video PARTITO COMUNISTA D'ITALIA ,comunisti italiani

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giovedì 26 dicembre 2013

BUONE FESTE

   
 I COMUNISTI ITALIANI AUGURANO  BUONE  FESTE E FELICE ANNO NUOVO. AUGURIAMO UN 2014 DI RISCATTO E DI PROGRESSO  PER IL MOVIMENTO COMUNISTA E PER TUTTI I LAVORATORI.


sabato 21 dicembre 2013

LEGGE PROPORZIONALE. SUBITO!

Luciano Canfora: Difendo il proporzionale, il maggioritario è fallito (lettera a l'Unità)Inviato da : redazione | Giovedì, 19 Dicembre 2013 - 21:55
Caro Direttore, mentre si escogitano i più stravaganti modelli di legge elettorale e si svolgono trattative più o meno occulte e trasversali per una legge che incontri il gradimento di (quasi) tutti, restano in ombra due dati di fatto macroscopici e però rigorosamente sottaciuti. 

Il primo, molto sgradevole, è che - in realtà - non si cerca una legge equa che rispetti la «volontà popolare» presupposto non trascurabile della nozione stessa di suffragio universale. Ma si cerca quella legge dalla quale ciascuno dei corridori in gara immagina di trarre il maggior vantaggio a danno del concorrente. Donde l'estrema difficoltà, se non impossibilità, di trovare un accordo.
Il secondo è che, mentre si elucubra e si intrecciano ultimatum e si fissano scadenze, la legge invece c'è già. È quella che risulta vigente una volta detratti gli «additivi» di tipo maggioritario che la impeccabile sentenza della Consulta ha dichiarato illegali. Detratti gli additivi chimici, detti anche «premi di maggioranza», ciò che resta è la normativa fondata sul principio proporzionale (cioè sull'articolo 48 della Costituzione) con cui l'Italia repubblicana ha funzionato dal 1946 al 1992. Periodo storico fecondo di risultati positivi, durante il quale furono di norma rappresentati in Parlamento assai meno partiti che non nei vent'anni di «maggioritario» che abbiamo dovuto subire e da cui potremmo finalmente uscire.
 
Da 20 anni facciamo da cavie a un sistema che non ha dato né riduzione dei partiti né stabilità
 
L'esperienza di questo ventennio maggioritario ha dimostrato che il famigerato argomento che invoca la «governabilità» a sostegno del trucco maggioritario è del tutto inconsistente. Per un ventennio abbiamo fatto da cavie ad un esperimento in corpore vili: esso ha dimostrato che il maggioritario né riduce il numero di partiti presenti in Parlamento né garantisce maggior durata .ai governi.
Fallisce su entrambi i piani per i quali veniva elogiato e additato come modello e «rimedio unico ai mali». Non è difficile capire il perché di tale fallimento.
Il miraggio del «premio» di maggioranza infatti incrementa la pulsione a creare partiti sufficientemente grandi per ottenere il «premio»: partiti raffazzonati e compositi che prima o poi si sfasciano al seguito di scontri «di vertice», che, tra l'altro, nulla hanno a che fare con la volontà e i bisogni degli elettori. Partiti raffazzonati di tal genere incrementano la instabilità e approfondiscono la frattura tra società politica e corpo civico.
Un altro effetto deleterio del maggioritario è la cosiddetta corsa alla «conquista del centro» considerata la principale arma per la vittoria. Questo determina il progressivo rassomigliarsi dei partiti, specie di quelli principali. (Colpisce vedere ex «guardiani» del cavaliere di Arcore - quali ad esempio il ministro Lupi, veterano di pubblici talk-show - tramutarsi, quasi, in militanti del Pd: senza troppo sforzo perché nella sostanza le diversità si sono ridotte di molto, al netto s'intende degli scontri personalistici). Né si capirebbe come mai da oltre due anni siamo governati dall'«unione sacra» degli ex-rivali se non ci fosse per l'appunto una sostanziale concordanza sulle cosiddette «cose che contano» (concordanza che viene quotidianamente esaltata).
L'appannamento delle differenze produce il ritrarsi dalla volontà di partecipazione, già solo elettorale, alla politica da parte di un numero crescente di cittadini. L'assemblea regionale siciliana attualmente in carica così come l'attuale sindaco di Roma sono stati eletti da meno della metà degli aventi diritto al voto.
Por mente a questo fenomeno aiuta a comprendere quanto sia vano l'argomento di chi prevede risultati paralizzanti ove si andasse a votare con il sistema da pochi giorni tornato in vigore, cioè col proporzionale. È una previsione arbitraria e vagamente deterrente. Non è possibile infatti prevedere quale sarà il voto di chi finalmente potrà votare non più ricattato dall'estorsivo criterio del «voto utile».
Il ripristino del principio e dell'attuazione pratica del sistema proporzionale - il cui primo demolitore in Italia fu Mussolini con la legge Acerbo del 1923, premessa per la dittatura - potrebbe forse ancora fare a tempo ad arrestare il processo degenerativo dei partiti italiani, ridotti ormai - quale più quale meno - a galassie dai confini incerti e gravitanti intorno a leader presuntamente carismatici sull'onda dell'ingannevole ed effimero meccanismo delle primarie. È umiliante constatare come proprio al nostro Paese, per tanto tempo laboratorio politico importante, sia toccato un esito siffatto.
Luciano Canfora
[L’Unità, 19-12-2013, pp. 1-2]
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sabato 23 novembre 2013

LA BOLLA DEL DOLLARO

''La bolla del dollaro''di Gianfranco Bellini ad un anno dalla morte,oggi presso la biblioteca civica di Seregno.
Buona partecipazione di cittadini, giovani,donne e anziani.
Al dibattito hanno partecipato in rappresentanza del Partito comunista del Canton ticino il compagno Tagliaferri, i compagni Paparella e il fratello di Gianfranco, Fulvio.
Tema l'economia mondale. Crisi del capitalismo occidentale, affermazione di nuove potenze economiche Brasile,India e Cina.
Quest'ultimo Paese, detentore di ingenti masse finanziarie emesse dagli U.S.A. è la nazione in grado di ulteriori sviluppi e di rafforzare il suo peso economico,politico e militare.
Il muro di Berlino è caduto ma questo non ha significato la fine della contapposizione  fra le classi sociali e fra le nazioni.

sabato 16 novembre 2013

RHO-MONZA

Questa mattina i cittadini di Paderno Dugnano e comuni limitrofi, favorevoli all'interramento della autostrada Rho-Monza, hanno occupato per circa quindici minuti le corsie dell'attuale sede stradale. Si è trattato di un breve ma preciso segnale alle autorità istituzionali  di come la giusta lotta per l'interramento a salvaguardia della salute dei cittadini potrebbe evolversi.
All' occupazione della sede stradale hanno partecipato a fianco dei cittadini i rappresentanti del Partito Democratico con il deputato  Ezio Casati, per il Movimento 5 stelle la consigliera regionale Silvana Carcano e naturalmente a rappresentare il Partito dei Comunisti della zona nord Milano i compagni Sergio Sardo e Mauro Anelli. 
Notizie dell'ultima ora ci informano che il Ministro all'ambiente Orlando (PD) non ha ancora firmato il relativo decreto. Probabilmente sono in atto altre discussioni in sedi ministeriali, regionali e provinciali. Dopo le giravolte di Guido Podestà (P.d.L.) e di Roberto Maroni (Lega nord)  tutto può essere possibile. 
Si nota l'assordante silenzio e la totale assenza dei rappresentanti locali del P.d.L. e della Lega nord, quelli del "de chi se pasa no". 
I Comunisti, da sempre per l'interramento oppure meglio niente spreco di denaro pubblico, sono a fianco dei cittadini. Le nostre ragioni sono clikkabili sul link a destra del blog .
La manifestazione di Paderno Dugnano si è svolta in contemporanea con i cortei No Tav in Valle Susa  e a Napoli sulle "terre dei fuochi". Manifestazioni e cortei che portano all'attenzione pubblica i problemi della tutela ambiente e  dello sviluppo futuro.Temi che le diatribe politiche di questi mesi hanno ridotto in secondo piano o relegato, come in valle Susa come problema di ordine militare. Per queste ragioni riteniamo utile mandare a casa "il governo del fare" disastri di Letta-Alfano-Berlusconi. 
  

giovedì 14 novembre 2013

SCIOPERO GENERALE






DDR: ALTERNATIVA IMPOSSIBILE?


LA BOLLA DEL DOLLARO

Il 13 novembre 2012, un anno fa, ci lasciava improvvisamente  Gianfranco Bellini, compagno iscritto al nostro Partito, esperto, studioso e critico di economia internazionale.  
* Gianfranco Bellini se n'è andato all'improvviso, al termine di una vita a tutta velocità, come tanti di una generazione troppo avida di vita e sapere per fermarsi a contemplare le proprie opere. Ma ha lasciato un testo ( LA BOLLA DEL DOLLARO) che riconsidera il capitale finanziario, cioè solo fittizio, alla luce di una domanda semplice ma decisiva: per quanto tempo ancora il dollaro- come mezzo di pagamento globale e moneta di riserva- può tenere il centro della scena?
Ora che il sistema non sembra più reagire agli "stimoli", ora che scompare il trasferimento di liquidità dalla finanza all'economia reale e la circolazione monetaria ristagna dentro istituzioni finanziarie già troppo piene di circolante immobile, continuare a "stampare moneta" serve solo a mantenere una parvenza di circolazione "normale". Gli Stati Uniti fanno così dal 1971. L domanda a cui Bellini cerca risposta è : fino a quando questo stampare moneta sarà in qualche misura efficace? Questa bolla "deve" esplodere, è nella sua natura. Si tratta di capire se la conseguente e già visibile "crisi di egemonia" degli Stati Uniti si produrrà nelle forme di un "passaggio di testimone" tra l'impero dominante e un possibile successore; oppure in una fuoriuscita dal modo di produzione attuale. Oppure ancora in una conflagrazione generale- logicamente anche militare, quindi nucleare- che non lascerebbe incertezze sul grado di imbarbarimento successivo.Siamo qui, a questo tornante della Storia. Quasi tutti preferiscono non guardare, sperando di poter tornare "come prima". Non succederà, lo ha detto anche Draghi. Gianfranco guarda invece dentro l'abisso, in cui cerca della via per passare oltre.
*dalla postfazione del libro "La bolla del dollaro"  

Per ricordare il compagno Gianfranco Bellini e recensire il suo libro, le associazioni culturali Punto Rosso, Casa della Sinistra,  il sito web www.brianzapopolare .it, il Partito della Rifondazione comunista e il Partito dei Comunisti italiani di Seregno, la sua città, invitano tutti i  Comunisti, gli antifascisti e i democratici tutti alla manifestazione pubblica di
SABATO 23 NOVEMBRE ORE 15 presso la biblioteca civica di Seregno. 
Parteciperanno:
Mattia Tagliaferri, membro del Comitato centrale del Partito Comunista del Canton Ticino
Paolo Paparella, in rappresentanza della Sezione "Laika" del PdCI, Milano  
Fulvio Bellini, fratello di Gianfranco

giovedì 7 novembre 2013

7 NOVEMBRE 1917

Cesare Procaccini, segr. nazionale Pdci: Orgogliosi del "nostro" 7 novembre, una data attuale e ricca di gloria
Auguri compagne, auguri compagni!
Novantasei anni fa si gettavano le basi in Russia per una straordinaria stagione di emancipazione delle classi lavoratrici e popolari. Era il 7 novembre del 1917, quando con la presa del potere da parte del Partito comunista russo si apriva una speranza per tutti i progressisti del mondo,

una opportunità unica: i lavoratori e le lavoratrici per la prima volta nella storia ribaltavano regole che fino ad allora sembravano immodificabili e mettevano al primo posto il tema dei diritti e dell’abolizione dei vecchi sistemi politici ed economici. In discussione venne messo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Da quei giorni di novembre presero il via straordinari processi, che culminarono con la sconfitta del nazifascismo da parte delle truppe sovietiche dell’Armata rossa e con la crescita e lo sviluppo del dopoguerra. Anni, appunto straordinari. Ma la vittoria della rivoluzione in Russia ebbe presto ripercussioni anche nei paesi capitalisti, dove la condizione del mondo del lavoro visse trasformazioni positive. Il protagonismo degli strati sociali più poveri ed emarginati diventò via via sempre maggiore e con esso le conquiste democratiche e dei diritti.
Sono queste alcune delle ragioni che fanno del 7 novembre una data ancora oggi significativa e che ci fanno sentire pienamente nostro il valore di quella rivoluzione. Oggi davanti ad una crisi strutturale del capitalismo, al ricorso ai conflitti come surrogato per un rilancio fittizio dell’economia, agli attacchi al mondo del lavoro e ai principi della partecipazione e della democrazia, i valori che ispirarono quella rivoluzione sono quanto mai attuali. Sono i valori che base del nostro partito, quei valori che ci rendono orgogliosi ora come allora, in quei giorni di novantasei anni fa, di essere comunisti.
Cesare Procaccini, segretario nazionale del Pdci

venerdì 18 ottobre 2013

RHO-MONZA

Pubblichiamo il comunicato stampa del capogruppo consiliare in Provincia di Milano della lista PdCI/PRC Altra Provincia Massimo Gatti in merito della presa di posizione del Presidente di Serravalle s.p.a. Marzio Agnoloni

                                                                                                                       

S.P. Rho-Monza, Massimo Gatti: “Agnoloni detta la linea. PDL 

e Lega ubbidiscono in silenzio”

Milano, 18 ottobre 2013. “Il Presidente di Serravalle spa, Marzio  Agnoloni  (che è sempre bene ricordare, alla faccia della crisi, scalda contemporaneamente ben tre poltrone d’oro: Presidente di Serravalle spa, a.d. di Pedemontana Lombarda e Presidente di TEM spa) ha partecipato alla Commissione provinciale Affari Istituzionali del 17 ottobre e ha dettato la linea sulle nuove autostrade e su vendite, prestiti e nuovi aumenti di capitale. – dichiara il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, – Si vuole sciaguratamente procedere con tutte le autostrade inutili e dannose e anche per la S.P. Rho-Monza l’avvocato Agnoloni vorrebbe andare avanti comunque, anche senza interramento, senza ancora la firma ministeriale del decreto VIA e nonostante l’impossibilità di rispettare le date di Expo 2015.
Tutto ciò succede senza curarsi delle mobilitazioni e delle manifestazioni dei comitati e di migliaia di cittadini che stanno facendo di tutto per scongiurare la realizzazione di questo mostro a 14 corsie che sventrerebbe il territorio mettendo in serio pericolo la salute pubblica.
La maggioranza PDL e Lega in Provincia? Obbedisce in silenzio anziché rispettare quanto deciso dal consiglio provinciale in data 1 dicembre 2011 che si era espresso all’unanimità per l’interramento. Non si preoccupano nemmeno di difendere il sindaco di Paderno Dugnano che, secondo Agnoloni, sarebbe stato l’unico a votare contro il progetto che non prevede l’interramento durante la conferenza dei servizi del 30 settembre per motivi politici (quando in realtà contro il lotto di Paderno hanno votato tutti i sindaci dei comuni coinvolti).
Un po’ di rispetto per la salute, la dignità delle persone e la verità non guasterebbe.
Di fronte a questo spettacolo imbarazzante nel quale è Serravalle spa a dettare la linea alla Provincia anziché il contrario, noi non ci arrendiamo, come ho fatto anche giovedì 17 ottobre contestando in commissione provinciale tutte le posizioni di Serravalle spa.
Continuiamo la nostra battaglia insieme alle cittadine, ai cittadini, alle associazioni, ai comitati e agli enti locali del territorio: la S.P. Rho- Monza va interrata. Ben vengano quindi tutti i ricorsi e le mobilitazioni previste in questi giorni contro il mostro a 14 corsie”.

domenica 13 ottobre 2013

LA COSTITUZIONE SI APPLICA NON SI MODIFICA

"La politica ha sequestrato la Costituzione" è l'affermazione saliente di Stefano Rodotà nel suo discorso,durante  la manifestazione nazionale di ieri 12 ottobre a Roma,"la via maestra", per la piena applicazione  della legge fondamentale italiana.
Legge fondamentale da anni sotto attacco da forze politiche e sociali conservatrici ma anche con la complicità di gruppi e personalità di altra formazione. "La via maestra" è stata indicata da personalità che con la  Costituzione vigente hanno potuto chiedere e avere i propri diritti. Emblematica la presenza di Maurizio Landini, Segretario nazionale del sindacato metalmeccanico FIOM/CGIL, vincente in Corte costituzionale, contro le politiche antisindacali e anticostituzionali della FIAT. La manifestazione è pienamente riuscita. Pur con la solita censura di stampa e TV, migliaia e migliaia di cittadini, giovani, anziani e bambini hanno percorso le vie della capitale con cartelli, bandiere di tante associazioni sociali-culturali. Le bandiere del sindacato FIOM/CGIL accanto alle bandiere dei comitati Acqua bene comune, assieme alle bandiere dei Partiti. Oltre al PdCI, naturalmente presente con il Segretario nazionale Cesare Procaccini,


erano presenti le delegazioni di Rifondazione comunista,Sinistra e libertà, Rivoluzione civile e di M5S. Presenti delegazioni territoriali dell'associazione partigiani ANPI e talune personalità del Partito Democratico in rappresentanza di se stessi, visto la mancata adesione ufficiale.
I commenti  dei partecipanti sono espressione di una diffusa preoccupazione per come il Parlamento e il Capo dello Stato stanno discutendo di modificare la Costituzione. Preoccupazione  anche per la totale mancanza di dibattiti pubblici e di una discussione unicamente fra i cosidetti "saggi" di cui alcuni pure indagati. <"Penso che in un Paese diverso dall'Italia Silvio Berlusconi sarebbe in galera. La nostra Costituzione è l'unica cosa che ci rende orgogliosi di essere italiani. Ecco perché siamo qui oggi".> < Sono qui oggi "per uno stato di diritto, perché l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro".><"Io sono qui perché studio legge e mi hanno insegnato che la Costituzione è perfetta. Lo è davvero, è quella che ci dà la possibilità di esprimere le nostre opinioni. Ce la invidiano in tutto il mondo". >.

Il nostro Partito, il PdCI,  era presente con una numerosa partecipazione di iscritti e simpatizzanti con i nostri simboli e le nostre bandiere.Condividiamo con tanti cittadini, veramente democratici, le preoccupazioni  e l'avversione alla deriva autoritaria che le forze politiche di governo hanno intrapreso. Come ha affermato l'insigne costituzionalista Gustavo Zagrebelsky "Abbiamo paura che la macchina delle riforme, una volta messa in moto, non si fermi più. Abbiamo paura dei danni che ci potrebbero essere". Riteniamo anche Noi come Maurizio Landini che "Il Parlamento deve decidere se difendere il lavoro o la finanza". Sosteniamo e condividiamo Don Luigi Ciotti  quando si  domanda  "La Costituzione è stata tradita. Cosa ce ne facciamo di quegli F-35 se non ci sono i soldi per le persone e per i servizi? Aggiungendo: ci sarà una priorità in questo paese quando non ci sono le risorse per le persone bisognose? Sono anche nostre le parole di Stefano Rodotà quando rivolgendosi al Presidente del Consiglio Enrico Letta afferma "La Costituzione è stata sequestrata e  sono state distorte le regole fondative. Io vorrei che il presidente del Consiglio usasse una parola di verità, le sue parole sono tra la denigrazione e il terrorismo ideologico".

p.s. a Roma i Comunisti italiani e il capogruppo consiliare PdCI/PRC Mauro Anelli di Paderno Dugnano hanno evidenziato il rapporto fra i diritti costituzionali (art.32 lo stato italiano tutela la salute)  e la costruenda autostrada a 14 corsie Rho-Monza .
Appunto la Costituzione si applica non si modifica.

                                             

sabato 5 ottobre 2013

LA TV


LA COSTITUZIONE ITALIANA NON SI TOCCA!

























































CITTADINI E CITTADINE AMANTI DELLA DEMOCRAZIA E DELLA  COSTITUZIONE ITALIANA SONO INVITATI A PARTECIPARE E SOSTENERE LA MANIFESTAZIONE CON RODOTA',LANDINI E ZAGREBESLKI CHE SI TERRA' SABATO 12 OTTOBRE A ROMA.
IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE.

Si informa che  sono disponibili dei pullman organizzati dalla Fiom di Milano che partiranno alle ore 5.30 dalle fermate della metropolitana di: Sesto FS, Gessate, Cascina Gobba, Molino Dorino, Bisceglie, Famagosta, San Donato.
Il rientro a Milano è previsto attorno alle ore 24.00 circa, sempre di sabato 12 ottobre.
Il costo del viaggio è di 25 euro.

Chi volesse prenotare direttamente può chiamare lo 02-55025227, altrimenti contattate Pietro al 3275722632.





mercoledì 2 ottobre 2013

LA TV


RHO-MONZA comunicato di M.GATTI

I Comunisti italiani  in manifestazione
per l'interramento della Rho-Monza
domenica 29 settembre 2013
 
Conferenza Servizi SP Rho Monza, Un'Altra Provincia-PRC-PdCI:
"I vertici delle istituzioni tradiscono la volontà dei cittadini"
Milano, 30 settembre 2013. In merito alla Conferenza dei Servizi sul tema della SP Rho-Monza svoltasi nella mattinata di oggi a Milano, il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un'Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti (che questa mattina ha partecipato alla Conferenza in veste di uditore) congiuntamente al Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista, Matteo Prencipe e al Segretario provinciale del PdCI, Vladimiro Merlin, dichiarano: 
"Questa mattina abbiamo assistito ad uno spettacolo vergognoso. Nonostante la straordinaria mobilitazione e partecipazione di cittadini ed enti locali culminata con la grande manifestazione di domenica 29 settembre che ha visto migliaia di persone sfilare in corteo per le vie di Paderno Dugnano, Governo, Regione, Provincia di Milano, Comune di Milano e i vari enti interessati hanno votato a favore della costruzione del mostro a 14 corsie così come previsto dal progetto originale, cioè senza l'interramento chiesto da cittadini, comitati ed enti locali. Non è bastato il diniego dei comuni di Paderno Dugnano, Cormano, Novate e Bollate a far modificare il progetto di quest'opera sciagurata. Indecente anche la presa di posizione della giunta della Provincia di Milano rappresentata dall'Assessore De Nicola che non ha fatto nulla per imporre a Serravalle SpA il rispetto di quanto deciso dalle assemblee elettive lasciando campo libero ai cementificatori. La conferenza dei servizi ormai si è chiusa ed ora tutti i poteri passano a Governo nazionale e Giunta regionale. La lotta contro il mostro a 14 corsie non può e non deve fermarsi perché l'unica speranza rimasta è proprio quella della mobilitazione e della partecipazione dal basso. Il volere della maggioranza dei cittadini e delle assemblee elettive deve prevalere. Se non ci sono garanzie sull'interramento, i lavori vanno bloccati subito. La SP Rho-Monza va interrata per tutelare l'ambiente, il territorio, la vita e la salute delle persone. Le Istituzioni rappresentative devono ascoltare coloro i quali dovrebbero rappresentare e cioè i cittadini e non tradirli come è avvenuto questa mattina".

venerdì 27 settembre 2013

RHO-MONZA INTERRATA O NIENTE

                                                     


29 SETTEMBRE 2013
PADERNO DUGNANO: RHO-MONZA INTERRATA O NIENTE AUTOSTRADA A 14 CORSIE.

I Comunisti italiani partecipano e sostengono le manifestazioni pubbliche convocate dai comitati di cittadini di Paderno Dugnano, Novate Milanese, Cormano, Bollate, Baranzate.
Saremo presenti al corteo di domenica 29 settembre   a Paderno Dugnano. per dire NO  al progetto di "ammodernamento" della provinciale Rho-Monza e per riaffermare la nostra contrarietà ai megaprogetti autostradali in Lombardia (Pedemontana, T.E.M.). 

Chiediamo al governo nazionale, alla Regione Lombardia e alle istituzioni locali interessate di definanziare i progetti per la realizzazione di queste autostrade. La Rho-Monza, la Pedemontana e la Tangenziale esterna di Milano sono opere dal costo ingente, inutili, a carico delle finanze pubbliche per favorire i soliti "privati"padroni.

Sfascio del territorio, congestione del traffico, pedaggi, inquinamento ambientale e acustico.
Rischio diossina in Brianza. Imposizione (militare...) alle popolazioni locali di progetti avversati e non condivisi dagli enti locali. Infiltrazioni mafiose.

Chiediamo invece che con gli stessi finanziamenti, in alternativa, si progetti una rete ferroviaria locale, moderna, in grado di rispondere ai bisogni dei Lavoratori,  degli studenti e un trasporto merci  in grado di servire l'industria e il commercio, senza degradare la vita dei Cittadini residenti.

Per queste ragioni sosteniamo la realizzazione, in tempi brevi, delle metrotramvie Milano-Seregno,     Milano-Limbiate e del prolungamento della metropolitana a Monza.

sabato 21 settembre 2013

NO AUTOSTRADE



I Comunisti italiani di Milano e Brianza partecipano alla manifestazione popolare 

a Desio domenica 22 settembre ore 14,30   da piazza Caredon e presidio in piazza Don Giussani (municipio)

 per dire NO alla costruzione di nuove autostrade in Lombardia. Ribadiamo la nostra contrarietà ai progetti autostradali RHO-MONZA, la PEDEMONTANA e LA T.E.M..

Chiediamo al governo e alla Regione Lombardia di definanziare i progetti per la realizzazione di queste autostrade. La Rho-Monza, la Pedemontana e la Tangenziale esterna di Milano sono opere dal costo ingente, a carico delle finanze pubbliche e a favore dei soliti "privati"padroni.
Sfascio del territorio, congestione del traffico, pedaggi, inquinamento ambientale e acustico.
Rischio diossina in Brianza. Imposizione (militare...) alle popolazioni locali di progetti avversati e non condivisi dagli enti locali. Infiltrazioni mafiose.

Chiediamo invece che con gli stessi finanziamenti, in alternativa, si progetti una rete ferroviaria locale in grado di rispondere ai bisogni dei Lavoratori e un trasporto merci  in grado di servire l'industria e il commercio, senza degradare la vita dei Cittadini.
Per queste ragioni sosteniamo la realizzazione, in tempi brevi, delle metrotramvie Milano-Seregno- Milano-Limbiate e del prolungamento della metropolitana a Monza.


domenica 15 settembre 2013

GOVERNO delle LARGHE INTESE


L'ISTAT ha pubblicato i dati economici della crisi. Ormai siamo sulla soglia del non ritorno. L'economista Vladimiro Giacchè fa notare che i dati sono peggiori del dopo 1929. A questa realtà, vera, che colpisce ogni fascia sociale, in particolare i Lavoratori dipendenti, piccola imprenditoria e il lavoro autonomo  si contrappone una verità virtuale che annuncia "la fine del tunnel". "I ristoranti pieni"  di berlusconiana memoria sono il frutto della   mistificazione perpetrata scientificamente   con l'uso sistemico delle armi di distrazione di massa (TV,stampa,internet..). Questo è il risultato. Una generazione di giovani non  riesce ad accedere ad un lavoro che si possa definire tale. Chi può emigra. Taluni ottengono lavori precari a tempo determinato, altri neppure accedono alle statistiche. Tv e stampa invece di intrattengono sul futuro del pregiudicato Silvio Berlusconi............ 
E' ora di mandare a casa questa classe dirigente, mandare a casa il governo delle larghe intese.  

Dai dati pubblicati si rileva fra l'altro:
dal 2011 a oggi sono stati chiusi 74.500 negozi, per un totale di circa 300mila posti di lavoro andati in fumo.

I dati arrivano dalle tabelle Istat riferite al secondo trimestre del 2013. Nello stesso periodo del 2010 le persone di quella fascia in attività erano 6,3 milioni. Oggi sono 5,3 milioni. Pesantissima la situazione di coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni: calo di 750mila unità. Il tasso di disoccupazione in questa fascia è salito dall'11,7% del secondo trimestre 2010 al 17,8% dello stesso periodo del 2013
- Tra il 2010 e il 2013 e' crollato il numero degli under 35 al lavoro, passati da 6,3 a 5,3 milioni (-1 milione): e' quanto si legge sulle tabelle dell'Istat riferite al secondo trimestre dalle quali emerge la difficolta' nella quale si trova soprattutto la fascia tra i 25 e i 34 anni per la quale si e' registrato un calo di 750.000 unita'.

La situazione e' particolarmente difficile nella fascia tra i 25 e i 34 anni, ovvero l'eta' nella quale ha terminato gli studi anche chi si e' laureato e nella quale negli anni scorsi si cominciava a lavorare e in molti casi ci si formava una famiglia. Nel secondo trimestre 2013 nella fascia tra i 25 e i 34 anni lavoravano appena 4,329 milioni di persone contro i 5,089 milioni di solo tre anni prima. Il tasso di occupazione ha subito un crollo dal 65,9 al 60,2 (era al 70,1% nella media 2007), con quindi appena 6 persone su 10 al lavoro nell'eta' attiva per eccellenza. E se per i maschi del Nord la situazione e' ancora accettabile con l'81,4% al lavoro (dall'86,6% del secondo trimestre 2010) al Sud la situazione e' drammatica con appena il 51% degli uomini della fascia 25-34 anni che lavora (e solo il 33,3% delle donne). L'imbuto davanti al quale si e' trovata la generazione dei ''giovani adulti'' e' dovuto in parte alla stretta sull'accesso alla pensione che ha tenuto al lavoro i piu' anziani (il tasso di occupazione nella fascia tra i 55 e i 64 anni e' passato nel triennio considerato dal 36,6% al 42,1%), in parte alla crisi economica e al generale calo dell'occupazione nelle imprese private insieme al blocco del turn over nella pubblica amministrazione che di fatto ha ridotto al lumicino le assunzioni nel pubblico.

Il tasso di occupazione e' calato soprattutto tra i giovani uomini del Sud (dal 60,5% al 51% con quasi 10 punti) mentre per gli uomini del Nord il calo si e' limitato a 5 punti (dall'86,6% all'81,4%). Per le giovani donne del Sud il calo percentuale e' stato meno consistente partendo da un dato basso (dal 34,2% al 33,3%). Se si guarda al complesso degli under 35 (quindi anche ai giovanissimi) il tasso di occupazione a livello nazionale risulta in calo dal 45,9% del secondo trimestre 2010 al 40,4% dello stesso periodo del 2013. Il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 25 e i 34 anni e' cresciuto dall'11,7% del secondo trimestre 2010 al 17,8% dello stesso periodo del 2013 con oltre sei punti in piu'. I disoccupati tra i giovani adulti sono passati da 670.000 a 935.000. Al Sud il tasso di disoccupazione in questa fascia di eta' e' ormai al 30% (molto simile tra uomini al 29,1% a donne al 31,5%) dal 20,6% di appena tre anni prima. Al Nord la disoccupazione tra i giovani adulti e' passata dal 7,3% del secondo trimestre 2010 al 10,9%.


martedì 10 settembre 2013

W LA COSTITUZIONE NO AL PRESIDENZIALISMO

Domenica 8 settembre presso la festa provinciale dei Comunisti italiani di Milano si è svolto un interessante dibattito sull'attualità politica dal titolo "cambiare o difendere la Costituzione?". Al dibattito hanno partecipato: Mirko Mazzali, consigliere comunale di Milano per S.E.L., Onorio Rosati, consigliere regionale  lombardo per il P.D., Roberto Cenati, presidente dell'associazione partigiani A.N.P.I. di Milano, Bruno Casati, presidente del circolo culturale "Concetto Marchesi" e Cesare Procaccini,  Segretario nazionale del P.d C.I., presiedeva Gianni Pagliarini, Segretario regionale lombardo dei comunisti italiani.
Il dibattito ha evidenziato il pericolo della modificazione della Costituzione vigente.  Criticato da tutti i relatori innanzitutto il decreto legge del governo Letta che cambia la modalità prevista dai costituenti, l'articolo 138. La maggioranza PdL-PD con la regia presidenziale di Giorgio Napolitano ha istituito una commissione di saggi dall'unico requisito comune: tutti nominati (porcellum...) nessuno eletto dal popolo. Una vergogna!
I relatori, all'unisono, si sono dichiarati preoccupati e avversari dei propositi di revisione costituzionale. Avversi al fine dichiarato dai cosidetti saggi presidenziali: l'avvento del presidenzialismo o in subordine del semipresidenzialismo. 
Tutti i convenuti hanno rilevato che i progetti presidenzialistici hanno il fine di allontanare dalla vita democratica e dalla partecipazione attiva dei cittadini. Infatti con la cancellazione, di fatto, dei prinicipi costituzionali, in particolare gli articoli 1 (Italia fondata sul lavoro) , 3( uguaglianza di tutti i cittadini)  e 41       ( libertà d'impresa in funzione sociale)  si ritornerebbe ai tempi in cui solo i cittadini ricchi amministravano la cosa pubblica senza il bisogno di essere eletti.
I comunisti italiani sono in prima fila per sbarrare il passo ai sovvertitori costituzionali. Il dibattito ha dimostrato che le forze autenticamente democratiche ci sono e ci saranno in campo. 
I comunisti italiani ci sono. 
W LA COSTITUZIONE ITALIANA 


P.S.  Pochi minuti fa l'aula della Camera ha approvato il ddl che istituisce il Comitato parlamentare dei 40 per le riforme costituzionali. Il ddl costituzionale - che prevede una deroga all'articolo 138 - aveva già ottenuto il primo via libera dal Senato, ora è prevista una pausa di tre mesi prima della seconda lettura in entrambi i rami del Parlamento. I PARLAMENTARI NOMINATI DAL PORCELLUM  COLPISCONO ANCORA.  VERGOGNA!!!!! 
Basta governo delle larghe intese, fuori dal Parlamento il pregiudicato SILVIO BERLUSCONI.   

lunedì 9 settembre 2013

RHO-MONZA. Massimo Gatti, dichiarazione dopo la conferenza dei servizi

SP 46 Rho-Monza,
Massimo Gatti: “Senza interramento la super-autostrada va fermata

                                   

Pubblicato il 5 settembre 2013 da massimogatti, http://massimogatti.wordpress.com/2013/09/05/sp-46-rho-monza-massimo-gatti-senza-interramento-la-super-autostrada-va-fermata-2/; video tratto da youtube by Giovanni Giuranna


Milano, 5 settembre 2013. Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, ha partecipato al presidio/manifestazione che si è tenuto questa mattina a Milano convocato dal Coordinamento dei Comitati dei Cittadini dei cinque comuni per la Rho-Monza in occasione della Conferenza dei Servizi sulla Super Strada 46 Rho-Monza.
“Siamo arrivati al dunque, sono giorni che migliaia di persone si stanno mobilitando a Paderno Dugnano, e negli altri comuni interessati, con manifestazioni che chiedono di interrare la Rho-Monza oppure di chiudere i cantieri. – ha dichiarato Massimo Gatti intervenendo durante il consiglio provinciale di oggi pomeriggio – Anche alla manifestazione di questa mattina in Piazza Cavour hanno aderito centinaia di cittadini.
A Podestà (presente oggi in Consiglio provinciale ndr.) ho chiesto di rispettare e far rispettare con atti concreti a Serravalle SpA (partecipata dalla Provincia di Milano e con un ruolo di primo piano nella realizzazione dell’opera) quanto deciso dal Consiglio provinciale all’unanimità il 1 dicembre 2011 chiedendo l’interramento della Rho-Monza e sbarrando la strada ai cementificatori.
Gli Enti Locali interessati, anche di colori politici diversi, stanno prendendo posizione con chiarezza per l’interramento. Cosa stanno aspettando Podestà e De Nicola?
La riunione della Conferenza dei Servizi è stata aggiornata al 30 settembre. Mi auguro che quel giorno possa arrivare una bella notizia che dia ragione alle migliaia e migliaia di cittadini che da tempo sono mobilitati per chiedere la tutela della loro salute e la difesa dell’ambiente e del territorio.
Il volere della maggioranza dei cittadini e delle assemblee elettive deve prevalere. Se non ci sono garanzie sull’interramento, i lavori vanno bloccati subito”.

domenica 1 settembre 2013

RHO-MONZA



Il prossimo 5 settembre è convocato, a Milano,  il Provveditorato alle opere Pubbliche del Ministero delle Infrastrutture sulla riqualificazione della Rho-Monza. 
Il governo Letta-Berlusconi e il Presidente della Lombardia Roberto Maroni hanno deciso: l'autostrada a 16 corsie, la Rho-Monza,  in ambito urbano sa da fare. Sa da fare a prescindere da cosa e per cosa e per chi. 
L'Amministrazione comunale di Paderno Dugnano, dopo le lungaggini e litanie iniziali, ha emesso un comunicato in cui esprime l'intenzione di presentarsi a quel tavolo istituzionale "pronti nell'illustrare a tutti per l'ennesima volta (sic!n.d.r.)  l'irrealizzabilità di un'opera con quelle caratteristiche all'interno di un contesto urbano e densamente abitato nei modi e nei tempi prospettati". 
La compagine amministrativa di Alparone, infine, ha deliberato, lo scorso 29 agosto, la contrarietà al progetto autostradale sottolineando i seguenti fattori:
" a) le scelte progettuali fatte non hanno tenuto conto delle osservazioni presentate con conseguenze estremamente critiche in termini di salute pubblica e sostenibilità ambientale..........
  b) l'opera progettata non migliora la qualità dell'aria.............. impatterà negativamente sul paesaggio......
  c) ............proposta progettuale alternativa.......... . Tale studio non è stato preso in considerazione,...........  progetto datato, superato, invasivo ed impattante.
  d) ......cantierizzazione...............impatto per la salute delle popolazioni........
  e) i tempi di realizzazione dell'opera non sono più coerenti con il cronoprogramma  ..............EXPO
  f) ..........condizione......non più ripresa ed attualizzata nelle procedure di VIA e di VAS .............
La deliberazione della Giunta padernese afferma la contrarietà "del progetto esecutivo deposita ai fini della         VIA"  e la propria contrarietà anche in merito al parere espresso dalla Regione Lombardia........" ."

Bene. La delibera della giunta del Sindaco di Paderno Dugnano ha evidenziato che il presupposto politico-istituzionale dell'omogeneità caro ad Alparone si è rilevato fallimentare. Quel presupposto ha fatto perdere ai cittadini di Paderno Dugnano tanto tempo e contribuito allo status attuale. Alparone, per lungo tempo,  ha preferito rapportarsi, solamente,  con i vari capibastone berlusconiani di Milano. Da Mantovani, responsabile lombardo del PdL, a Lupi,ciellino Ministro, alla partita, alle Infrastrutture.
Ora il ravvedimento. Meglio tardi che mai!
Sicuramente ha influito la presenza del comitato per l'interramento, le forze politiche come Noi comunisti italiani da sempre contrari e la partecipazione importante dei cittadini di Paderno Dugnano.
In questi giorni l'ennesima manifestazione di protesta con "la pentolata rumorosa". Manifestazione che ha sfondato anche la censura di stampa e tv. 
Ora è necessario continuare con piena volontà unitaria. Alla conferenza prevista per il giorno 5 settembre è necessario valorizzare quanto di unitario si è raggiunto. 
Noi Comunisti italiani di Paderno Dugnano abbiamo sempre sostenuto la nostra contrarietà al progetto autostradale. Siamo consci che nell'attuale contesto politico ed istituzionale, con la nomina a commissario unico di Giuseppe Sala all'EXPO' e della stessa legge del "fare" (disastri n.d.r.http://padernodugnanopdci.blogspot.it/2013/08/il-decreto-del-fare-disastri.html) del governo Letta-Berlusconi, menzionato dal comunicato del Sindaco, gli spazi politici sono ristretti. Ciò nonostante  abbiamo valorizzato le prese di posizione di altre forze politiche  e delle istituzioni quando utili ai cittadini e criticato la doppiezza di Alparone e dei suoi  omologhi in Provincia di Milano e in Regione Lombardia.   Proprio per ciò ci sentiamo legittimati a criticare  fasulle primogeniture o additare presunti   limiti altrui.  

venerdì 30 agosto 2013

NO ALLA GUERRA IN SIRIA


Sabato 31 agosto ore 16,30 manifestazione di protesta davanti al consolato U.S.A. di Milano, largo Donegani  contro la guerra in Siria, voluta dalle potenze neocoloniali occidentali.
I comunisti italiani, in prima fila, saranno presenti con le loro bandiere e i propri simboli. 
Senza alcuna vera prova, anzi si pensa che siano stati i cosidetti "ribelli", circa l'uso di gas nervino sulla popolazione civile, le potenze neocoloniali sono per bombardare  un Paese indipendente e sovrano come la Siria.
Se pensiamo che forze predominanti fra i cosidetti "ribelli" siriani sono alleati  ai terroristi di Al Quaeda , la guerra voluta dagli americani e dagli inglesi potrebbe determinare la condizione di insediare in Siria un governo governato da tali forze. La guerra potrebbe provocare ulteriori complicazioni e lutti dato le condizioni politiche,geografiche e religiose in tutto il Medio-Oriente.    
Invitiamo per ciò , tutte le forze politiche democratiche e antifasciste  a respingere i propositi bellicisti di U.S.A. e Gran Bretagna.   Scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà alla guerra ed esprimere la nostra preoccupazione per il possibili luttuosi sviluppi.
Domani tutti davanti al consolato americano di Milano!!





martedì 27 agosto 2013

NO alla GUERRA IN SIRIA!


Procaccini, segr. nazionale Pdci: No alla guerra in Siria!
“Ancora una volta i venti di guerra soffiano forti, ancora una volta la macchina delle menzogne e degli inganni si è messa in azione (questa volta con l’accusa di fantomatiche armi chimiche). Come nei Balcani, in Iraq e in Libia ieri, oggi sotto attacco è la Siria, colpevole di non volersi piegare ai voleri delle potenze imperialiste”.


Lo afferma il segretario nazionale del Pdci, Cesare Procaccini.
“Un attacco militare alla sovranità della Siria – continua il leader dei Comunisti Italiani - sembra imminente e il Governo italiano non fa nulla per sottrarsi a questo ennesimo atto di guerra, in spregio ai dettami della nostra Costituzione. I Comunisti italiani – conclude il segretario del Pdci - sono mobilitati fermamente contro la guerra e si opporranno a qualsivoglia atto di aggressione verso Damasco. Il Pdci chiede al governo di rispettare l’articolo 11 della Costituzione, che afferma che l’Italia ripudia la guerra!”

mercoledì 21 agosto 2013

il DECRETO del FARE (disastri)

Il decreto del "fare" (disastri) è legge.
Il governo, di Enrico  Letta e del  condannato Silvio Berlusconi, ha approvato un decreto che in nome dell' idolatria liberista  permette di fare, ai padroni, di fare ciò che vogliono. Anche per queste ragioni chiediamo che si ponga fine, al più presto,  ad un governo non voluto, non votato, dagli italiani.

Nelle pieghe del decreto “Fare”
Nel silenzio omertoso passa la deregulation urbanistica totale

Regioni e province autonome potranno approvare con proprie leggi e regolamenti disposizioni derogatorie al D.M. n. 1444/68, dettando “disposizioni sugli spazi da destinare agli insediamenti residenziali, a quelli produttivi, a quelli riservati alle attivitá collettive, al verde e ai parcheggi, nell'ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali.”
Edifici
Photo by Internet
«L'ennesimo e forse definitivo tentativo di sopprimere le conquiste ottenute alla fine degli anni '60 in tema di spazi pubblici minimi e distanze tra gli edifici dopo i guasti della stagione liberista degli anni '50 conclusa con il massacro di molte delle nostre città da parte della speculazione edilizia».

Molte, e a ragione, sono state le preoccupate osservazioni manifestatesi circa le norme del c.d. "Decreto Fare" che introducono nuove deregolazioni nelle ristrutturazioni degli edifici esistenti anche in zone di pregio storico-artistico, consentendo alterazioni alla loro sagoma, in precedenza vietate.

Ė invece passato quasi inosservato un emendamento introdotto dal Senato al testo governativo che consente a Regioni e province autonome di approvare con proprie leggi e regolamenti disposizioni derogatorie al D.M. n. 1444/68, dettando "disposizioni sugli spazi da destinare agli insediamenti residenziali, a quelli produttivi, a quelli riservati alle attivitá collettive, al verde e ai parcheggi, nell'ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali."

Nonostante la forma circonvoluta e imprecisa, ė tuttavia molto chiaro l'obiettivo perseguito: si tratta dell'ennesimo e forse definitivo tentativo di sopprimere le conquiste ottenute alla fine degli anni Sessanta in tema di spazi pubblici minimi e distanze tra gli edifici (18 mq/abitante, distanza pari all'altezza degli edifici, con un minimo di 10 metri tra pareti finestrate), dopo i guasti della stagione liberista degli anni Cinquanta conclusasi con il massacro di molte delle nostre città da parte della speculazione edilizia e infine con il tragico episodio della frana di Agrigento.

Con la pretesa delle incombenti difficoltà economiche del settore edilizio, vedremo così vanificarsi non solo la stagione che tra il 1975 e il 1990 aveva visto molte Regioni rafforzare quelle conquiste, con la prescrizione di dotazioni pubbliche superiori a quelle minime nazionali, attestate attorno a 24-28 mq/abitante in sintonia con le tendenze europee, ma verrà meno anche il plafond minimo garantito dalle norme nazionali, che nemmeno regioni così selvaggiamente deregolatrici come la Lombardia erano sinora riuscite a sfondare completamente.

Non sorprende che a condurre questo attacco sia stato l'attuale ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi che come assessore al Comune di Milano prima e parlamentare FI e PdL poi - spesso in combutta con il parlamentare milanese Pierluigi Mantini della Margherita, in una sorta di premonizione delle larghe intese - nelle scorse legislature aveva portato avanti proposte di impronta filo-liberista che equiparavano interessi pubblici e privati, fortunatamente mai giunte a definitiva approvazione.

Grave é che Lupi sia riuscito oggi ad ottenere nuovamente l'assenso del centro-sinistra a questa sua furia demolitrice delle conquiste urbanistiche degli anni Sessanta-Settanta, nonostante le perplessitá diffuse nell'aula del Senato, accampando pubblicamente un'intesa raggiunta con il deputato Morassutt.

Si tratta, infatti, non di modifiche puntuali di questa o quella singola norma specifica a scopo di semplificazione attuativa, ma di una vero e proprio cambiamento di sistema della materia urbanistica, paragonabile alle riforme istituzionali, alla cui definizione non appare titolata una maggioranza di emergenza quale quella che attualmente sostiene il governo Letta, e che richiederebbe comunque un dibattito approfondito non solo nelle commissioni parlamentari (dove peraltro non c'é stato), ma tra le forze sociali ed intellettuali dell'intero Paese.

Sergio Brenna
Milano, 17 agosto 2013

mercoledì 14 agosto 2013

NAPOLITANO GIORGIO

In nome della stabilità del governo, ancora una volta il Paese, questa volta attraverso la sua massima istituzione, il Quirinale, risponde alla anomalia portata in politica due decenni fa dal conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, con una ennesima anomalia - accordando allo stesso Silvio Berlusconi, condannato per frode, una benevolente attenzione.

Ricapitoliamo, giusto per essere certi di essere chiari in merito a una vicenda destinata a pesare sul futuro delle nostre istituzioni.

Il capo del Pdl e più volte Premier, politico dunque di primissimo piano, condannato dalla Cassazione risponde a questa condanna con una gazzarra di piazza di giorni e giorni, premendo sul Presidente della Repubblica per essere "salvato" dalla sentenza, in nome della rilevanza del suo status di leader. Pretesa che dovrebbe essere seccamente respinta in quanto prova in sé della distorsione introdotta in politica da questo stesso leader - prova cioè dell'idea che esistono uomini al di sopra della giustizia, nonché delle comuni regole.

La pretesa tuttavia non solo non è respinta ma è premiata: in pieno agosto, periodo in cui la attività politica nel nostro paese è morta, il Presidente della Repubblica in persona risponde. Vedremo cosa dice la risposta fra un attimo. Ma un punto di vittoria per Silvio Berlusconi è già in questo atto del Quirinale: quale cittadino infatti avrebbe avuto prova di attenzione così veloce e così diretta da un Presidente se non perché considerato un caso "speciale"?

Quanto speciale sia questo caso, Napolitano lo sottolinea in molti passaggi della sua nota, addirittura spingendosi a esprimere comprensione per lo stato d'animo che agita il Pdl di fronte alla condanna: "In questo momento è legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni già prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed è comprensibile che emergano - soprattutto nell'area del Pdl - turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalità che ha guidato il governo ( fatto peraltro già accaduto in un non lontano passato) e che è per di più rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza."

Ma una condanna non è il riconoscimento di una colpa, verrebbe da dire? Perché allora è "comprensibile" il turbamento? Perché, viceversa, non chiedere ai membri di quel partito di riconoscere, in accordo con la Cassazione, la colpevolezza del proprio leader? La "comprensione" del turbamento non è forse, dunque, un modo per introdurre il dubbio sulla giustezza della condanna? Le domande suscitate dal testo di Napolitano sono molte. E non sono casuali.

La prima cosa da dire sulle parole del Quirinale è infatti proprio questa: il fatto che il Presidente si sia sentito in obbligo di intervenire (a prescindere dalle motivazioni) è in sé uno straordinario riconoscimento del ruolo politico che Silvio ha in questo paese. Il maggior probabilmente finora avuto dal Cavaliere.

C'è poi il merito della nota. Come tutte queste scritture, è stilata in modo da poter essere tirata da una parte e dall'altra, da poter essere letta in molti modi, da poter insomma accontentare quasi tutti.

La frase più importante all'inizio è un granitico "qualsiasi sentenza è definitiva". Affermazione che onora la magistratura , accontenta gli oppositori di Silvio, ed è però scontata: poteva il Presidente della Repubblica, che è dopotutto il capo della magistratura, dire qualcosa di diverso?

Ma nonostante la limpida affermazione, il Quirinale apre una porta a una modifica. Ricorda infatti di non aver ricevuto domanda di grazia, aggiungendo: "Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso --- sulla base dell'istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia --- per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull'esecuzione della pena principale.". Nessuna meraviglia che il Pdl abbia considerato questo passaggio una sorta di promessa.

È vero che la porta aperta da Napolitano non è proprio tale da soddisfare Silvio Berlusconi. Il Presidente cosiì definisce l'ambito in cui si muove: "verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull'esecuzione della pena principale."

Un eventuale atto di clemenza riguarderebbe la pena principale, dunque la condanna al carcere, o ai domiciliari. Napolitano esclude invece qualunque intervento sulla parte più delicata per il capo politico del Pdl, cioè la interdizione dai pubblici uffici. Sul tema tuttavia la battaglia si è appena aperta, e il Pdl se la giocheraà fino in fondo. In quali modi si vedrà. Non potrà però contare sul Quirinale.

A che punto ci lascia tutto questo?

Lo status "particolare" che Silvio Berlusconi si è costruito nella politica del paese, facendo valere nelle nostre istituzioni tutto il peso di un conflitto di interessi mai visto prima in tali proporzioni, è stato ancora una volta riconosciuto. Ancora una volta per lui c'è un trattamento che per altri non è previsto.

Napolitano non appare contento di questo strappo. Ripete di averlo fatto in nome del bene del paese, per non far cadere un governo la cui tenuta è, secondo il Presidente, l'unica assicurazione per una ripresa economica.

Ma la verità e' che questo stesso discorso, troppo spesso ripetuto, non è del tutto convincente.

I cicli economici hanno sempre avuto molto poco a che fare con la stabilità dei governi, o, se è per questo, con la loro capacità, o correttezza o corruzione. L'Italia è la prova di tale tendenza: siamo stati al massimo del nostro sviluppo economico quando si cambiava governo ogni sei mesi. E siamo andati a picco anche quando guidati da illuminati e morigerati Premier.

Scommettiamo invece che una "soluzione alle vongole" per la condanna di un leader politico è molto più dannosa per la reputazione del nostro paese della microstabilità di un fragile governo.

Quanto sopra pubblicato è la nota del Direttore dell'Huffingtonpost.it Lucia Annunziata del 13 agosto 2013. Noi ci limitiamo a far notare che tali considerazioni non sono patrimonio del gruppo dirigente del Partito Democratico. 

mercoledì 31 luglio 2013

RHO-MONZA

Dichiarazione del capogruppo consiliare PdCI/PRC Altra Provincia MASSIMO GATTI condivisa e sostenuta dai Comunisti italiani di Paderno Dugnano:

Milano, 31 luglio 2013. In merito alle dichiarazioni rilasciate oggi dal Presidente della Provincia di Milano riguardo la possibilità che la Provincia scenda nella sua quota di azionariato di TEM SpA, il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un'Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, dichiara:

“Dopo aver abbandonato il trasporto pubblico, la viabilità ordinaria e i pendolari, lorsignori si accorgono che non possono più investire in autostrade decidendo così di abdicare e svendere affinché i privati facciano bottino.

Nonostante il regalo dei 330 milioni di soldi pubblici in due anni, sottratti alla Cassa Depositi e Prestiti e a fondo perduto, da parte del governo PD-PDL-Scelta Civica, la Provincia di Milano diminuisce le sue partecipazioni dirette e consegna il territorio del Parco Agricolo Sud Milano ai cementificatori.

A proposito di quattrini, perché i sindaci, a partire da quelli delle grandi città che protestano in questi giorni, non hanno un sussulto di lucidità nel chiedere che i quattrini della Cassa Depositi e Prestiti vengano destinati esclusivamente alle popolazioni, ai servizi pubblici e agli enti locali?

È vistoso che il regalo del Ministro della Compagnia delle Opere, Maurizio Lupi, a TEM, dopo dodici anni di litanie sull’investimento garantito dai privati, equivale alla metà dei nuovi tagli annunciati per i comuni. Per quanto riguarda il nostro territorio, deve essere chiaro che i debiti di Expo 2015 devono gravare sullo Stato e sui cosiddetti imprenditori, non certo sulle comunità locali.

Lo scaricabarile in corso e l’indecente balletto dei governi che si succedono, stanno portando il Paese al fallimento, con un territorio lacerato e aggredito dai poteri criminali delle mafie.

Non si è esitato a tagliare le pensioni in tre giorni e a nascondersi per non tagliare le spese militari degli F35.
Si recuperi, allora, la dignità bloccando tutte le autostrade inutili e dannose in costruzione nel nostro territorio, riservandosi di mettere in sicurezza i cantieri aperti. Ci si risparmino le prese in giro del PDL, che vuole vendere la Serravalle, e del PD, che propone di vendere la Pedemontana. Occorre recuperare immediatamente un ruolo pubblico di guida che trasferisca tutte le risorse stanziate per le nuove autostrade su progetti per rilanciare il trasporto pubblico e la mobilità alternativa, l’agricoltura, l’edilizia scolastica, la manutenzione del territorio e la buona occupazione.

Su questi argomenti, si abbia il coraggio di tornare subito in consiglio, ma anche di rispettare le decisioni che si sono assunte. Il consiglio provinciale milanese e il consiglio regionale lombardo, ad esempio, hanno votato all’unanimità per l’interramento della S.P. Rho-Monza e poi la giunta Maroni (PDL – Lega), non più tardi del 25 luglio scorso, prendendo tutti per i fondelli, ha approvato una delibera per proseguire sul devastante progetto originale come se niente fosse. Non ci siamo proprio. Noi non ci arrendiamo e non ci rassegniamo”.

martedì 30 luglio 2013

W LA COSTITUZIONE ITALIANA

“La Costituzione stravolta nel silenzio”. Procaccini: Il Pdci aderisce all'appello del Fatto Quotidiano
Inviato da : redazione | Mercoledì, 31 Luglio 2013 - 11:54
 Dal settimo congresso straordinario del Pdci è uscita con forza la consapevolezza della necessità di costruire un ampio fronte di lotta per la difesa e il rilancio della Costituzione, nella certezza che le resistenze e le lotte sul fronte economico-sociale contro l’attacco prodotto dalla crisi in atto sarebbero molto più deboli in un quadro giuridico-istituzionale contrassegnato dal presidenzialismo e dal pressoché totale svuotamento di poteri delle assemblee elettive.


La battaglia per una uscita a sinistra dalla profonda crisi capitalistica va di pari passo con la lotta per la difesa e il rilancio della Costituzione, che, benché in questi anni pesantemente colpita, mantiene ancora i caratteri essenziali di una democrazia progressiva basata sui diritti e l’uguaglianza.

Nella prospettiva della costruzione, prospettata a Chianciano da Oliviero Diliberto, di un vasto fronte unitario per la difesa e il rilancio della Costituzione, invito tutto il Partito a firmare l’appello contro il ddl di riforma costituzionale, veicolato dal sito de Il fatto quotidiano.

Cesare Procaccini, Segretario nazionale Pdci







Invitiamo tutti  i Lavoratori, i comunisti,i democratici, gli antifascisti, gli amanti della democrazia e della pace a sostenere l'appello per la Costituzione vigente:

“La Costituzione stravolta nel silenzio”.                          

L’appello contro la riforma presidenziale



Appello contro il ddl di riforma costituzionale firmato da: Alessandro Pace, Alberto Lucarelli, Paolo Maddalena, Gianni Ferrara, Cesare Salvi, Massimo Villone, Silvio Gambino, Antonio Ingroia, Antonello Falomi, Domenico Gallo, Raffaele D’ Agata, Raniero La Valle, Beppe Giulietti e Mario Serio.



Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “premier assoluto”, è ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, posponendo a questa la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale. In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione della Costituzione in plateale violazione della disciplina prevista dall’articolo 138, che costituisce la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione. Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato nei binari della legalità costituzionale. Chiediamo che l’iter di discussione del disegno di legge costituzionale presentato dal governo Letta segua tempi e modi rispettosi del dettato costituzionale (…). Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge, contrastando con le finalità dell’articolo 138 della Costituzione, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito. In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta. L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al governo un potere emendativo privilegiato, la proibizione di porre le questioni pregiudiziali, sospensive o di non passaggio agli articoli, l’ impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del governo o del comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento. Le conseguenze di tali scelte si riveleranno in tutta la loro gravità allorché, una volta approvato questo disegno di legge, l’istituendo comitato per le riforme costituzionali porrà mano alla riforma delle strutture portanti della nostra organizzazione costituzionale (dal Parlamento al presidente della Repubblica, dal governo alle Regioni) sulla base delle norme che oggi la Camera sta approvando in flagrante violazione dell’art. 138. (…) Vi chiediamo ancora che le singole leggi costituzionali, omogenee nel loro contenuto, indichino con precisione le parti della Costituzione sottoposte a revisione. (…) Non si tratta, in definitiva, di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta non consentita dalla Costituzione, che apre ampi spazi all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari.Chiediamo, infine, che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138. È in gioco il futuro della nostra democrazia. Assumetevi la responsabilità di garantirlo.



Dai un contributo alla Democrazia e firma la petizione su: www.ilfattoquotidiano.it





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