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martedì 26 giugno 2012

LAVORATORI


Il comunicato stampa del PdCI ha colto nel segno . Nel giro di  poche ore si sono registrate le seguenti reazioni: L'Amministrazione comunale ha emesso un comunicato pubblicato sul sito comunale;  hanno deciso di  tergiversare sulla richiesta del nostro capogruppo  Mauro Anelli;  è stata presentata un interrogazione al sindaco da parte del capogruppo del Partito democratico. Infine ci risulta  convocata la riunione  RSU  e Amministrazione comunale    per  cui siamo in attesa di notizie  pubbliche.  
L' Assessore al Personale del Comune di Paderno Dugnano  Giovanni Di Maio, in quota della lista personale-civica  Lista Di Maio,   ha firmato in data 25 giugno un comunicato stampa in risposta al nostro del 24 scorso. Il titolo del comunicato dell' Assessore è un capolavoro di demagogia(questa Si!)  e di impertinenza.  Recita: "Nessuna divergenza con i lavoratori, sempre confronto costruttivo ". Se fosse vero i Lavoratori, i loro rappresentanti e il nostro Partito non avrebbero agito, scritto e richiesto incontri.  "Il confronto costruttivo" dell'amministrazione di centrodestra+Lega nord+Lista  DiMaio sarebbe proficuo se con il comunicato si rispondesse al quesito posto, da febbraio scorso e  senza dare risposte che nessuno ha domandato,senza autosantificarsi per analoghi "confronti" in altri enti comunali.  
Le segnalazioni che pubblichiamo  delle RSU e della FP CGIL , datate 29-02-2012 e  21-06-2012 sono la prova  provata che  le "divergenze" ci sono e si sono nel tempo incancrenite. Segnalazioni scritte che l' Assesore Di Maio omette di rendere noto alla stampa     l'Assessore e la sua maggioranza    forse pensano che trascorrendo inutilmente il tempo le divergenze si possano appianare?  Il Sindaco  Alparone e l'Assessore Di Maio abbiano la bontà di rispondere  ai Lavoratori rapidamente, come Noi Comunisti italiani sollecitiamo. 

  



Paderno Dugnano, 20/02/2012 Al Sindaco

Alla Giunta Comunale

Al Segretario Comunale
Ai dirigenti
p.c. Ai Lavoratori del Settore Pianificazione del Territorio


SEGNALAZIONE AI SENSI DELL’3 DEL VIGENTE REGOLAMENTO PER LE PARI OPPORTUNITA’ APPROVATO CON DELIBERAZIONE DI G.C. N. 82/2008

La R.S.U. del Comune di Paderno Dugnano, venuta a conoscenza del perdurarsi di una situazione di forte disagio lavorativo all’interno del Settore Pianificazione del Territorio presenta la seguente segnalazione.
I lavoratori del settore in questione, denunciano una situazione lavorativa ormai insostenibile: continue minacce ed aggressioni verbali soprattutto nelle modalità con cui vengono fatte.
Questi atteggiamenti hanno prodotto e producono nel tempo, effetti di sofferenza psicologica e morale, determinano isolamento all’interno del posto di lavoro e impediscono di svolgere al meglio il proprio lavoro.
Tale condotta vessatoria, abituale e ripetitiva è aggravata anche dal fatto che il dirigente in questione è un uomo e le persone sottoposte alle aggressioni verbali sono a maggioranza donne.
Ci viene riferito inoltre che l’effetto scatenante di tali aggressioni è spesso imprevedibile ed immotivato.
Riteniamo che tali comportamenti ricorrano in quelli citati nella Direttiva 2002/73/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002 pubblicata sulla GUCE n. 269 del 5 ottobre 2002, volta a favorire l’attuazione del principio di parità di trattamento tra uomini e donne, che considera molestie tutte quelle situazioni in cui si verifica un comportamento indesiderato connesso al sesso di una persona avente lo scopo o l’effetto di violare la dignità di tale persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante umiliante e offensivo.
Si richiama inoltre l’attenzione sul fatto che l’integrità fisica è un bene giuridico da tutelare e che lo stress è uno dei fattori direttamente correlati ai problemi di salute connessi con il lavoro su cui è obbligatoria la sorveglianza medica da parte del datore di lavoro.
Chiediamo pertanto che l'Amministrazione comunale intervenga con gli strumenti a sua disposizione per sanare tale situazione al fine di creare un clima sereno che agevoli le buone relazioni, consapevoli che ciò sia utile a tutti e soprattutto al servizio.
In attesa si porgono distinti saluti.

RSU Comune di Paderno Dugnano
La coordinatrice Angela Lombardi






Paderno Dugnano, 21/06/2012 
 Al Sindaco

Alla Giunta Comunale

Al Segretario Comunale
Ai Consiglieri Comunali
p.c. ai Lavoratori del Settore Pianificazione del Territorio


PRESA D’ATTO DELLA PERMANENZA DELLE CONDIZIONI LAVORATIVE IN CUI OPERANO I LAVORATORI DEL SETTORE PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO

Con riferimento alla ns. precedente segnalazione del 20/02/2012, la R.S.U. prende atto che ad oggi, gli organi preposti a capo di questa organizzazione non si sono fatti promotori di azioni significative, affinchè i lavoratori del settore in questione possano operare in un clima di serenità, con regole chiare dove ognuno per la propria competenza contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di questa Amm.ne Com.le.

Le situazioni di forte disagio che venivano evidenziate nella ns. precedente segnalazione, purtroppo si sono confermate, anzi ulteriormente aggravate come emerso dalla riunione del settore tenutasi in data 14/06/2012.

Nella medesima riunione con i lavoratori del settore venivano evidenziati i seguenti aspetti organizzativi:

  1. confusione di ruoli nelle competenze e assenza di coordinamento;
  2. mancanza di confronto sui compiti assegnati;
  3. assenza di indicazioni interpretative sulle disposizioni di legge;
  4. risposte e disposizioni contraddittorie sul medesimo argomento;

I punti sopra segnalati hanno come effetto una ripercussione negativa sulla qualità dei servizi elargiti, che risultano emessi con forte ritardo e poca chiarezza.

Alle indicazioni sul modo confuso di operare, si aggiunge che le stesse vengono impartite con toni poco consoni al ruolo ricoperto, privando le persona della dignità e del rispetto doveroso in un ambiente di lavoro sano.

Ad oggi, non è azzardato affermare che i lavoratori del settore siano sottoposti quotidianamente a forte stress emotivo, con ripercussioni anche sulla vita privata. Ricordiamo che l’integrità fisica è un bene giuridico da tutelare e che lo stress è uno dei fattori direttamente correlati ai problemi di salute connessi con il lavoro, su cui è obbligatoria la sorveglianza medica da parte del datore di lavoro

Le azioni proposte dalla Amm.ne Com.le alfine di pervenire a soluzioni efficaci, consistenti in un breve percorso volto a misurare il potenziale organizzativo, la revisione dell’analisi dello stress-lavoro e altre azioni relative alle relazioni interne, non si configurano come quelle più adeguate alla risoluzione del problema, in quanto individua nei lavoratori la causa, ignorando volutamente le origini del problema.

Chiediamo nuovamente l’intervento immediato dell’Amministrazione Comunale, e non avendo ad oggi trovato riscontro positivo in tal senso interessiamo anche il Consiglio Comunale di ciò che sta avvenendo, affinchè i lavoratori possono svolgere le funzioni a loro assegnate, motivati in un clima di serenità.

RSU Comune di Paderno Dugnano FP CGIL MILANO
La coordinatrice Angela Lombardi Alexandra Bonfan






domenica 24 giugno 2012

LAVORATORI






PARTITO dei COMUNISTI ITALIANI/FEDERAZIONE della SINISTRA
Sezione “ENRICO BERLINGUER”
via Rotondi 41, Paderno Dugnano


COMUNICATO STAMPA


Il Partito dei Comunisti italiani sostengono e condividono l'azione dei Lavoratori e delle RSU del Comune di Paderno Dugnano .
Da tempo i Lavoratori dell'ente denunciano il deterioramento delle condizioni lavorative. Organizzazione del lavoro inefficace e poco produttiva, minacce , vessazioni , discriminazioni  sono le denunce dei Lavoratori inascoltati dall' Amministrazione di centrodestra PDL e Lega nord.
Il Sindaco Alparone e la sua Giunta sono i responsabili di quanto sta avvenendo. La nomina clientelare-feudale di taluni dirigenti, effettuata sulla base dell'appartenenza partitica e non sulla base di una rigorosa selezione professionale, ha determinato e aggravato questo stato di cose.
Alla denuncia dei Lavoratori il nostro Capogruppo Mauro Anelli ha chiesto l'immediata convocazione di una riunione dei Capogruppi consiliari.
Il Partito dei Comunisti italiani/Federazione della sinistra ritiene che l'Amministrazione comunale abbia l'obbligo e il dovere di rispondere immediatamente ai Lavoratori. Innanzitutto ricercando e rimuovendo le cause che hanno prodotto l'attuale stato ed evitando di attribuire, strumentalmente, ai Lavoratori le responsabilità.
Dovere per l'Amministrazione comunale, affinchè con un rinnovato e salubre ambiente lavorativo si ricostituiscano le basi per un lavoro proficuo.


X il Comitato Direttivo della Sezione PdCI/FdS
DI MODUGNO DOMENICO

Paderno Dugnano 24 giugno 2012 

giovedì 14 giugno 2012

DIRITTO DI SUPERFICIE







PARTITO dei COMUNISTI ITALIANI/FEDERAZIONE della SINISTRA
Sezione “ENRICO BERLINGUER”
via Rotondi 41, Paderno Dugnano


COMUNICATO STAMPA


Il Partito dei Comunisti italiani/Federazione della Sinistra di Paderno Dugnano, condivide e sostiene le forze sociali e le forze politiche che rispetto la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà delle zone destinate ai piani di Edilizia Economica e Popolare (P.E.E.P.) per brevità “aree 167”, per l'impegno alla revisione dei criteri di calcolo, stime dei valori degli immobili ed equità nella determinazione dei corrispettivi da pagare, auspica che i futuri introiti derivanti da tale trasformazione siano destinati all' Edilizia sociale. Questo impegno lo riteniamo fondamentale quale segnale dell' Amministrazione pubblica nel rilancio dell' edilizia popolare dopo decenni di mancata attenzione. Destinare i proventi della trasformazione del diritto di superficie al finanziamento di opere primarie per la collettività, in specie per i cittadini a basso reddito, significa una buona politica e il miglioramento della vivibilità del territorio.

X il Comitato Direttivo della Sezione PdCI/FdS
DI MODUGNO DOMENICO

Paderno Dugnano 14 giugno 2012 

INTERRAMENTO


Ora basta, INTERRATA O NIENTE

A seguito dei recenti sviluppi, CLICCA QUI il CCIRM ha deciso di rompere gli indugi
Prendendo atto dell'atteggiamento e delle intenzioni della Provincia di accantonare definitivamente qualsiasi ipotesi di interramento è giunto il momento di azioni popolari incisive.

PERTANTO

Domenica 17 Giugno, dalle ore 09:30
 nei pressi alla Chiesa di Paderno in via Roma, 

siamo tutti caldamente invitati a presenziare per  informare, il maggior numero di persone possibile, circa le novità(negative) del progetto Rho-Monza a cielo aperto, del quale è stata appena resa nota l’azienda aggiudicataria- 

http://interramento.padernesi.com/joomla/index.php/notizie/42-il-progetto-della-provincia-aggiornamenti/178-rho-monza-ci-sarebbe-laggiudicataria-provvisoria
IL TEMPO È SCADUTO

NON MANCARE 





COMUNICATO STAMPA DEL 13 Giugno 2012
AUTOSTRADA RHO-MONZA - Tratta Padernese

Ora basta, INTERRATA O NIENTE!

09 Maggio 2012

L'assessore provinciale De Nicola, respinge nuovamente l'ipotesi dell’interramento a seguito delle elevate stime economiche avanzate dalla società Serravalle.

29 Maggio 2012

Il TAR di Milano, respinge il ricorso presentato dal comune di Paderno Dugnano.

31 Maggio 2012

Compare l'impresa aggiudicataria provvisoria dell'appalto della Rho-Monza a cielo aperto.

Questi fatti dimostrano definitivamente, che si sta procedendo verso la realizzazione della Rho-Monza secondo il progetto delle 14 corsie a cielo aperto e ponte ad arco.
Da troppi anni i Comitati e le Associazioni, prima, e i Comuni, poi, impegnano tempo e risorse NON PER IMPEDIRE che l'opera venga realizzata, bensì perché venga realizzata nel rispetto della salute dei cittadini e del territorio, sottoponendo a Serravalle e alle istituzioni competenti diverse varianti di interramento, tutte realizzabili e compatibili coi tempi previsti dal crono programma.
Dal canto suo, la Provincia, invece di apprezzare e assecondare questa propositività, ha sempre ostacolato e bocciato qualsiasi ipotesi le venisse sottoposta, ponendo l'aspetto economico come unico parametro decisionale e impedendo, di conseguenza, l’affiorare di idee alternative di interramento.
Un comportamento incomprensibile da parte di un'istituzione che, eletta per rappresentare la volontà dei cittadini, sembra preferire lo scontro diretto con questi ultimi anche quando si dimostrano propensi all'infrastruttura, purché realizzata nel rispetto della salute e del territorio.
Prendendo atto di questo atteggiamento e delle intenzioni della Provincia di accantonare definitivamente qualsiasi ipotesi di interramento è giunto il momento di azioni popolari incisive.
A cominciare dall'appuntamento collettivo di Domenica 17 Giugno, dalle ore 09:30 davanti alla Chiesa di Paderno in via Roma


(Photoviews)


Il comitato per l'interramento della Rho-Monza (CCIRM)  assume una presa di posizione forte: O SI INTERRA l'autostrada nel tratto padernese o meglio NIENTE senza spendere, risparmiando, milioni di euro di denaro pubblico inutilmente.
E'la nostra posizione fin dall'inizio della vicenda dal 2009 e ancor prima. http://mimmo56.blog.kataweb.it/?p=49. Gli sforzi e la volontà propositrice dei cittadini si stanno  infrangendo nel muro di gomma delle istituzioni locali e provinciali. L'atteggiamento della giunta Alparone, dilatorio e colluso con la giunta provinciale ha contribuito all'esito  che il comunicato del comitato CCIRM annuncia nel suo comunicato.  
Noi siamo consci che la partita con le Amministrazioni del centrodestra e Lega nord  di Paderno Dugnano e della Provincia di Milano si farà sempre più dura. Gli interessi in campo sono grandi, in primis  l' Assolombarda (Confindustria)  che da anni pretende,  trovando  ascolto principalmente  nel centrodestra lombardo , l'asfaltamento sistematico della provincia milanese.
Lo stesso governo Monti,  con il Ministro delle infrastrutture Passera rappresenta un ulteriore difficoltà, con i progetti nel territorio lombado in sintonia con i poteri forti.
L'auspicio che la penuria di fondi per finanziare tutte le infrastrutture annunciate porti a valorizzare solo le opere condivise dai cittadini e non la politica dello spendere tanto per spendere a favore di poche note imprese.
Noi Comunisti ci saremo, invitando  i cittadini a partecipare attivamente, consapevoli che lo scempio del territorio, dell'ambiente e delle condizioni di vita, potranno essere evitati con una politica esatta contraria a quella oggi dominante.  



IMU


Una ingiustizia fiscale: IMU e comuni  di A.S.
A maggior ragione in un momento come questo la materia delle tasse diventa delicata e ogni populismo o schematismo sono nemici della verità. Tutta la spesa pubblica che si traduce in assistenza, servizi e diritti dei cittadini va difesa (anche contro gli attacchi privatizzatori) e lo si può fare solo con una sana tassazione, ma la domanda resta sempre la stessa: chi paga? 


All’inizio della manovra “Salva Italia” il governo si è dato una risposta: paga chi è di più e chi è più affidabile. È più facile prelevare una somma relativamente contenuta ai molti già innervati nelle maglie dell’agenzia delle entrate tramite i 730 o le ritenute alla fonte, oppure con le imposte indirette, piuttosto che prelevare molto ai pochi ricchi e ricchissimi. Quindi no alla patrimoniale, misura derubricata frettolosamente ma la cui efficacia e opportunità nessuno ha osato smentire, aumento tendenziale delle addizionali comunali irpef e – ancora di più – l’IVA al 21% e l’aumento delle accise benzina. Queste ultime imposte indirette e quindi identiche sia per il pensionato con la minima che per il milionario e per questo particolarmente inique. E poi l’IMU. Di per sé una tassa sugli immobili, si dirà, ragiona come una patrimoniale: più grande è la casa più alta è la tassa. E poi va ai comuni quindi è anche federalista. Non è del tutto vero. L’ IMU ignora il capitale complessivo di una persona o di una famiglia, colpisce la casa, magari ricevuta per eredità e unico bene rilevante. Se per le seconde case le particolarità di questo tipo possono essere meno, per i possessori di prima casa in un paese notoriamente di proprietari di casa dove ogni onesto lavoratore appena ha potuto si è comprato un tetto, l’incoerenza tra l’IMU e il benessere complessivo di un cittadino diventa più probabile. Metà dell’incasso andrà allo Stato. Ma i “ritocchi” delle amministrazioni comunali graveranno solo sui comuni quindi ogni amministrazione si guarderà bene dall’abbassarla, visti i grossi guai in cui versano già le finanze degli enti locali. La tendenza sarà quindi di aumentare l’aliquota dello 0,76% sulle seconde case. Ma anche qui ci sono grossi problemi. Per la normativa del governo figura come seconda casa anche l’abitazione di un internato in ospedale o in casa di riposo, che quindi non abita più lì non certo per sfizio. Con ulteriore aggravio per i parenti che con tutta evidenza dovranno pagare di tasca propria. Così come non si distingue tra gli edifici necessari all’attività produttiva e quelli semplicemente a disposizione: le botteghe dei piccoli artigiani o esercenti, categorie già in grosso affanno per la crisi, non hanno alcuno sgravio. A conti fatti l’IMU, così come consegnato dal Governo ai Comuni, è una imposta approssimativa, che taglia con l’accetta ogni particolarità sociale e genera una tale mole di casi particolari ingiusti da rendere un caos anche capire come pagarla. L’affronto finale viene dalla statistica: proiezioni alla mano l’aumento medio rispetto all’ICI riguarda più i poveri dei ricchi. Una casa di lusso pagherà una imposta proporzionalmente poco maggiorata alla vecchia ICI rispetto ad una casa modesta. Si sarebbe potuto fare altrimenti? Si. Due cose molto semplici su tutte: con una patrimoniale sui ricchi (non sono in crisi i consumi di fascia alta in Italia, ma quelli popolari), recedendo da una parte consistente dei 15 miliardi preventivati per i noti caccia bombardieri F35, si sarebbe evitato di gravare sulla gente comune, pensionati e lavoratori, ammazzando i consumi. Ma si può fare qualcosa anche adesso. L’azione dei comuni può intervenire sulla seconda o terza rata dell’IMU, è più di una opportunità, correggerne le ingiustizie è un dovere verso i cittadini. Certo sarebbe più semplice avendo una seria previsione di bilancio, cosa che mi risulta molte amministrazioni comunali non siano state in grado di fare. Dove la distribuzione di prime e seconde case lo consente si può abbassare l’aliquota sulla prima casa dello 0,2% alzando per bilanciare quella sulla seconda casa. Da qualche parte, come a Polistena (RC), è già stato fatto. Ma ovunque è d’obbligo correggere lo scempio davvero offensivo sulle case degli internati e correggere le aliquote sugli edifici produttivi. Da ultimo l’addizionale comunale. Da tempo ormai lo andiamo ripetendo: i comuni possono riparametrarla: lo facciano secondo gli scaglioni nazionali dell’IRPEF. Da una fascia di esenzione sotto i 15.000 lo portino dallo 0,4 allo 0,8 secondo il reddito di chi lo paga, facendone una imposta progressiva oltre che proporzionale. Sono delle misure relativamente piccole, che parlano all’ immediato ma che per molti uomini e donne che lavorano significano una cambiamento radicale del bilancio famigliare. Faremo queste proposte in ogni consiglio comunale in cui riusciremo ad arrivare, i tempi sono stretti ma si può ottenere un prelievo fiscale più giusto ed è responsabilità che le amministrazioni si devono prendere.

domenica 10 giugno 2012

BOBO

E d


Nomine Authority


Primarie di coalizione

Le primarie



EUROPA


"La Germania ha distrutto se stessa - e l'ordine europeo - due volte nel XX secolo, e poi ha convinto l'Occidente di aver tratto le giuste conclusioni da quelle esperienze. Solo in questo modo, che ha trovato la sua espressione più compiuta nell'abbraccio convinto del progetto europeo, la Germania ha strappato il consenso alla sua riunificazione. Sarebbe tragico e paradossale insieme se la rinata Germania, con mezzi pacifici e le migliori intenzioni, mandasse in pezzi per una terza volta l'ordine europeo."
Il virgolettato è la frase finale di un lungo intervento sul Sole 24 ore, del 7 da  giugno scorso, dell'ex viceprimo Ministro tedesco Joschka Fischer, invitando alla lettura, dal titolo: Berlino scelga tra Europa e isolamento. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-07/berlino-scelga-europa-isolamento-063628.shtml?uuid=AbdFjUoF&p=2 
Il lungo intervento analizza la politica dei governi europei e del governo della signora Angela  Merkel. L'autore evidenzia che le politiche imposte ai popoli europei sono inefficaci e rischiano di azzerare, con un colpo solo, 60 anni di storia europea. 
 "La situazione dell'Europa è grave", molto grave è la prima constatazione dell'autore.  I balletti e le mistificazioni  che hanno visto Berlusconi in Italia e il centrodestra greco  e  altri capi di governo  hanno contribuito ad accentuare la crisi del capitalismo europeo, innescato dalle "bolle"  finanziarie negli Stati Uniti.  Il  disastro economico, la crisi ha evidenziato la fragilità della attuale struttura  Europa politica e  conseguentemente della moneta, l'euro. 
In gioco è la costruzione dell'Unione europea e la sua moneta. "Se l'euro dovesse andare in pezzi andrebbe in pezzi anche l'Unione Europea (l'economia più grande del pianeta), innescando una crisi economica globale di proporzioni tali che quasi nessuno tra quelli oggi in vita ha mai sperimentato." L'autore nota che la politica del governo tedesco "è tanto più assurda se si pensa alle drammatiche conseguenze politiche ed economiche che dovrebbe affrontare". 
La politica "assurda" ha prodotto proseliti in tutta Europa, da Mario Monti a Papadopulos. Questa politica che potremmo definire da pasdram sta uccidendo intere nazioni. Grecia, Spagna e Italia sono le nazioni prime candidate. Prevedere l'effetto domino non necessita di particolari studi alla Bocconi.  
La necessità di riforme nelle nazioni e nell'Unione europea è innegabile. Il " bisogno di riforme strutturali  è indispensabile per superare la crisi dell'Europa". L'autore rimarca la scarsa consapevolezza del suo governo e degli altri governi europei. Fischer evidenzia che della Germania "quasi nessuno riesce a capire la nostra dogmatica linea del rigore" e con signorilità non cita i governi come quello italiano che di quella politica liberista hanno assecondato, anzi hanno portato ha sovvertire, modificando, la Costituzione.
La politiche delle  riforme devono servire a costruire una nuova Europa in cui i Lavoratori sono cittadini  non servi del capitale  e per scongiurare l'eventualità di mandare "a pezzi per la terza volta" quanto è stato costruito anche in Europa. 

giovedì 7 giugno 2012

ELEZIONI, ELEZIONI ANTICIPATE


noi comunisti italiani abbiamo chiesto le elezioni politiche anticipate fin dalla caduta del governo berlusconi. il presidente della repubblica e i partiti di a-b-c (Alfano- bersani-casini) hanno deciso la continuazione della legislatura costituendo il governo  di mario monti.  Legittimo costituzionalmente, politicamente scorretto, in contraddizione con la prassi maggioritaria, da loro stessi magnificata, che quando un governo cade l'elezioni anticipate sono conseguenti. 

Il governo monti si e' caratterizzato per una politica recessiva e antioperaia, in sintonia con il governo berlusconi ( pdl-lega nord).  aumento e introduzione di nuove tasse e imposte e attacco sistemico ai diritti dei lavoratori sono i cardini del governo imposto dalla maggioranza a-b-c in ossequio alle direttive di bce e ue.

questa politica ha portato il paese al baratro. i dati economici indicano che la cura del governo monti sta ammazzando il paese. produzione, consumi, investimenti in continua discesa. Licenziamenti, mobilita', cassa integrazione in allarmante aumento. sicuro aumento dell' iva a settembre.

questo e' il quadro inconfutabile. con questo quadro assistiamo alla demolizione della costituzione con l'introduzioni di principi liberisti di dubbia efficacia, negazione dei diritti di voto  con leggi elettorali  maggioritarie  maggiormente porcata della vigente. 

la crisi economica ha scompaginando il quadro politico. i risultati delle ultime elezioni amministrative  hanno evidenziato  che  l'attuale parlamento non corrisponde ai sentimenti e ai consensi dei cittadini elettori. proprio per questo, per rispettare pienamente gli elettori, urge chiudere l'attuale legislatura. togliere  la spina spetta innanzitutto ai  partiti presenti in parlamento e in particolare spetta al partito democratico.

in questo partito convivono opposti orientamenti pro e contro il governo monti. emergono le contraddizioni di un partito che si dichiara riformista  mescolato con il" riformismo"(sic!) berlusconiano.

Voto a ottobre, Bersani prova a chiudere "Pd contrario senza se e senza ma" l'esponente di spicco della corrente critica del governo monti stefano fassina, responsabile economico del pd, ha chiesto le elezioni anticipate, a ottobre,  dopo aver in varie occasioni espresso la sua critica. l'esponente pdino è stato subito stoppato dal suo segretario nazionale e da alcuni  massimi  dirigenti democratici. fassina considera "il parlamento ormai incapace di fare le riforme". riforme che con il "riformismo" non hanno da spartire nulla.convinzione che si è fatta strada anche fra i dirigenti del partito di vendola e di pietro.  salutiamo positivamente queste prese di posizione con l'auspicio che il bisogno delle elezioni anticipate sia patrimonio di tutti i sinceri democratici.                          

domenica 3 giugno 2012


Soros, i mercati e la crisi della politica di Vladimiro Giacché, www.linus.net


Ormai tutte le decisioni assunte dai Governi dell’Eurozona vengono giustificate in nome dei mercati: si opera per ricevere la loro benevolenza ed evitare la loro “ira funesta” (la prima si traduce nella disponibilità ad acquistare i titoli di Stato emessi dal nostro Paese, la seconda nel venderli).

Come ho già ricordato nel numero di Linus di febbraio, l’idea (sbagliata) che si debba ossequiare sempre e comunque quello che desiderano i mercati risale agli anni Novanta, e precisamente agli anni in cui si decise la moneta unica: fu allora che il presidente della Bundesbank, Hans Tietmeyer, lodò il fatto che i Governi nazionali avevano scelto di privilegiare “il permanente plebiscito dei mercati mondiali” rispetto al “plebiscito delle urne”. E in effetti il Governo Monti deve la propria nascita precisamente al fatto che si è deciso di privilegiare il primo tipo di plebiscito rispetto al secondo (ossia alle elezioni anticipate, che sarebbero state la logica conseguenza del fallimento di Berlusconi e della sua maggioranza).

Ora la verità è che non esiste un signor Mercato. I mercati non sono persone, ma luoghi in cui si scambiano delle cose (scarpe, pesci, azioni, obbligazioni), in genere contro denaro. E quando parliamo dei “mercati” come dotati di un’autonoma volontà, parliamo in realtà di ciò che risulta dalle tante volontà individuali, spesso contrastanti tra loro, di chi opera sui mercati. Nel caso dei mercati finanziari, si tratta di trader e operatori di borsa, di gestori di fondi di investimento, e simili.

Questi operatori non agiscono (in genere) in maniera arbitraria e irrazionale, ma assumono delle informazioni, fanno i loro ragionamenti, e sulla base di questi comprano o vendono. Ovviamente non tutti gli operatori sono uguali: ce ne sono alcuni più influenti di altri, o per il fatto di aver azzeccato molte previsioni in passato (in gergo si dice che hanno un “buon track record”), o per il fatto di gestire molti soldi, o per il fatto di avere entrambe le caratteristiche (ovviamente, spesso la seconda caratteristica deriva dalla prima).

E veniamo al punto: chi dice di “operare per dare le risposte giuste ai mercati” dovrebbe fare attenzione a quello che pensano e dicono davvero almeno gli operatori più influenti.

E farebbe bene, ad esempio, a prestare attenzione a quanto ha sostenuto recentemente George Soros. Fondatore nel 1970 del Quantum Fund e poi del Soros Fund Management, questo signore nel 1992 ha speculato con successo sia contro la lira che contro la sterlina, contribuendo alla fuoriuscita di entrambe dal sistema monetario europeo, e 5 anni più tardi contro la valuta della Malesia, contribuendo all’esplodere della crisi asiatica del 1997-98 (in un testo cinese uscito nel 1999,Guerra senza limiti, si considera quest’ultimo episodio come un esempio da manuale di guerra non convenzionale).

Quello che pensa della situazione europea, Soros l’ha esplicitato in un discorso tenuto l’11 aprile scorso a un incontro berlinese dell’Inet-Center for Imperfect Knowledge Economics e in un articolo uscito lo stesso giorno sul Financial Times con un titolo eloquente: “Il futuro dell’Europa non dipende dalla Bundesbank”.

Che cosa sostiene Soros? Diverse cose. Intanto, spara una bordata contro due architravi del neoliberismo contemporaneo: “Non sono la persona più adatta per criticare la teoria delle aspettative razionali e l’ipotesi dei mercati efficienti perché, nella mia qualità di operatore sui mercati, le ho sempre considerate così fuori dalla realtà che non mi sono mai preso la briga di studiarle”. Recentemente Warren Buffett (un altro gestore di grandi patrimoni, nonché l’uomo più ricco degli Stati Uniti) ha espresso lo stesso punto di vista affermando testualmente: “Se i mercati fossero sempre efficienti, oggi sarei un barbone per strada con una tazza di latta”. Niente di strano: proprio i grandi guadagni di persone come Soros e come Buffett sono la migliore dimostrazione del fatto che i mercati non sono efficienti, ossia che non incorporano tutta l’informazione disponibile a un dato momento su un determinato titolo.

Ma Soros fa un ulteriore passo: argomenta che la crisi che attualmente imperversa in Europa rappresenta “un’eccellente illustrazione” dell’interazione tra l’imperfezione dei mercati e decisioni politiche imperfette. La decisione politica imperfetta per eccellenza è rappresentata dal Trattato di Maastricht, che diede vita a un’unione monetaria senza un’unione politica. Un altro errore fu rappresentato dalla mancata previsione di una via d’uscita dall’unione monetaria: cosicché oggi i “membri più deboli dell’unione si trovano nella situazione di un Paese del Terzo Mondo che si è sovraindebitato in una valuta forte”.

Ma nel Trattato di Maastricht sono contenute due altre assunzioni sbagliate: la prima è che soltanto il settore pubblico possa produrre squilibri inaccettabili, mentre il mercato sarebbe in grado di correggere da solo i propri eccessi; la seconda è che il Trattato stesso avesse comunque posto dei presidi sufficienti contro gli squilibri del settore pubblico. Il primo errore ha condotto a sottovalutare il progressivo divergere delle economie dei diversi Paesi europei, il secondo a ritenere che gli investimenti in titoli di Stato europei fossero comunque privi di rischio.

Quando anche in Europa arriva la crisi, che ha molto più a che fare con squilibri competitivi e crisi bancarie che con i bilanci pubblici, le autorità europee non capiscono la natura del problema. E cercano di prendere tempo, sperando che la tempesta si plachi. Questo però non succede, perché i problemi finanziari sono acuiti da un “processo di disintegrazione politica e sociale”. Ossia da una rinazionalizzazione delle politiche e dei capitali: “Col procedere della crisi” osserva a ragione Soros “il sistema finanziario è stato progressivamente riorientato su basi nazionali”.

Le interconnessioni finanziarie tra i diversi Paesi, che ancora all’inizio della crisi rendevano inconcepibile una fine dell’euro, si sono progressivamente ridotte. Questo trend sta accelerando: infatti gli stessi soldi prestati dalla Bce alle banche sono serviti (almeno in parte) alle banche italiane e spagnole per comprare titoli di Stato dei loro Paesi, da cui invece le banche tedesche ormai si tengono alla larga. Non solo: la Germania sta riducendo la domanda interna, mentre i Paesi indebitati avrebbero bisogno che la espandesse per esportare di più e compensare la caduta della domanda interna dovuta alle misure di austerità.

Tutto questo condanna al fallimento lo stesso fiscal compact (ossia le nuove regole sul deficit e sul debito pubblici approvate da 25 Stati dell’Unione Europea): “Gli Stati più indebitati” osserva Soros “non riusciranno ad attuare le misure di austerità richieste o, se lo faranno, non riusciranno a raggiungere i loro obiettivi a causa del crollo della domanda. In entrambi i casi, il rapporto debito/pil peggiorerà, e il divario di competitività con la Germania aumenterà”.

Conseguenza obbligata: “Che l’euro resista oppure no, l’Europa sta andando incontro a un lungo periodo di stagnazione economica o peggio”. Secondo Soros è improbabile che l’Unione Europea sopravviva: “la trappola deflazionaria del debito” rappresentata dal fiscal compact minaccia di farla saltare.

Come fare per scongiurare questa prospettiva? Secondo Soros si dovrebbe innanzitutto modificare radicalmente il fiscal compact, tenendo conto non soltanto del debito pubblico ma anche del deficit della bilancia commerciale, e distinguendo tra spese correnti e investimenti che possono far ripartire la crescita (questi ultimi dovrebbero essere cofinanziati dalla Banca europea degli investimenti). In secondo luogo, occorre una condivisione europea dei debiti eccedenti il 60% del pil. In terzo luogo, il debito esistente dovrebbe poter essere rifinanziato a tassi non più elevati di quelli in essere.

La conclusione di Soros è questa: “La Bundesbank non accetterà mai queste proposte, ma le autorità europee dovrebbero prenderle sul serio. Il futuro dell’Europa è una questione politica: e quindi travalica l’ambito delle competenze della Bundesbank”.

Parole di buon senso. Non ascoltarle, da parte dei politici europei così pronti a “dare risposte ai mercati”, sarebbe paradossale. Ma soprattutto molto pericoloso.

PAPA BENEDETTO XVI


ELEZIONI AMMINISTRATIVE


Pubblichiamo un ampia riflessione sull'esito delle ultime elezioni amministrative di Francesco Francescaglia - Responsabile organizzazione Pdci. Dall' analisi alla proposta politica.

Partiamo da quello che la stragrande maggioranza dei commentatori non hanno detto sui risultati elettorali. Ci sono stati 450.000 elettori che non hanno più votato per i partiti che avevano sostenuto alle precedenti tornate elettorali: 200.000 han votato Grillo, gli altri 250.000 hanno disperso il voto in una miriade di liste civiche che erano sulle schede elettorali di tutti i comuni.

Queste civiche erano, perlopiù, liste civetta di Pdl, Lega, ma anche del PD. Significa che gli elettori, anche a causa del sistema elettorale, sono voluti restare dentro lo schema bipolare. Solo che non se la sono sentita di votare per i partiti tradizionali e ciò, soprattutto nel centrodestra, ha determinato un vero e proprio terremoto che spesso ha fatto vincere il centrosinistra per assenza dell’avversario.
Il centrosinistra, dunque, conquista un numero schiacciante di comuni rispetto al centrodestra. Non il Pd, il centrosinistra. Il partito più grande della foto di Vasto, infatti, non riesce sempre a vincere imponendo i suoi candidati. Doria a Genova si aggiunge ai casi di Milano, Cagliari e anche di Napoli e Palermo (dove un pezzo del centrosinistra – Idv e Fds in entrambi i casi – sceglie di rompere la coalizione per non sottostare ai diktat del Pd e vince, dando plasticamente il segnale che gli elettori premiano un “centrosinistra” alternativo quando produce un cambiamento reale).
Vince, dunque, una coalizione diversa da quella immaginata da chi vorrebbe un partito a vocazione maggioritaria che si allea con dei cespugli chini ad ogni volere del Pd. Una coalizione che ottiene il consenso degli elettori quando valorizza come una ricchezza la pluralità e le differenze, anche perché riesce ad aprirsi alle domande di partecipazione dei movimenti sociali e civici che sentono di stare in un progetto aperto ed inclusivo. Una tendenza ormai consolidata, che ci dice che per il Pd è finita la stagione dell’asso piglia tutto.
Inoltre, in 10 dei 14 comuni capoluogo di provincia conquistati dal centrosinistra, vince la foto di Vasto allargata, ma non al centro, a sinistra. In tutti quei comuni la Federazione della Sinistra completava la foto di Vasto, talvolta in modo determinante. In soli 3 comuni capoluogo, invece, ha vinto Vasto allargata al centro. Un segnale più chiaro di così il Pd non avrebbe potuto riceverlo.
Dentro il quadro della vittoria della coalizione plurale (non del Pd), composta dalla foto di Vasto allargata alla Fds, c’è il risultato della sinistra. Complessivamente, nei comuni superiori ai 15.000 abitanti, la Fds ottiene il 2,94%, Sel raggiunge il 3,7% e Idv supera il 4% grazie soprattutto al dato di Palermo. Sostanzialmente tutti allo stesso livello.
La Fds, poi, ottiene risultati migliori quando si presenta in coalizione rispetto a quando sta fuori. Un dato che si conferma costante dalle amministrative del 2009, passando per le regionali del 2010 e le amministrative del 2011. Il risultato di Parma ne è la riprova, con il clamoroso dato del PdCI ad oltre il 5%.
Quale giudizio dare dei nostri risultati? Abbiamo parlato di tenuta, perché la Federazione conferma i risultati delle precedenti tornate elettorali. Bisogna però considerare che questo risultato matura nelle note difficoltà che subiamo da tempo (scarsissima visibilità mediatica, esclusione dal Parlamento, condizione economica ridotta all’autofinanziamento). E bisogna aggiungere che Sel (che si avvantaggia della straordinaria visibilità mediatica di Vendola) e Idv (che sta in Parlamento, con tutto ciò che ne consegue) si attestano largamente al di sotto dei sondaggi (Di Pietro, addirittura, perde la metà dei voti reali). Nessuna delle due formazioni riesce, dunque, a doppiare la Federazione della Sinistra. Se lo “spread” tra noi, Idv e Sel fosse stato più largo, allora avremmo dovuto interrogarci sulle nostre responsabilità soggettive. Invece, dobbiamo guardare alla situazione oggettiva della sinistra.
La sinistra in Italia non sfonda come in Grecia, Francia o Spagna. Rimando un’analisi più approfondita ma ciò deve essere spiegato, anzitutto, a partire da quella che nel nostro documento per l’ultimo congresso nazionale abbiamo definito l’anomalia italiana.
Un paese segnato profondamente dagli effetti nefasti del berlusconismo (ancorché senza più con Berlusconi a capo del Governo) in cui si innestano molteplici e gravissime crisi. In una sorta di ricorso della storia, queste crisi stanno riproducendo la dinamica del biennio ’92-’94.
Oggi come allora vi era una crisi economica, anzi l’attuale è senza dubbio molto più grave. E le classi dirigenti usarono la crisi per imporre una svolta a destra a tutela dei loro interessi. Lo stanno facendo anche adesso con Monti (come lo fecero con Amato, che riformò le pensioni e fece la prima vera manovra lacrime e sangue) e vorranno farlo anche dopo Monti (come lo fecero allora sostenendo la vittoria di Berlusconi).
Oggi come allora vi era al centro del dibattito pubblico la questione morale. Questa crisi rischia di essere più profonda e grave di quella di allora. Perché tangentopoli fece scomparire il Psi, la Dc e tutto il pentapartito, ma l’ex-Pci riuscì a non cadere nella trappola del “sono tutti uguali”. La questione morale di oggi, invece, rischia di spazzare via tutti, in un attacco ai partiti e alla politica che colpisce indistintamente, anche noi comunisti.
All’inizio degli anni ’90 l’incertezza era tale che pensarono bene di usare lo stragismo per rimettere a posto le cose. Siccome vent’anni fa la strategia mafiosa ha funzionato, la tentazione di ripeterla potrebbe essere forte. Purtroppo le bombe stanno scoppiando di nuovo e si torna a parlare di strategia della tensione, speriamo che non avvenga un’escalation drammatica come quella di allora.
Nel ’93 ci furono le amministrative, che vennero stravinte dal Pds e segnarono una straordinaria avanzata delle sinistre e della Lega. Occhetto pensò di avere la vittoria in tasca anche per le politiche dell’anno successivo. I sogni di gloria della gioiosa macchina da guerra, però, si infransero contro il muro del berlusconismo. Attenzione, dunque, a non ripetere lo stesso errore: dare per morta la destra italiana.
In questa anomalia, direi eccezionalità, della transizione italiana si produce il governo Monti, che segna il salto di qualità dal neoliberismo berlusconiano, all’iperliberismo tecnocratico. Innestare la tecnocrazia in un paese segnato dal berlusconismo significa lasciare il campo della politica totalmente in mano ai populismi, poiché lo si svuota della sua funzione essenziale, quella del governo, sussunta appunto nella tecnocrazia. Se la politica non è più proprietaria del discorso sul governo, non può che rimanere un dibattito preda della demagogia populista, tanto dura ed estrema nei toni, quanto velleitaria nei contenuti e nelle effettive prospettive di trasformazione della società. Una situazione ideale per favorire la scomposizione del quadro politico in vista di una (possibile?) riappropriazione da parte di una nuova destra del campo del governo consegnato (momentaneamente?) alla tecnocrazia.
Questo è il terreno che ha consentito a Grillo di uscire come l’unico vero vincitore delle elezioni. Un terreno che non è il nostro campo da gioco e sul quale non possiamo (né vogliamo) essere competitivi. Anche perché l’antipolitica occulta sistematicamente il campo su cui i comunisti agiscono: quello della critica all’economia politica. In Francia e in Grecia il dibattito è centrato sulla crisi economica, condizione essenziale per il successo della sinistra. Nei lunghi anni di Berlusconi il tema economico (e dunque della contraddizione tra capitale e lavoro) è stato eclissato dalla fallimentare ricerca della via giudiziaria all’antiberlusconismo.  Il tema della critica dell’economia politica era riemerso dall’oblio sulla spinta della crisi. Oggi Grillo lo rigetta nel dimenticatoio in cui le classi dominanti vogliono che stia.
Sbaglieremmo ad attaccare Grillo frontalmente cercando di scavare sulle contraddizioni della coerenza del suo discorso politico. Attaccare Grillo perché eterodiretto da Casaleggio è inutile: è il simmetrico della via giudiziaria dell’antiberlusconismo. La contraddizione di Grillo è la sua totale assenza di proposta economica (se la cava con l’uscita dall’euro e cianciando di signoraggio): nulla sul lavoro, sulla crisi, sulla crescita, sulla questione sociale e, soprattuto, sul lavoro. Su questi temi i comunisti devono scavare, riportando la discussione sul terreno marxiano della critica all’economia politica.
Ciò significa che dobbiamo omettere i temi che solleva l’antipolitica? No, ovvio che no. Anche qui dobbiamo spostare il discorso dall’antipolitica alla critica della politica e al disvelamento della reale profondità della questione morale che segna il nostro paese. Noi non abbiamo caste da attaccare, ma vogliamo eliminare i privilegi, perché stiamo sempre dalla parte dei diritti. Noi non siamo contro le caste, perché siamo contro la classe, quella dei padroni. È lì che origina non solo la questione dello sfruttamento dei lavoratori (di per sé sommamente immorale), ma anche il tema della questione morale essendo il capitalismo ontologicamente predisposto alla ruberia, al malaffare e alla corruzione per crearsi condizioni di vantaggio rispetto alla concorrenza ed accaparrarsi le sterminate risorse elargite dal capitalismo di stato delle concessioni e degli appalti.
Il nostro compito è di tenere insieme la critica alla politica (nei termini della questione morale contro la classe dei padroni e delle forze politiche che essa esprime) con la critica dell’economia politica. Proprio ciò che abbiamo scritto in occasione del nostro ultimo congresso.
Facile a dirsi, più difficile a farsi, ma non è cosa impossibile.
Ci si può riuscire solo se si decide di giocare all’attacco. Con il coraggio che bisogna avere quando si osa la democrazia.
Giocare all’attacco significa eliminare ogni incrostazione attendista. Siamo già in campagna elettorale, ci giochiamo tutto. Significa uscire dalla strategia difensiva adottando l’unico modo per cui si fa davvero politica: quello della proposta che scava contraddizioni e costringe gli altri a confrontarsi con te. In questo modo si esce dall’irrilevanza. Certo, bisogna tenere conto dei rapporti di forza, ma è così che si prova a forzarli, senza più assumerli come dati ed immodificabili, ma come mutevoli, talvolta anche ribaltabili in un brevissimo tempo (pensate all’exploit greco e a quello francese). Significa essere spregiudicati nella tattica, senza cadere nel tatticismo; saper leggere le dinamiche politiche, senza cadere nel politicismo che non tiene conto delle dinamiche sociali e culturali.
La manifestazione del 12 maggio si inserisce in questa strategia, perché, per una volta, le altre forze della sinistra sono state costrette a confrontarsi con una nostra proposta e con una nostra iniziativa. Poca cosa, ma assai significativa.
Dobbiamo proseguire così, trovando dei temi che ci consentano di creare consenso a sinistra e, al tempo stesso, di scavare nelle contraddizioni degli altri al fine di conseguire un risultato. Ad esempio: trovo del tutto sterile la discussione astratta sul rapporto tra Pd e governo Monti. Trovo, invece, assai più interessante e utile politicamente incalzare il Pd e il resto della sinistra sulle questioni concrete. Abbiamo fatto così in occasione della votazione sul pareggio di bilancio in Costituzione. Ci siamo rivolti all’Idv per chiedere di non votare quella riforma al fine di provare a farla passare senza che raggiungesse la maggioranza dei 2/3, sopra la quale non si può chiedere il referendum confermativo. Per tre votazioni l’Idv ha respinto il nostro appello, anche argomentando esplicitamente il rifiuto dai banchi della Camera. La nostra insistenza (e quella di coloro che si sono battuti per non mettere fuori legge le politiche keynesiane) alla fine ha fatto mutare idea all’Idv. La riforma è passata lo stesso, ma abbiamo costretto quella forza politica a ripensare una sua posizione: un fatto che aiuta i processi unitari a sinistra.
Una sinistra unita sulle cose concrete. Dobbiamo rilanciare una vera e propria offensiva unitaria a sinistra. Faccio un esempio concreto: in Europa c’è uno scontro tra le destre che sostengono l’austerità e producono recessione e le sinistre che propongono la crescita e la fine del massacro sociale. Bersani a Parigi dice di stare con Hollande, ma poi in Italia si appresta a votare il trattato sull’austerità voluto dalla Merkel e da Sarkozy: il fiscal compact. Su questa cosa la sinistra politica e sociale, deve fare una campagna unitaria per chiedere al Pd di non votare il fiscal compact, che è molto peggio del pareggio di bilancio in costituzione. Significa incidere su quella che è una contraddizione vera del Pd, ma possiamo riuscirci solo se produciamo una battaglia unitaria.
Anche sulla questione dell’articolo 18 abbiamo prodotto iniziativa politica e possiamo dire di essere i protagonisti di questa battaglia tra le forze politiche.
È questo il modo per affrontare la lunga campagna elettorale che è già iniziata ed anche per uscire dalla discussione astratta sulle alleanze.
È il tentativo che sta mettendo in campo la Fiom: porre delle proposte concrete al fine di ridare rappresentanza al mondo del lavoro e verificare chi ci sta. La sinistra deve starci, e dovrebbe starci in modo unitario. Se anche Bersani risponderà positivamente e si deciderà a fare l’Hollande italiano e a costruire quella coalizione plurale che ha vinto le amministrative, sarà un successo per tutti. 
Però, anche qui, attendere di vedere quali intendimenti assumerà il Pd significa cadere nell’immobilismo del politicismo tatticista. Il tema è cosa possiamo fare noi per non consegnare il Pd all’irrilevanza del campo dei moderati. Ciò che facciamo noi può cambiare, e di molto, la natura della proposta politica delle forze democratiche e progressiste. Di Pietro e Vendola l’hanno capito e sono partiti, giocando d’attacco. La Fiom avanza la sua proposta. Tanti altri si muovo, anche se non sempre nel migliore dei modi. La situazione è in sommovimento. Anche noi abbiamo il dovere di muoverci, avanzando con grande chiarezza e tempestività la nostra proposta dell’unità a sinistra a partire dai contenuti. 
A Genova, Milano, Napoli, Palermo e Cagliari abbiamo inciso e cambiato il quadro politico, si può fare anche a livello nazionale se sapremo essere uniti e se sapremo uscire dall’astrattezza in cui troppo spesso affrontiamo il dibattito sulle alleanze