno segnato il tracollo della destra berlusconiana e leghista ed hanno fatto emergere una fortissima domanda di cambiamento e di discontinuità rispetto al quadro ed alle pratiche politiche vigenti.
Qual è stata la risposta dei partiti politici ed in primis del Pd, partito che dovrebbe avere la maggiore responsabilità nel guidare il cambiamento? Per quanto possa sembrare incredibile, la risposta è stata: accelerare con le riforme.
Sia con la riforma Fornero, approvando rapidamente il semi-smantellamento dell’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, sia con la riforma della Costituzione, approvando il semi-smantellamento dell’architettura istituzionale prevista dalla Costituzione Repubblicana, attraverso una riforma della forma di Stato e della forma di governo. Il rilancio di Berlusconi sul presidenzialismo non può essere interpretato come un tentativo di far saltare il tavolo delle riforme perché la Commissione Affari costituzionali del Senato sta procedendo a tappe forzate, ricorrendo anche a sedute notturne. L’intenzione di realizzare l’obiettivo della riforma della Carta non potrebbe essere più chiara. Senonchè cambiare la Costituzione è un atto impegnativo perché si tratta di rimodellare il patto sul quale si fonda la nostra convivenza come comunità politica organizzata in Stato, non si può fare nella fretta ed in silenzio.
Sarebbe ingeneroso ironizzare sulla scarsa legittimazione a modificare il patto fondamentale da parte di un ceto politico che gode della più elevata crisi di fiducia popolare che si sia mai verificata dalla fondazione della Repubblica ad oggi. Tuttavia, questo Parlamento, anche se ha votato che Ruby è la nipote di Mubarak, fin quando è in carica, deve continuare a fare il suo mestiere, ad approvare leggi e ad esercitare tutte le sue competenze istituzionali.
Però è chiaro che se, in questa situazione di debolezza democratica, si vuol mettere mano alla Costituzione, lo si può fare soltanto se si è constatato che nella prassi della vita delle istituzioni si sono verificati dei gravi inconvenienti che devono essere rimossi con urgenza.
Quali sono questi gravi inconvenienti che bisogna rimuovere con urgenza per assicurare il migliore funzionamento della democrazia parlamentare?
Se stiamo al testo unificato di riforma che la Commissione Vizzini sta approvando in questi giorni a tappe forzate, gli inconvenienti che impediscono alla democrazia italiana di funzionare sono il fatto che il capo del governo ha pochi poteri, che impiega troppo tempo a farsi approvare le sue leggi dal Parlamento, che vive sotto il ricatto di essere sfiduciato, che non può punire la Camera che lo sfiducia, provocandone lo scioglimento.
Per risolvere questi inconvenienti la riforma Vizzini prevede di modificare l’architettura dei poteri, rafforzando il peso del capo del governo, accorciando il procedimento legislativo, e diminuendo il potere di controllo del Parlamento sull’operato del governo, fino al punto da rendere la sfiducia quasi impossibile. In particolare la riforma attribuisce un controllo di fatto del governo sull’agenda del Parlamento e consente al capo del governo di intimidire la Camera che dovesse votargli la sfiducia, provocandone lo scioglimento.
Se noi riflettiamo bene su queste proposte allora ci rendiamo conto perché questo ceto politico gode di così scarsa fiducia popolare, in quanto ha creato unmondo che funziona alla rovescia rispetto alla realtà. Dopo i 17 anni del ciclo del berlusconismo e della Lega, c’è ancora qualcuno in Italia che crede che il sistema non funziona perché Berlusconi ha avuto troppo pochi poteri?
Aveva, forse, ragione Berlusconi quando lamentava che un Parlamento disobbediente rallentava ed ostacolava la sua opera di riformatore o quando denunziava come un inferno l’equilibrio dei poteri che gli tarpava le ali, o quando delegittimava il possibile voto di sfiducia al suo governo presentandolo come un attentato alla democrazia?
Se vogliamo trarre degli insegnamenti dall’esperienza della nostra vita istituzionale, dobbiamo necessariamente pervenire a conclusioni diametralmente opposte.
Se in Italia non sono state introdotte le leggi razziali, se non è stata decretata l’espulsione dalle scuole italiane degli studenti figli di un Dio minore, se gli immigrati non sono stati scacciati dagli ospedali e dalle cure mediche, se non è stato smantellato il controllo di legalità nei confronti della criminalità mafiosa ed affaristica impedendo alla polizia di fare le indagini, come il governo Berlusconi aveva tentato di fare, dobbiamo ringraziare la saggezza dei padri costituenti, che attraverso il bicameralismo perfetto hanno reso più trasparenti e meditate le procedure legislative, impedendo affrettati colpi di mano e consentendo all’opinione pubblica di reagire agli abusi.
Se il nostro paese è arrivato sull’orlo del fallimento a causa di un governo inefficiente e corrotto, poiché il Parlamento (con una maggioranza artificialmente incrementata dalle leggi elettorali) non riusciva a modificarne gli indirizzi, la lezione che se ne deve trarre è che il Parlamento deve essere messo in condizione di modificare l’indirizzo politico del governo quando si riveli dannoso per il bene comune. I nostri riformatori, invece, da questa esperienza ne traggono la conclusione esattamente opposta: rafforzare il governo e rendere quasi impossibile (anche in considerazione dei meccanismi elettorali maggioritari) la sfiducia.
La cosa veramente inquietante è che, dopo che il Pdl e la Lega sono crollati, travolti dalla loro stessa incapacità e dai loro scandali, i riformatori attuali vogliono modificare la Costituzione, recuperando, in una forma edulcorata, il progetto di Berlusconi di manomettere l’equilibrio dei poteri per rafforzare il capo politico ed umiliare ancor di più il Parlamento.
Facendo le debite proporzioni, questo progetto di riforma assomiglia alla riforma con cui fu modificato lo Statuto Albertino (attraverso la legge 24/12/1925 n. 2263) per consentire al capo del governo dell’epoca, l’on. Benito Mussolini, di avere una funzione di preminenza sul Parlamento. Anche allora si invocava la stessa esigenza che viene perorata dai riformatori attuali: rafforzare il governo per rendere più efficiente la sua azione. Sappiamo com’è andata a finire.
Domenico Gallo - il manifesto

sabato 26 maggio 2012

ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Crediamo utile pubblicare e ringraziare, la  relazione  dell' Istituto "Cattaneo" di Bologna a seguito delle recenti elezioni amministrative. A parte la facile propaganda, lo studio dimostra lo stato di preoccupazione in cui versa la nostra democrazia.   Astensionismo, legge elettorali maggioritarie, localismi, partiti in deficit di proposte e distanti dagli interessi concreti dei cittadini e "nuovi" movimenti. La peculiarità della ricerca dell' Istituto "Cattaneo" sta            nell' analizzare i voti e non le percentuali di voti. Con i dati di astensionismo, ben oltre l'astensionismo fisiologico, considerare i voti  (una testa un voto) è l'unico indicatore del reale consenso dei partiti fra gli elettori. Altro è il giudizio che ne consegue per gli eletti. Fare la conta di quanti sindaci un partito o una coalizione ha conquistato è pura sommatoria dovuta allo stravolgimento dell'orientamento degli elettori  dal sistema elettorale maggioritario vigente.  Altre considerazioni sul grado "qualitativo" dell'eletto e delle coalizioni vincenti. Vincere, stravincendo grazie alle storture della legge elettorale, come a Parma o a Palermo in questo contesto non consola, anzi obbliga ad un maggiore attenzione  sempre se si vuole essere  veramente "democratici". Ultima considerazione che si ricava è l' inaffidabilità dei sondaggi, spesso fonti di propaganda per favorire i committenti.  


Tutti i partiti perdono consensi rispetto alle precedenti elezioni regionali.
Crollano Pdl e Lega. Tengono il centro-sinistra nel complesso e l’Udc.
Per i partiti, le maggiori perdite sono al Nord e nella “Zona rossa”.

L’Istituto Cattaneo di Bologna ha effettuato alcune elaborazioni  dei risultati del voto amministrativo appena conclusosi per capire quanto  i contendenti abbiano riscosso  maggiori o minori consensi rispetto alle precedenti elezioni regionali.
Nella nostra analisi, relativa ai 24 comuni capoluogo in cui si è votato, non facciamo riferimento
alle percentuali su voti validi, come di consueto viene fatto,  ma ai voti in assoluto presi dai partiti
e dai candidati. Nella nostra analisi le variazioni temporali sono presentate sia in valore assoluto che
in valore percentuale con riferimento ai valori di  partenza: se un partito passa da 150.000 voti a
135.000, diremo che ha perso 15.000 voti pari al 10% dei suoi voti iniziali.
Dall’analisi dei dati emerge che sia il centro-sinistra sia il centro destra perdono molti consensi.
Tuttavia il centro-destra ha subito una contrazione maggiore.   
Centro-sinistra
Nelle 24 città analizzate il centro sinistra ha perso circa 40.000 voti rispetto alle regionali del 2010,
pari al 7 per cento dei propri voti del 2010. Tuttavia esistono forti differenze territoriali. Mentre al Nord perde circa un quinto dei suoi consensi, nella “Zona rossa” contiene le perdite in linea con la
media nazionale, mentre al Centro-Sud avanza significativamente (+20mila voti).
Per quanto riguarda i partiti, il Partito Democratico ha subito una contrazione pari al 29 per cento
dell’elettorato che lo aveva scelto nel 2010 (pari a un decremento di 91.000 voti): anche nel caso
dei Democratici, abbiamo rilevato importanti differenze tra aree del Paese. Una perdita che si attesta
attorno al 30 per cento nelle città del Nord (- 60.000 voti) e in quelle della Zona rossa (-19.000
voti), a fronte di una riduzione dei consensi del 20 per cento circa nei capoluoghi del Centro-Sud         (-12.000 consensi).
L’Italia dei Valori ha una perdita di 55.000 voti, omogeneamente distribuita in tutti i capoluoghi
senza distinzione di area geografica, pari a oltre la metà del proprio elettorato (-58 per cento a
livello nazionale). Si tratta di una delle formazioni politiche che hanno perduto più voti rispetto alle
regionali del 2010.
I partiti della sinistra (Sinistra Ecologia e Libertà e Federazione della Sinistra) perdono un sesto
dei consensi ricevuti nel 2010 (-16 per cento, pari -12.000 voti), ma la loro prestazione è molto
differenziata per ambito territoriale dei comuni al voto. Un crollo pari a quasi alla metà dei voti al
Centro-Sud (-48 per cento) a fronte di una avanzata di circa il 7 per cento nel Nord e nella Zona 
rossa. 
Centro-destra 
Rispetto alle regionali del 2010, il centro-destra registra un forte calo su tutto il territorio. Le perdite 
riguardano soprattutto la Zona rossa (46.000 voti in meno) ed il Nord (123.000 voti in meno). 
Rispettivamente, -58 e -41 per cento.  
Quanto ai singoli partiti, il  Popolo della Libertà perde 175.000 voti rispetto alle precedenti 
regionali. Se il calo riguarda soprattutto il Nord (-61 per cento, pari a – 101.000) e la Zona rossa (-
60 per cento, ossia -33.000 voti), nel Centro-Sud l’arretramento è comunque consistente (40 per 
cento in meno).  
La Lega Nord è il partito che, in percentuale, arretra più di tutti (-67 per cento). Le sue perdite 
sono molto forti nelle città del Nord, ma sono ancora più consistenti nella Zona rossa, con una 
perdita di quasi l’80 per cento dei voti conquistati nel 2010. 
L’Unione di Centro tutto sommato tiene, contenendo le perdite al 6,5 per cento a livello nazionale 
rispetto alle regionali del 2010. Questo dato nasconde però dinamiche differenziate a livello 
territoriale. Il partito di Casini accusa forti perdite nelle città del Nord (-44 per cento circa), mentre 
guadagna consensi nella Zona rossa (+13 per cento) e soprattutto nel Centro-Sud (più 32 per cento). 
In generale, i dati mettono in evidenza che sia il  centro-destra, sia il centro-sinistra, sia i partiti 
maggiori, perdono consensi soprattutto al Nord e nella Zona rossa. Nel Centro-Sud, Pd e Pdl (così 
come il centro-destra nel suo complesso) hanno perdite minori che nel resto del paese. Nella stessa 
area, il centro-sinistra nel complesso avanza.  

domenica 20 maggio 2012

TERRORISMO

Alcune decine di cittadini democratici, militanti dei Partiti di centro-sinistra (PdCI, PRC, PD, IdV, VERDI ED ECOLOGISTI) di Paderno Dugnano si sono ritrovati , questa mattina, con i loro simboli in piazza  Borsellino e Falcone per ricordare le vittime   dell' attentato  di Brindisi.  
La manifestazione è la risposta unitaria contro il nuovo terrorismo mafioso. Terrorismo mafioso che tornato sulle prime pagine dei giornali si inserisce nella crisi economica, politica e sociale in cui versa il Paese.
Dagli episodi, isolati, ai danni dei funzionari  e alle sedi di Equitalia, alla gambizzazione dell'amministratore delegato di Ansaldo nucleare ora , in crescendo l'attentato con vittime dei ragazzi inermi a Brindisi.
La possibile correlazione fra questi fatti e il ricordo di altre stagioni terroristiche sono stati i commenti fra gli intervenuti. All'orrore e alla indignazione  per quanto avvenuto, la risposta unitaria costituisce la valida  alternativa contro i propositi di destabilizzazione e di  sopraffazione.
Spetta al Governo e alla Magistratura operare rapidamente per arrestare i colpevoli  e committenti di tanto orrore.
Noi continueremo la nostra battaglia unitaria per battere il terrorismo  anche mafioso.




Analisi condivisibile è quanto afferma il magistrato Antonio Ingroia in questa intervista al TG3:




sabato 19 maggio 2012

BRINDISI


BRINDISI:  IL PDCI SI MOBILITA IN TUTTO IL PAESE. OGGI IN PIAZZA A PRESIDI CONTRO TERRORISMO
"Di fronte al terrorismo, di qualunque matrice, le forze democratiche devono reagire subito insieme, unite, per evitare che vinca chi punta, o dal versante criminale o da altri versanti, alla destabilizzazione dello Stato." Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che prosegue: "Le indagini e la magistratura ci diranno la verità su questo vile gesto, intanto oggi saremo in piazza, a partire dai nostri giovani, nei presidi organizzati in tutta Italia, perché un attentato di queste proporzioni non può vederci immobili."

ATTENTATO BRINDISI: DILIBERTO, SCONVOLTI, SI COLPISCE SCUOLA PER COLPIRE FUTURO DEL PAESE
"Quanto successo a Brindisi lascia storditi, attoniti, senza parole. La mafia e la criminalità organizzata colpiscono le scuole, le studentesse e gli studenti per colpire il futuro di questo Paese e perché l'istruzione è di per sé un presidio di democrazia e un antidoto all'illegalità." Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che prosegue: "Alle famiglie delle vittime va la solidarietà e la vicinanza affettuosa mia e di tutto il Partito. La battaglia contro la mafia e per la legalità deve essere una priorità nazionale.

....................................................................................................................


INVITIAMO LE  CITTADINE E I CITTADINI DI PADERNO DUGNANO A PARTECIPARE AL PRESIDIO CONTRO IL TERRORISMO E LA MAFIA DOMANI

DOMENICA 20 MAGGIO                                                 dalle ore 9,30           
in Piazza BORSELLINO e FALCONE
a Paderno Dugnano



domenica 13 maggio 2012

TRAM MI- LIMBIATE


                                                  

 


SALVIAMO IL TRAM MILANO-LIMBIATE

Nonostante la delibera per il finanziamento della messa in
sicurezza votata dal Comune di Milano, con una decisione
improvvisa e senza nessun preavviso all’utenza
l’USTIF (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi del Ministero
dei Trasporti) ha fermato il tram Milano-Limbiate sostituendolo
con corse automobilistiche.
Esiste un progetto di riqualificazione per cui sono stati già
stanziati 60 dei 100 milioni necessari, condiviso da
Regione Lombardia, Provincie di Milano e Monza-Brianza e
dai comuni di Cormano, Senago e Limbiate ma la cui
partenza è frenata dai comuni di Paderno Dugnano (che ha
5 fermate) e Varedo (toccato marginalmente con una sola fermata)
Il trasporto su gomma è meno efficiente e su una tratta come
la Comasina, già pesantemente trafficata, non farà altro che
contribuire ad aumentare intasamento e ritardi ed a
peggiorare la qualità dell’aria già gravemente inquinata e della
vita dei cittadini e degli utenti.

CHIEDIAMO
UN TRASPORTO PUBBLICO SOSTENIBILE

LA RIQUALIFICAZIONE
DELLA LINEA MILANO-LIMBIATE

Federazione della Sinistra, Partito Democratico, Verdi, Rete Ecologisti e Civici

sabato 12 maggio 2012

Grillo e il suo spin doctor: la Casaleggio Associati - micromega-online - micromega

Grillo e il suo spin doctor: la Casaleggio Associati - micromega-online - micromega

TRAM MILANO-LIMBIATE

I solerti funzionari del Ministero dei trasporti , senza pensare ad alcuna discussione, con un atto d'imperio ci  hanno cancellato il tram che collega Milano a Limbiate.
Dopo averci cancellato la tramvia che ferma a Calderara ora la tramvia che serve i cittadini del quartiere di Cassina Amata.
Responsabilità di questo sopruso è anche dell'Amministrazione di centrodestra e Lega nord di Paderno Dugnano. Il Sindaco Alparone e la sua maggioranza si sono distinti per la mancanza di una seria e possibile politica dei trasporti   urbani e intercomunali.
Alla mancanza di proposizione hanno sostituito la politica dei sogni. Hanno sognato e indicato nel loro programma elettorale  l'arrivo della metropolitana a Paderno Dugnano sapendo che i denari relativi non ci sono e non ci saranno per tanti anni ancora. La  ricerca dell'uniformità istituzionale, comunale,  provinciale e regionale, tanto cara al Sindaco , costringe i cittadini di Paderno Dugnano a nuovi sacrifici e rinunce .  La contrapposizione, i contrasti fra i rappresentanti nostrani del centrodestra e i loro omologhi provinciali e regionali e la causa prima per le condizioni di abbandono e di declino dei trasporti pubblici e privati che interessano Paderno Dugnano.
Per questo e per mandare a casa questi amministratori che invitiamo i cittadini al  presidio che si svolgerà domani DOMENICA 13 MAGGIO alle ore 9,15 in località VILLAGGIO AMBROSIANO.

12 maggio ROMA










Grande manifestazione nazionale della Federazione della sinistra a Roma. Le fonti stampa ammettono che circa 50.000 sono stati i manifestanti sotte le bandiere del Pdci, di Rifondazione comunista.

Significativa  la presenza di esponenti di spicco di Italia dei Valori e di Sinistra e Libertà.

La manifestazione ha avuto un risvolto internazionale con la presenza e partecipazione dei  rappresentanti dei partiti Comunisti di Francia e  Grecia. 


I rappresentanti nazionali della Federazione della Sinistra ,Diliberto, Ferrero e Salvi  hanno  centrato i loro discorsi contro il governo dei banchieri Monti e la sua politica antipopolare e antidemocratica. La ricetta dei tagli allo stato sociale e ai diritti dei lavoratori  sta causando l'aggravio delle condizioni economiche e sociali e prospettano un futuro di asservimento agli interessi dei gruppi finanziari italiani e europei. Per questo si chiede che si fermi il governo dei banchieri e si lavori per una sinistra unitaria in grado di lavorare assieme al Partito Democratico per un governo di rinnovamento come in Francia.






martedì 8 maggio 2012

12 MAGGIO A ROMA

SABATO 12 MAGGIO TUTTI A ROMA PER AFFERMARE CHE "L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA, FONDATA SUL LAVORO" E NON SUI LICENZIAMENTI  DEI LAVORATORI.

PULLMAN DA MILANO ORE  5,45 CON PARTENZA DA:
 FAMAGOSTA zona metropolitana
LAMPUGNANO terminal pullman
GESSATE zona metropolitana
Ora di Ritrovo 5.45
Partenza da Roma ore 20
COSTO € 40

ELEZIONI AMMINISTRATIVE


di G. P.
La recente consultazione elettorale amministrativa non può essere derubricata come semplice passaggio politico, alla stregua di altre analoghe consultazioni che si sono tenute in questi ultimi anni. Le novità politiche che si sono prodotte in questa circostanza, infatti, sono di tale portata da gettare più di una luce sulle dinamiche che attraversano il corpo elettorale del nostro paese. Naturalmente occorre avere l’attenzione di considerare il voto amministrativo per quello che è, tenendo conto cioè delle sue peculiarità.
Il primo dato che è stato giustamente messo in rilievo da più esponenti politici e commentatori, è stata la crescita dell’astensionismo, misurabile nell’ordine del  7% circa. Quello che invece è stato messo un po’ in ombra è che il fenomeno presenta differenziazioni sul piano territoriale, essendo più concentrato al nord. Se l’astensionismo riflette una disaffezione alla politica, si può allora sostenere che il centro nord del paese è la parte che oggi è più attraversata da una crisi del senso di appartenenza ai partiti e di sfiducia nelle istituzioni, anche locali. Ciò non significa che al sud, all’opposto, vi sia un più radicato senso delle istituzioni, ma probabilmente che qui la dimensione politico-istituzionale, mediata spesso dal clientelismo e certamente più centrale nella vita sociale, conserva un suo peso maggiore.
Non casualmente, il fenomeno Grillo, altra grande novità di queste elezioni, si distribuisce geograficamente in modo pressoché analogo sul piano territoriale, costituendo, almeno per ora, un fenomeno tipicamente centro settentrionale. La sommatoria dei due fenomeni tende ancora di più a differenziare le dinamiche politiche ed elettorali fra le due principali aree del paese. Sul fenomeno Grillo vi sarebbe molto da dire. E’ chiaro che esso è la risultante di un’azione reiterata di delegittimazione del sistema politico veicolata dai mass media, ma la sua estensione fa pensare a qualche cosa di più. Non può sfuggire l'importanza assunta, a tale riguardo, dalla crisi che percorre il paese sul piano sociale, il senso di delusione di massa che essa produce, lo smarrimento e il senso d’impotenza che si diffonde in assenza di una risposta adeguata.
Astensionismo e grillismo alterano profondamente gli equilibri politici locali. Non si dispongono a oggi di serie analisi sui flussi elettorali che consentirebbero di validare alcune ipotesi, tuttavia quel che è certo è che questi fenomeni hanno come corrispettivo la crisi di gran parte del quadro politico. Dalle elezioni amministrative esce devastato il centro destra, sia nel caso del PdL, che in quello della Lega. Analizzando in prima battuta i comportamenti elettorali nei 26 comuni capoluoghi di provincia, i risultati sono sorprendenti. Il PdL perde rispetto alle precedenti amministrative qualcosa come più della metà dei suoi consensi in termini percentuali, rispetto alle regionali quasi i due terzi. Una tale disfatta non potrà che avere effetti dirompenti e il voto annuncia la possibilità di una grande ristrutturazione nella destra italiana, specie in considerazione del fatto che il centro, del cui successo molti non avevano dubbi, si attesta sulle percentuali delle scorse amministrative e subisce un ridimensionamento rispetto alle regionali.
Tuttavia, non solo Il PdL è scosso da una grave crisi, ma ciò vale anche per  la stessa Lega. Il caso Verona, con il successo di Tosi, resta la classica “rondine che non fa primavera”. Il dato aggregato, infatti, evidenzia una crisi fortissima. Il fatto che in termini di peso percentuale la Lega conservi sul piano amministrativo più o meno la forza di cinque anni fa non modifica per nulla questo giudizio, dato che dal 2007 a oggi la sua crescita era stata di tali proporzioni da non giustificare in alcun modo il livello di consensi ottenuto in questa consultazione. Il confronto più significativo e illuminante è, infatti, quello con le regionali. In questo caso si assiste a un vero e proprio crollo. In percentuale la Lega perde qualcosa come i due terzi del suo peso. 
Naturalmente, sia nel caso del Pdl che della Lega nord, all’origine di questa disfatta stanno vicende che rimandano alla fallimentare esperienza del governo Berlusconi. Nel caso specifico della Lega, poi, si aggiunge la vicenda recente sulla gestione delle risorse che ha inferto un duro colpo alla credibilità di un partito che era uscito malconcio e insoddisfatto dall’esperienza di governo.
Le elezioni amministrative, tuttavia, indicano che sui comportamenti degli elettori la crisi agisce e in particolare cresce il rifiuto delle politiche del governo Monti. E, infatti, tutte le forze di governo, seppure in modo molto diverso sono penalizzate. Si è detto del PdL, il cui crollo è rovinoso e della flessione, sebbene non così marcata, del terzo polo, ma anche lo stesso PD non ne esce indenne. E, infatti, a dispetto delle dichiarazioni dei dirigenti di questo partito, il risultato non è tranquillizzante. Il Pd, infatti, subisce una flessione percentuale sia rispetto alle precedenti amministrative, sia rispetto alle ultime regionali. In questo secondo caso la flessione è più consistente giungendo a circa un terzo del peso percentuale. L’elemento che offusca queste dinamiche è il fatto che nonostante questi andamenti, il PD avvantaggiandosi del crollo del centro destra, è in grado di accrescere la propria presenza nelle istituzioni locali, concorrendo con buone possibilità per la conquista della maggioranza delle amministrazioni dei comuni capoluoghi e quindi ribaltando i rapporti di forza a livello locale. Ma si tratta, per l’appunto, dell’effetto di una crisi più marcata degli avversari, che cela comunque  una crescente difficoltà - nonostante le smentite – a reggere una collocazione di governo sempre più penalizzante.
Di per  sé, questo fatto, e cioè la perdita di consensi fra le forze di governo impegnate nel sostegno di scelte dichiaratamente liberiste, non è nello scenario europeo un’anomalia. I casi della Francia e della Grecia sono a tale riguardo indicativi. Il punto è che, a differenza di questi, la dinamica che si produce nel nostro paese non trascina la crescita della sinistra. IdV, SEL, e la stessa FdS, pur presentando risultati più incoraggianti del PD, tuttavia non sfondano. Si può discutere del perché ciò avvenga. E’ chiaro che la scarsa mobilitazione sociale non ha favorito l’affermarsi di posizioni alternative, né i tempi e le modalità della crisi sono eguali a quelli di altri paesi, come nel caso della Grecia. Il PD, inoltre, non presenta ancora uno stato di crisi così accentuato come il PasoK. In ogni caso il vento del cambiamento che aveva attraversato la scorsa competizione amministrativa non si è esaurito. I casi di Palermo e di Genova, con il successo di Orlando e Doria, ci parlano di una domanda di alternatività e discontinuità che è presente nell’elettorato progressista
.
In questo contesto un ragionamento va fatto anche sulla FdS. Il risultato globale è di tenuta, attestandosi sui livelli raggiunti negli stessi comuni in occasione delle scorse elezioni regionali e cioè intorno  al 2.3 – 2,5%. L’approssimazione è d’obbligo, poiché la FDS in queste elezioni nei comuni capoluogo si è presentata in diversi casi con liste unitarie di sinistra, che peraltro hanno avuto un buon risultato. E’ il caso della Sicilia, dove il risultato ottenuto dalla lista con i Verdi che sosteneva Orlando è stato davvero rilevante, anche se non sufficiente a raggiungere e superare la soglia del 5% necessaria in questa regione per ottenere una rappresentanza. Buoni risultati hanno ottenuto anche altre liste unitarie in Sicilia. In ogni caso, questo risultato, in considerazione del fatto che si ottiene nei comuni e in realtà in cui la FDS di solito non presenta grandi potenziali elettorali, suona come una conferma indiretta di alcuni sondaggi positivi sul voto politico.
 In queste elezioni nei comuni capoluogo non si sono sperimentate solo liste unitarie di sinistra, ma anche coalizioni alternative al centro sinistra. Queste coalizioni, presenti in otto casi su 26, registrano andamenti diversi. Se nei casi siciliani, oltre che a quello di  Asti, i risultati sono più che lusinghieri, lo stesso non si può dire per altre realtà, come a Parma, a  Frosinone e in due città pugliesi, Brindisi e Taranto. In tutte queste realtà all’origine della rottura vi sono stati dissensi con il centro sinistra in ordine al perimetro dell’alleanza, per l’intenzione del PD di aprire la coalizione a forze centriste e in taluni casi di destra, ma anche per dissensi di merito sulle scelte politiche compiute nell’ambito amministrativo. I risultati qui sono scarsi e testimoniano di difficoltà nella costruzione di schieramenti alternativi adeguati. In ogni caso sono prevalsi anche in questa tornata elettorale le coalizioni di centro sinistra, il cui andamento riflette, in primo luogo, lo stato di salute della FDS nei vari territori. Buoni risultati si ottengono fra l’altro a Belluno,  Gorizia, Rieti, la Spezia, Como, Lucca, L'Aquila, Isernia. Maggiori difficoltà si riscontrano in altre realtà. Le differenze nei comportamenti registrano, alla fin fine,  peculiarità locali e i diversi gradi di radicamento delle forze della federazione.


ATTENTATO (QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO)

L' attentato dell'altro ieri,  all' Amministratore delegato di Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi ci riporta la memoria indietro in anni in cui gli attentati, le gambizzazioni e le uccisioni erano all'ordine del giorno. Esprimiamo   totale condanna dell'attentato e piena solidarietà al dott. Adinolfi.  Episodi spesso in perfetto orario per spostare l'attenzione dell'opinione pubblica dai temi,gravi,  del momento. Anche questo attentato  rispetta la puntualità, il perfetto orario. Da tempo assistiamo a quanto succede nella più grande industria meccanica con capitale pubblico, la Finmeccanica.
 Scandali, corrutele, spacchettamenti aziendali e non ultima la vicenda Belsito-Lega nord sono i temi che attraversano questa grande azienda. Ora la gambizzazione dell'A.D. Adinolfi.    
Curiosamente la grande stampa (si fa per dire) non approfondisce il tema. La reticenza, l'indiferenza la fa da padrona. Noi ci permettiamo di fare qualche analisi invitando i lettori a una riflessione attenta. 
di A.M.

finmeccanicaL’Onorevole Maroni, poco tempo fa dichiarò che gli scandali che colpivano la Lega erano solo un pretesto, e che il vero obiettivo era lo spacchettamento di Finmeccanica. Lo stesso Maroni ha sempre negato la teoria del complotto, e ha inforcato la ramazza padana per fare pulizia. Molti giornali invece ci cantano sempre la solita canzone della bomba a orologeria giudiziaria. A noi pare che se anche ci fossero bombe del genere, la Magistratura non possiede affatto il timer. Questa mattina, un corsivetto poco visibile sul Corriere della Sera ci racconta che l’AD di Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi è stato gambizzato a Genova Marassi. L’attentato sembrerebbe un “avvertimento” più che un tentato omicidio, perché il proiettile, leggiamo è subito fuoriuscito dalla gamba. I “professionisti”, in questi casi, non sbagliano. L’articoletto, brevissimo e di poco rilievo, dice che si preparava una riunione importante nella quale si sarebbe decisa la sorte delle attività civili di Finmeccanica. L’AD Orsi sta effettivamente pensando ad una ristrutturazione, alias dismissione delle attività di Finmeccanica non legate alla guerra.

Qualche giorno fa, a Zanica, Umberto Bossi ha rilanciato la propria candidatura alla Segreteria della Lega e ha dichiarato: questo è un paese di m… i Servizi Segreti non funzionano, non si erano neanche accorti che Belsito trafficava con la mafia! Ha anche rilanciato la teoria del complotto dei Servizi Segreti contro la Lega.

Ora, dalle inchieste fin qui condotte dalla Magistratura appare abbastanza evidente che le attività prevalenti a cui si dedicavano i principali protagonisti della storia sono attività di spionaggio. Le altre, come il direttore dell’Avanti e l’imprenditore ittico, solo una copertura.

Il signor Lavitola lo abbiamo già incontrato nella fabbricazione del falso dossier contro Fini sulla casa di Montecarlo, negli scandali Tarantini - escort, a Panama, insieme a rappresentanti del Governo. Questo è davvero inquietante…Quanto a Belsito, anche lui giocava alla spia e fabbricava dossier a fini di ricatto. Aveva delle entrature nelle forze dell’ordine. Questo è inquietante.

Del resto, che lo spionaggio avesse a che fare con gli scandali che stanno colpendo Finmeccanica, ce lo diceva nel 2010 un altro articolo di Fiorenza Sarzanini, sul Corriere della sera. Ma allora si trattava di altri uomini, Lorenzo Cola e Gennaro Mokbel.

I Magistrati dicono che Lavitola non li convince, e si chiedono, giustamente, chi è il Puparo.

Un autore competente come il Giannuli ha osservato giustamente che i servizi d’Intelligence costituiscono sempre un vulnus per uno Stato di diritto. Per quanto ci si sforzi, si tratta comunque di legalizzare l’illegalità, di consentire a determinati corpi di agire al di fuori della Legge. Del pari, egli osserva che una piena trasparenza dello Stato di diritto nelle condizioni attuali non è possibile. Viviamo in un mondo globale dove uno Stato che abolisse del tutto queste opacità non durerebbe a lungo. Sarebbe un’utopia, come il disarmo unilaterale? Il defunto Governo Prodi aveva varato una riforma dei Servizi, nota come Legge 124/2007. Li aveva assoggettati maggiormente alla politica, facendoli rispondere al Presidente del Consiglio. Quando la toppa è peggiore del buco! Osserva lo stesso autore. In realtà si può usare la massima del Machiavelli: il fine giustifica i mezzi. Il problema, infatti, sta nel fine.

E’ il fine, in tutto ciò, che ci lascia perplessi. Conoscere i Pupari significherebbe conoscere i fini che si stanno perseguendo, e sapere anche chi ne trae giovamento. La distruzione della migliore azienda italiana, ancora in parte statale e pubblica, è un fine per noi criminale, in ogni senso. A proposito, i conti di Finmeccanica andavano molto bene quando c’erano le commesse del Rais. Ma il suo Ministro del petrolio, l’uomo degli affari economici, Ghames, che aveva abiurato e si era rifugiato in Austria, è stato trovato morto, pochi giorni fa nel Danubio.

I giornali hanno scritto: per cause naturali.

Recentemente anche Mario Monti è intervenuto sull’argomento dei Servizi Segreti: ha raccomandato che il reclutamento dell’Intelligence avvenga nelle Università. Come dire? forse anche i nostri Servizi Segreti hanno bisogno di un governo di professori? Bisogna rivedere il reclutamento?

Chi lo sa? Noi puri di cuore preferiremmo pensare che uomini come Lavitola e Belsito siano dei freelance dello spionaggio, e che di Pupari ne abbiano più d’uno, di volta in volta il maggiore offerente.

Se potessimo intervistare l’Onorevole Maroni, gli domanderemmo che opinione si è fatto sul funzionamento dei Servizi Segreti di questo Paese. In fondo, lui era fino a poco tempo fa Ministro dell’Interno, cioè capo di quel Dicastero sensibile, da Yalta in poi affidato sempre a uomini di provata fedeltà atlantica, cui risponde l’Ufficio Affari Riservati. Un Ufficio che dovrebbe essere in grado, in meno di 24 ore, di appurare con assoluta certezza se una signorina minorenne fermata in Questura per furto è o non è la nipote di Mubarak. Se questo non accade è davvero una questione di inefficienza? Gli chiederemmo anche, alla luce oscura di tutto questo, se ha modificato la sua nozione di pulizia, nei Partiti, e prima ancora in una democrazia.