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domenica 27 gennaio 2013

GIORNATA DELLA MEMORIA


Oggi è il 27 gennaio, giornata della memoria, del ricordo delle vittime del nazismo e del fascismo. Giornata del ricordo contro il revisionismo storico che nega quanto è accaduto nei lager tedeschi, ma innanzitutto contro le nuove formazioni politiche e culturali che inneggiano a quei tragici eventi.
Anche per questo sottoponiamo all'attenzione delle elettrici e degli elettori la proposta di una legge contro il negazionismo che la lista RIVOLUZIONE CIVILE con ANTONIO INGROIA intende portare in Parlamento


                                                                                                                                                                                                                                                             


Pubblichiamo la seguente dichiarazione del  leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, annunciando che il  27 gennaio sui siti internet del movimento sarà commemorata la Giornata della memoria . “E’ indispensabile, per la maturazione di una forte coscienza collettiva, commemorare le vittime dell’Olocausto e il sacrificio di chi si oppose alla follia antisemita e totalitaria, affinché simili aberrazioni non possano più ripetersi. La libertà – aggiunge – è un valore  universale, una conquista storica e collettiva che non può e non deve mai essere messa in discussione. La Carta costituzionale, nata dopo la fine del fascismo, rappresenta il nostro baluardo per la difesa dei diritti di tutti i cittadini da ogni tipo di minaccia. Le istituzioni hanno il dovere di promuovere la cultura del rispetto, del dialogo e dell’uguaglianza perché attraverso di essa passa la piena condanna degli anni più bui della storia europea. Vanno applicati i provvedimenti esistenti, soprattutto in materia di propaganda fascista, nazista e razzista negli stadi. Ma, in occasione della Giornata della memoria, Rivoluzione civile rilancia l’appello per l’approvazione di una legge contro il negazionismo: il prossimo Parlamento – conclude Ingroia –  dovrà occuparsi del provvedimento con la massima priorità, perché la memoria diventi un valore sociale condiviso“.

venerdì 25 gennaio 2013

CGIL


PUBBLICHIAMO LA LETTERA APERTA AI MILITANTI E AGLI ISCRITTI DELLA CGIL INVIATA DA ANTONIO INGROIA, CANDIDATO PREMIER DI RIVOLUZIONE CIVILE, A SEGUITO DEL MANCATO INVITO ALLA CONFERENZA NAZIONALE IN QUESTE ORE IN CORSO:

Cari amici della Cgil, ecco cosa vi dico

“Care amiche e amici della Cgil, vi scrivo per riassumere ciò che avrei detto se  fossi stato invitato ad intervenire alla vostra conferenza sul programma, al pari degli altri candidati per la Presidenza del Consiglio”. È quanto afferma, in una lettera aperta agli iscritti della Cgil, il leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia. “Rivoluzione Civile – Lista Ingroia – aggiunge – ha ben chiaro chi sono gli avversari da battere con il voto: Berlusconi, cioè la destra caciarona e impresentabile, e Mario Monti, rappresentante numero uno di quei professori in loden che hanno deciso la drammatica controriforma delle pensioni. Quella ‘destra perbene’ ha colpito in maniera pesantissima tutti i lavoratori e i pensionati, ma soprattutto le donne, ha creato la tragedia sociale degli esodati, ha cancellato l’art.18 ha confermato e aggravato tutte le forme di precariato. In compenso, non ha saputo mettere in campo alcun intervento che incidesse sulle fasce privilegiate, sulla Casta politica, sugli immensi sprechi ben esemplificati dalle auto blu o dalla pletora di consigli d’amministrazione clientelari. Soprattutto, non ha fatto nulla, zero assoluto, quanto a  politiche industriali di ampio respiro. Invece mai come in questo momento, nel cuore della crisi, è urgente che ci sia un governo capace di offrire al Paese un indirizzo lungimirante sui settori strategici.

Sui capitoli da cui dipende la qualità della vita e il futuro del Paese – sanità, scuola, università, ricerca – la continuità tra i governi Berlusconi e Monti è totale. Continuano i tagli lineari, le privatizzazioni striscianti, la totale precarietà. In questa plumbea cornice si sono moltiplicati attacchi sempre più profondi contro i diritti e le libertà dei lavoratori. Siamo di fronte a un assedio che sta progressivamente riportando la condizione dei lavoratori e lo stato delle relazioni industriali indietro di un secolo e oltre. Il punto fondamentale, per me e per il mio programma politico, è invece – continua Ingroia – la piena e totale applicazione della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, prima di tutto in materia di libertà civili e sindacali. Ritengo fondamentale e imprescindibile la libertà per i lavoratori di votare sempre gli accordi che li riguardano, di votare sempre i propri rappresentanti e di potersi iscrivere liberamente al sindacato che vogliono.

La storia della Cgil è stata attraversata da discriminazioni e persecuzioni, ma alla fine ha saputo sempre sconfiggerle. Ha combattuto il regime fascista, ha ricostruito l’Italia con la spinta di Giuseppe Di Vittorio, ha emancipato la dignità di chi lavora con Bruno Trentin, ha battuto Berlusconi quando Sergio Cofferati vinse la battaglia per impedire la cancellazione dell’art. 18. Quelli che allora erano in piazza con voi e con noi, hanno votato oggi, senza batter ciglio, quell’eliminazione dell’art. 18 che non era riuscita 10 anni fa.

È dunque per me un impegno di grande valore democratico quello di assumere nel nostro programma l’approvazione di una legge per la democrazia e la rappresentanza nei luoghi di lavoro e la cancellazione delle leggi Fornero sui licenziamenti e sulle pensioni. Ci impegniamo – prosegue la lettera – a combattere la precarietà cancellando le oltre 40 forme di contratto precario per i giovani considerando l’apprendistato come il vero contratto di inizio lavoro. Riteniamo utile, in questa fase di transizione, garantire un reddito minimo almeno per i periodi di vuoto retributivo e previdenziale. Oggi, come anche i dati della Cgil dimostrano, è possibile una scelta alternativa a quella di Berlusconi e Monti. Noi lavoriamo per questo: per un governo di centrosinistra che rompa con le logiche monetariste del fiscal compact, con quelle devastanti della guerra e degli armamenti, con un modello di sviluppo che distrugge l’ambiente e la salute dei cittadini mentre ignora i diritti umani fondamentali. Tutto questo, però, non può essere fatto a braccetto con chi quei modelli sciagurati li ha teorizzati, perseguiti e praticati, come Berlusconi e Monti.

Proprio perché noi siamo disponibili alla costruzione di questa alternativa di governo, ma siamo altrettanto fermamente indisponibili a ogni accordo con chi persegue politiche opposte alle nostre, Rivoluzione Civile rappresenta oggi il vero voto utile per impedire che si realizzi il progetto sciagurato, già annunciato e temo per molti versi già deciso, di un governo Pd-Monti.

Non è questione di pregiudiziali ideologiche ma di scelte pragmatiche e concrete. Noi lavoriamo per l’unità del mondo del lavoro: la destra di Berlusconi e Monti si è adoperata e promette di adoperarsi ancor più in futuro per dividere e per isolare le forze sindacali che non accettano le loro condizioni. La destra italiana ha usato la crisi per distruggere il Contratto Nazionale, abolire l’art. 18, cancellare i diritti minimi per i giovani, abbattere le libertà dentro e fuori i luoghi di lavoro. Noi vogliamo marciare in direzione opposta. E l’autonomia dei sindacati dai partiti e dai governi è un valore da conquistare e da rispettare. Di tutto questo – conclude Ingroia – mi sarebbe piaciuto discutere con voi, ma sono sicuro che non mancheranno altre occasioni di incontro con i pensionati e poi nelle scuole, negli ospedali, nelle fabbriche, dove ogni giorno lavorate garantendo il funzionamento dell’Italia. L’obiettivo comune è quello di restituire al lavoro tutto il valore, tutta la dignità e  tutta la libertà necessaria per portare il Paese fuori dalle secche della recessione e della depressione”.

Antonio Ingroia

“Proporremo la legge Ingroia-La Torre per colpire i patrimoni illeciti”
Luoghi della Rivoluzione: il Sulcis (Sardegna)


giovedì 24 gennaio 2013

BUFALA LEGHISTA


La campagna elettorale per l'elezione del nuovo consiglio regionale lombardo non ha l' attenzione dei mass-media. Nell'oscurità mediatica si nota solo il rilievo dato al candidato del centrodestra berlusconiano e Lega nord Roberto Maroni.
Il candidato, ex Ministro degli interni, sta suonando un disco monotomo in cui si sostiene l'idea di trattenere in regione il 75% delle imposte. Si tratta di una "bufala". Bufala che amplificata e suonata   produce l'inversione della realtà. Una falsità ripetuta appare una verità.
Il candidato al consiglio regionale lombardo Andrea Di Stefano ha già argomentato, ora il contributo analitico del  Prof. Alessandro Santoro che volentieri pubblichiamo:      


ETICO A SINISTRA SMONTA LA GRANDE BUFALA LEGHISTA DEL 75% DI TASSE IN LOMBARDIA

In questa campagna elettorale la Lega sta ripetutamente affermando che “trattenere” il 75% delle imposte in Lombardia consentirebbe di disporre di svariati (16?) miliardi di euro da spendere in Regione.
Non è chiaro come arrivino a questi calcoli, ma è certo che essi si basano su una omissione gigantesca: i servizi che già oggi sono disponibili per i cittadini lombardi grazie a quel 75%.
Più precisamente: è possibile dimostrare che l’ammontare delle spese pubbliche (statali e regionali) realizzate sul territorio dello Stato è pari già oggi al 75% delle entrate realizzate in Lombardia.
Nella Tabella che segue sono riepilogati alcuni dati tratti da una pubblicazione della Banca d’Italia del 2009
Valori pro-capite Regione Lombardia media 2004-200614.579
Entrate 14.579
Spese primarie 9.977
Rapporto 68%

Le spese primarie sono:
le spese per prestazioni sociali;
le spese correnti;
gli investimenti in beni e servizi a beneficio dei cittadini e delle
imprese lombarde
• tuttavia nel conteggio precedente mancano gli interessi da pagare sul debito e che gravano su tutti gli italiani
• se ripartiamo questi interessi pro-capite, si ottiene un ammontare di circa 1500 euro per residente in Lombardia, e a questo punto si ottiene che ciò che spende la PA per i residenti in Lombardia è già più del 75% delle entrate realizzate in Lombardia: (9.977+1500)/14579=78%
Questo significa che se la Regione Lombardia volesse trattenere una percentuale del 75% delle entrate sul proprio territorio dovrebbe necessariamente
- fornire tutti i beni e i servizi che oggi sono forniti dallo Stato, e dagli enti pubblici (Inps in primis)
- assumersi una quota di debito e pagarne gli interessi
Che cosa cambierebbe per i cittadini e le imprese lombarde?
Nulla, se non un enorme caos amministrativo e burocratico…

Ovviamente il “residuo fiscale” della Lombardia c’è ed è positivo: è vero che mediamente la Lombardia versa più di quanto ottiene
• ma questo “residuo:
- ritorna in parte a beneficio della Lombardia attraverso la domanda di beni e servizi dei cittadini e delle imprese residenti in altre Regioni: il saldo commerciale della Regione Lombardia verso le altre è positivo per un ammontare pari al 23% del Pil*…
- avviene in tutti i paesi caratterizzati da forti squilibri di reddito tra regioni diverse ed è quindi normale, sempre che non si voglia mettere in discussione l’idea di uno stato unitario.

Analisi elaborata per Etico dal prof. Alessandro Santoro

lunedì 21 gennaio 2013

21 GENNAIO 1921

Il 21 gennaio di novantadue anni fa nasceva, a Livorno, il Partito Comunista d'Italia.
(da wikipedia)                                                                     PCI symbol.jpg
Il Partito Comunista Italiano (PCI) fu un partito di sinistra, uno dei maggiori partiti politici italiani, nato il 21 gennaio 1921 a Livorno come Partito Comunista d'Italia (sezione italiana della III Internazionale) per scissione della mozione di sinistra del Partito Socialista Italiano guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, al XVII Congresso socialista........

Caduto il regime fascista nel 1943, il PCI ricominciò a operare legalmente partecipando immediatamente alla costituzione di formazioni partigiane e, dal 1944 al 1947, agli esecutivi antifascisti successivi al governo Badoglio I, dove il nuovo leader Palmiro Togliatti sarà anche, per un breve periodo, vicepresidente del Consiglio dei ministri...........

Il PCI è stato per molti anni, dall'osservazione dei dati elettorali, il partito comunista più grande dell'Europa occidentale. ...................

w il grande Partito Comunista
di Gramsci,  Togliatti,  Longo,  Berlinguer

domenica 20 gennaio 2013

UTILE VOTO in economia

Il governo Monti, indicato dal Presidente Napolitano e sostenuto in Parlamento da Berlusconi, Bersani e Casini, in poco piu' di un anno ha aggravato i dati economici del Paese. I dati sono stati certificati, recentemente, dalla Banca d'Italia.
La fine del ''tunnel'', di montiana memoria, non e' vicina. Anzi, i dati ufficiali annunciano ulteriori pesanti sacrifici per i Lavoratori, piccoli e medi imprenditori, giovani e pensionati.
I tabu' europei (fiscal compact, pareggio di bilancio in Costituzione), sottoscritti dal governo Monti, se attuati non permetteranno, in tempi brevi, l'uscita dalla crisi.
Monti e il suo governo ha la responsabilita' per l'aggravamento della crisi e dell'impoverimento di nuove categorie sociali.
Le elezioni politiche anticipate sono convocate per il 24/25 febbraio. Ora i responsabili del disastro si presentano agli elettori divisi e in competizione fra loro ma con i tabu'europei pienamente condivisi. Indiscutibili.
L'assunzione di tabu' in economia e' pericoloso, innanzitutto per le categorie piu' deboli.
Possono essere i prodromi per uscite populistiche e reazionarie. Per evitare questi rischi chiedere la revisione, la cancellazione, dei tabu' europei e' doveroso. Necessario.
Queste sono le preoccupazioni politiche ed economiche che rendono utile la presentazione della lista RIVOLUZIONE CIVILE in tutta Italia.
Battere la destra e lo loro politica non puo' esimersi dal mettere in discussione i loro dettami ideologici. Assumerli ancor meno. Dichiararsi riformisti non ha senso se si praticano, condividono, pratiche e politiche liberiste.
L' utile voto e' quindi per Rivoluzione civile.

Visto che la grande stampa, la Tv e la stessa campagna elettorale hanno subito occultato questi dati, un piccolo nostro contributo alla verita' con la pubblicazione del seguente intervento ripreso da www.sbilanciamoci.info:

Banca d’Italia: i tagli portano la recessione
19/01/2013
 
La Banca d’Italia vede un 2013 di recessione e corregge l’ottimismo passato, teme la disoccupazione e ammette che l’austerità peggiora la finanza pubblica. Tre notizie importanti per la campagna elettorale
Meno uno percento. La notizia è che per Banca d’Italia l’economia del paese sarà in recessione anche nel 2013, in un’eurozona senza ripresa, col prodotto in calo anche negli ultimi tre mesi. In Italia la disoccupazione – ora all’11,1% – salirà al 12%. Il rapporto debito/Pil – ora al 126% – continuerà a peggiorare nel 2013 e potrà ridursi solo dal 2014. Ma le vere notizie, dietro questi dati sono altre.
La prima è che Banca d’Italia impara a correggere le previsioni sbagliate (prima, per il 2013 prevedeva un calo di appeno lo 0,2%). La Banca centrale europea ha sbagliato finora tre previsioni su quattro e c’è voluto il risveglio keynesiano di Olivier Blanchard, capo-economista del Fondo monetario, per ricordare ai banchieri che l’austerità provoca recessione. Ma questa non è solo una caduta del reddito. In Italia il Pil è sceso nel 2012 (-2,1% per Banca d’Italia, -2,4% per il governo), era stagnante nel 2010-2011, era caduto del 5,1% nel 2009 e dell’1,2% nel 2008. Questa è una depressione. Secondo Confindustria la produzione industriale nel dicembre 2012 è del 25% inferiore al livello pre-crisi dell’aprile 2008: in questi cinque anni un quarto della capacità produttiva del paese è andata perduta.
La seconda notizia è il collasso del lavoro. Oggi i disoccupati sono 2,8 milioni, a cui si deve aggiungere l’equivalente di 520 mila persone in cassa integrazione a zero ore nel 2012, e un milione e mezzo di persone in cerca di lavoro ma “scoraggiate”, che scivolano fuori dalla definizione di disoccupati. In tutto arriviamo al 18%, più di un italiano su sei. E sappiamo che il 37% dei giovani non lavorano e che, tra coloro che un lavoro ce l’hanno, ci sono quattro milioni di lavoratori precari, quasi un dipendente su quattro. Banca d’Italia ci dice che tutto questo è destinato a peggiorare ancora.
La terza notizia è che Banca d’Italia ammette che le politiche realizzate per ridurre deficit e debito pubblico non possono funzionare. L’anno scorso il deficit netto è stato del 3% del Pil, contro il 3,9% del 2011. Ma nel 2011-2012 sono state effettuate dai governi Berlusconi e Monti cinque manovre fiscali, per un totale di 120 miliardi di euro. Tutto questo è riuscito a migliorare solo di poche briciole il saldo, ma ha aggravato la caduta del Pil: con il Pil che cade, la finanza pubblica non può migliorare.
Banca d’Italia spera che nella seconda metà del 2013 la caduta del prodotto possa fermarsi grazie a una ripresa di investimenti e export. Ma quali imprese investono quando perdono un quarto della produzione? E nel 2013 (e dopo) peserà l’effetto delle manovre del governo Monti che tagliano la spesa pubblica per molte decine di miliardi. La domanda continuerà a cadere e, senza domanda, – lo sanno tutti ormai - il prodotto non cresce. Solo un drastico cambio di rotta può farci uscire dalla crisi, cambiando la traiettoria di uno sviluppo ingiusto e insostenibile.
Sembrano notizie di rilievo. Chissà perché la campagna elettorale non se ne occupa.
www.sbilanciamoci.info.

giovedì 17 gennaio 2013

UTILE VOTO

La campagna elettorale per il Parlamento nazionale ha trovato il leitmotiv, il motivo conduttore,: il voto utile.
I dati dei sondaggi dicono che la lista "RIVOLUZIONE CIVILE" con candidato premier ANTONIO INGROIA si sta assestando oltre il 5% alla Camera dei Deputati, al di sopra dell'antidemocratico sbarramento. Al Senato necessita di oltrepassare l'8% su base regionale. I dati di tutti gli istituti di statistica indicano che in Lombardia, Sicilia e Campania la macchina elettorale di Bersani potrebbe incepparsi. Con questa probabile evenienza  Bersani ha cominciato a suonare, risuonare, il disco del  cosidetto voto utile.
Emblematico è quanto scrive l'editorialista del "sole 24 ore" di ieri, quotidiano ufficiale di Confindustria.
 Stefano Folli. Egli scrive:<  Nel 2008 Veltroni riuscì a mettere fuori gioco la lista Arcobaleno di Bertinotti proprio appellandosi all'esigenza di non disperdere il voto a sinistra. Adesso il vertice del PD, preoccupato che al Senato manchi la maggioranza, si trova nella stessa situazione con la lista Ingroia”. E mentre - rileva Folli - la contrattazione di “una qualche forma di desistenza al Senato in alcune regioni-chiave.. creerebbe un intreccio poco trasparente.. e sposterebbe il PD a sinistra”.. il voto utile è un appello classico che non costa in termini politici e che può persino ottenere il risultato di tenere Ingroia fuori dal Parlamento o ininfluente. Ma per questo occorre che Bersani accenda il motore di una campagna troppo blanda>
Dunque per i padroni da neutralizzare sono INGROIA e i Comunisti che lo sostengono nella lista "Rivoluzione civile".
L'emissario di Bersani, l'on. Franceschini, ha chiesto al leader di "Rivoluzione civile" di non presentare le proprie liste nelle regioni in bilico. E come rivolgere l'invito all'eutanasia, al suicidio politico della lista di Ingroia. Il tutto  motivato con il voto utile per "battere Berlusconi". Ma è veramente utile a battere Berlusconi o è utile a tenere fuori dalle istituzioni i Comunisti?    Bersani ha rinunciato ad un confronto e accordo con la "RIVOLUZIONE CIVILE" pensando di vincere a mani basse. In tale opera il Partito dei Comunisti italiani si è adoperato per raggiungere l'accordo intervenendo anche nella campagna delle "primarie". Ora il leader democratico, in campagna elettorale, impiega il suo tempo ad affermare che anche in caso di vittoria del nuovo centrosinistra (PD+SEL) si rivolgerebbe ai moderati di Monti- Casini e Fini. Per cui il famoso "voto utile" serve per stabilizzare al centro la sua coalizione con i montiani. 
Caro Bersani, chiedi il nostro suicidio per accordarti con il centro di Monti? Non ti pare un pò troppo?
L'ipotesi di desistenza ha senso in un quadro di accordo con tutto il centro-sinistra. Quello che chiedi non può interessarci. Le istanze dei  Lavoratori sono state disattese, anzi calpestate, dal tuo accordo con il governo Monti .
Permetti a noi di sopperire alla tua politica e di essere "UTILI" agli interessi delle Lavoratrici e dei Lavoratori.


REFERENDUM ART.18 ; 8

Il comitato referendario per l' abrogazione delle leggi Monti e Berlusconi (ex art.18,art.8) che negano i diritti dei Lavoratori, di Paderno Dugnano ha emesso il seguente comunicato stampa che pubblichiamo volentieri. 
Ai lettori e ai cittadini tutti si ricorda che il nostro Partito è stato fra i principali  promotori. Prima con la petizione e in seguito con il sostegno alla campagna referendaria. Campagna che ha visto 600 elettrici ed elettori di Paderno Dugnano sottoscrivere i quesiti referendari.
La campagna per ripristinare i diritti dei Lavoratori ora va integrata con la campagna elettorale per l'elezione del Parlamento nazionale e del Consiglio Regionale lombardo.
Al Parlamento e in Regione Lombardia i diritti dei Lavoratori sostenendo le liste "RIVOLUZIONE CIVILE" e "ETICO  a SINISTRA"   

In via Roma per PETIZIONE
mercato di Palazzolo M. referendum



                                                        COMUNICATO STAMPA

RACCOLTE 600 FIRME PER I REFERENDUM SUI DIRITTI DEL LAVORO  A PADERNO DUGNANO

Paderno Dugnano, 15/01/2013

Mercoledì scorso 9 Gennaio, sono state consegnate a Roma, oltre 1 milione di firme richiedenti una consultazione referendaria nazionale. La richiesta consiste in un referendum abrogativo della manomissione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori operata dal governo Monti e l’introduzione del decreto legge n.138 del 2011, abrogazione che permetterà i diritti minimi previsti dal contratto nazionale di lavoro, cancellati dal governo Berlusconi.

Ma lo svolgimento dei referendum, previsti nel 2014, è in pericolo perché c’è stato lo scioglimento anticipato delle Camere fatto dal Presidente Napolitano con un decreto pubblicato sulla G.U. n.299 del 24/12/2012. Sarebbe stato sufficiente che il Presidente Napolitano, ascoltati i numerosi appelli del mondo del Lavoro e dei promotori, avesse sciolto le Camere in gennaio e non in dicembre, permettendo il normale deposito delle firme.

Così non è stato. Si è trattata chiaramente di una manifestazione di sordità alle istanze dei lavoratori e l’ennesimo punto di raccordo del Presidente con il governo Monti ed i suoi solerti sostenitori (PD, UDC e PDL). Così facendo si vuole togliere la possibilità ai cittadini di esprimere un proprio libero giudizio sull’operato dei governanti. Per il rispetto della democrazia, si farà ricorso alla Consulta per rendere validi i referendum.

Pertanto le elezioni politiche anticipate, previste a Febbraio saranno anche un campo di battaglia tra le forze del cambiamento, che sostengono i contenuti dei referendum, realmente alternative al “montismo”, e coloro i quali non li hanno né voluti e né sostenuti in nome di politiche liberali e recessive.

Infine sentiamo di dover fare doverosi ringraziamenti , in primis ai 600 padernesi che con la loro firma hanno dato forza alla nostra in iniziativa referendaria, a tutti coloro che hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato e agli operatori dell’informazione locali per la libertà ed il pluralismo dimostrati.

COMITATO REFERENDUM SUL LAVORO
L’OTTO PER IL DICIOTTO
DI PADERNO DUGNANO

mercoledì 9 gennaio 2013

I SIMBOLI PER LE ELEZIONI



                                               
                                                


Questi sono i simboli che il popolo della Sinistra trovera' sulle schede per l'elezione del Consiglio regionale lombardo e per il Parlamento nazionale.

martedì 1 gennaio 2013

NAPOLITANO GIORGIO


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel tradizionale messaggio agli italiani del 31 dicembre ha toccato vari temi di importanza e di prospettiva. Come qualsiasi intervento si può essere d'accordo o in dissenso. Noi ci limitiamo a pubblicare il discorso integrale, sottolineando, con colorazione rossa, i punti di dissenso, critici  o ritenuti insufficienti.
Il coro di condivisioni, di retorica adesione non ci convince. Elogiare il discorso del Presidente come fanno, all'unisono Berlusconi e Bersani,  sa di opportunismo  e di fuorviante nazionale unitarietà politica. Altresi non ci convincono i refreain nordistici  della Lega di Roberto Maroni e i personalismi alla Marco Pannella.


Palazzo del Quirinale, 31/12/2012 dal Presidente della Repubblica Italiana


Un augurio affettuoso a tutti voi, uomini e donne d'Italia, che vivete e operate in patria e all'estero, e in particolare a quanti servono da lontano la nazione, in suo nome anche rischiando la vita, come nelle missioni di pace in tormentate aree di crisi.
Mi rivolgo a voi questa sera nello stesso spirito del mio primo messaggio di fine anno, nel 2006, e di tutti quelli che l'hanno seguito. Cercherò cioè ancora una volta di interpretare ed esprimere sentimenti e valori condivisi, esigenze e bisogni che riflettono l'interesse generale del paese. Guardando sempre all'unità nazionale come bene primario da tutelare e consolidare.In questo spirito ho operato finora, secondo il ruolo attribuito dalla Costituzione al Presidente della Repubblica. Anche e ancor più in questo momento, alla vigilia di importanti elezioni politiche, non verranno da me giudizi e orientamenti di parte, e neppure programmi per il governo del paese, per la soluzione dei suoi problemi, che spetta alle forze politiche e ai candidati prospettare agli elettori.
Muoverò piuttosto dal bisogno che avverto di una considerazione più attenta e partecipe della realtà del paese, e di una visione di quel che vorremmo esso diventasse nei prossimi anni.

Parlo innanzitutto di una realtà sociale duramente segnata dalle conseguenze della crisi con cui da quattro anni ci si confronta su scala mondiale, in Europa e in particolar modo in Italia. Da noi la crisi generale, ancora nel 2012, si è tradotta in crisi di aziende medie e grandi (e talvolta, dell'economia di un'intera regione, come ho constatato da vicino in Sardegna), si è tradotta in cancellazione di piccole imprese e di posti di lavoro, in aumento della Cassa Integrazione e della disoccupazione, in ulteriore aggravamento della difficoltà a trovare lavoro per chi l'ha perduto e per i giovani che lo cercano. Per effetto di tutto ciò, e per il peso delle imposte da pagare, per l'aumento del costo di beni primari e servizi essenziali, "è aumentata l'incidenza della povertà tra le famiglie" - ci dice l'Istituto Nazionale di Statistica - specie "quelle in cui convivono più generazioni.... Complessivamente sono quasi due milioni i minori che vivono in famiglie relativamente povere, il 70 per cento dei quali è residente al Sud".Ricevo d'altronde lettere da persone che mi dicono dell'impossibilità di vivere con una pensione minima dell'INPS, o del calvario della vana ricerca di un lavoro se ci si ritrova disoccupato a 40 anni.

Ma al di là delle situazioni più pesanti e dei casi estremi, dobbiamo parlare non più di "disagio sociale", ma come in altri momenti storici, di una vera e propria "questione sociale" da porre al centro dell'attenzione e dell'azione pubblica. E prima ancora di indicare risposte, come tocca fare a quanti ne hanno la responsabilità, è una questione sociale, e sono situazioni gravi di persone e di famiglie, che bisogna sentire nel profondo della nostra coscienza e di cui ci si deve fare e mostrare umanamente partecipi. La politica, soprattutto, non può affermare il suo ruolo se le manca questo sentimento, questa capacità di condivisione umana e morale. Ciò non significa, naturalmente, ignorare le condizioni obbiettive e i limiti in cui si può agire - oggi, in Italia e nel quadro europeo e mondiale - per superare fenomeni che stanno corrodendo la coesione sociale.

Scelte di governo dettate dalla necessità di ridurre il nostro massiccio debito pubblico obbligano i cittadini a sacrifici, per una parte di essi certamente pesanti, e inevitabilmente contribuiscono a provocare recessione. Ma nessuno può negare quella necessità : è toccato anche a me ribadirlo molte volte. Guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato : pagare gli interessi sul nostro debito pubblico ci costa attualmente - attenzione a questa cifra - più di 85 miliardi di euro all'anno, e se questo enorme costo potrà nel 2013 e nel 2014 non aumentare ma diminuire, è grazie alla volontà seria dimostrata di portare in pareggio il rapporto tra entrate e spese dello Stato, e di abbattere decisamente l'indebitamento. C'è stato cioè un ritorno di fiducia nell'Italia, hanno avuto successo le nuove emissioni di Buoni del Tesoro, si è ridotto il famoso "spread" che da qualche anno è entrato nelle nostre preoccupazioni quotidiane.

E' dunque entro questi limiti che si può agire per affrontare le situazioni sociali più gravi. Lo si può e lo si deve fare distribuendo meglio, subito, i pesi dello sforzo di risanamento indispensabile, definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica, che va, in ogni settore e con rigore, liberata da sprechi e razionalizzata. Decisivo è, nello stesso tempo e più in prospettiva, far ripartire l'economia e l'occupazione non solo nel Centro-Nord ma anche nel Mezzogiorno ; cosa - quest'ultima - di cui poco ci si fa carico e perfino poco si parla nei confronti e negl'impegni per il governo del paese.Uscire dalla recessione, rilanciare l'economia, è possibile per noi solo insieme con l'Europa, portando in sede europea una più forte spinta e credibili proposte per una maggiore integrazione, corresponsabilità e solidarietà nel portare avanti politiche capaci di promuovere realmente, su basi sostenibili, sviluppo, lavoro, giustizia sociale. L'Italia non è un paese che possa fare, nel concerto europeo, da passivo esecutore ; è tra i paesi che hanno fondato e costruito l'Europa unita, e ha titoli e responsabilità per essere protagonista di un futuro di integrazione e democrazia federale, che è condizione per contare ancora, tutti insieme, nel mondo che è cambiato e che cambia.Guardiamo dunque a questa prospettiva. Sta per iniziare un anno ancora carico di difficoltà. Non ci nascondiamo la durezza delle prove da affrontare, ma abbiamo forti ragioni di fiducia negli italiani e nell'Italia. Più di un anno fa dissi a Rimini : si è nel passato parlato troppo poco "il linguaggio della verità". Ma avere e dare fiducia "non significa alimentare illusioni, minimizzare o sdrammatizzare" i dati più critici della realtà : si recupera fiducia "guardandovi con intelligenza e con coraggio. Il coraggio della speranza, della volontà e dell'impegno".

Ebbene, penso che una maturazione in questo senso ci sia stata, specialmente tra i giovani. Sono loro che hanno più motivi per essere aspramente polemici, nel prendere atto realisticamente di pesanti errori e ritardi, scelte sbagliate e riforme mancate, fino all'insorgere di quel groviglio ed intreccio di nodi irrisolti che pesa sull'avvenire delle giovani generazioni. I giovani hanno dunque ragioni da vendere nei confronti dei partiti e dei governi per vicende degli ultimi decenni, anche se da un lato sarebbe consigliabile non fare di tutte le erbe un fascio e se dall'altro si dovrebbero chiamare in causa responsabilità delle classi dirigenti nel loro complesso e non solo dei soggetti politici.

E che dire poi dell'indignazione che suscitano la corruzione in tante sfere della vita pubblica e della società, una perfino spudorata evasione fiscale o il persistere di privilegi e di abusi - nella gestione di ruoli politici ed incarichi pubblici - cui solo di recente si sta ponendo freno anche attraverso controlli sull'esercizio delle autonomie regionali e locali?Importante è che soprattutto tra i giovani si manifesti, insieme con la polemica e l'indignazione, la voglia di reagire, la volontà di partecipare a un moto di cambiamento e di aprirsi delle strade. Perché in fondo quel che si chiede è che si offrano ai giovani delle opportunità, ponendo fine alla vecchia pratica delle promesse o delle offerte per canali personalistici e clientelari. E opportunità bisogna offrire a quanti hanno consapevolezza e voglia di camminare con le loro gambe : bisogna offrirle soprattutto attraverso politiche pubbliche di istruzione e formazione rispondenti alle tendenze e alle esigenze di un più avanzato sviluppo economico e civile.
Prospettare una visione per il futuro delle giovani generazioni e del paese è importante fin da ora, senza limitarsi ad attendere che nella seconda metà del 2013 inizi una ripresa della crescita in Italia e adoperandosi perché si concretizzi e s'irrobustisca.
Ritengo si debba puntare a una visione innanzitutto unitaria, che abbracci l'intero paese, contando sulla capacità di tutte le forze valide del Mezzogiorno di liberarsi dalla tendenza all'assistenzialismo, dai particolarismi e dall'inefficienza di cui è rimasta assurdamente vittima la gestione dei fondi europei.
Più in generale, una rinnovata visione dello sviluppo economico non può eludere il problema del crescere delle diseguaglianze sociali. Si riconosce ormai, ben oltre vecchi confini ideologici, che esso è divenuto fattore di crisi e ostacolo alla crescita proprio nelle economie avanzate. Porre in primo piano quel problema diventa sempre più decisivo.
Nello stesso tempo, in momenti impegnativi di scelta come quello della imminente competizione elettorale è giusto guardare all'Italia che vorremmo nella pienezza dei suoi valori civili e culturali. E quindi come paese solidale che sappia aver cura dei soggetti più deboli, garantendoli dal timore della malattia e dell'isolamento, che sappia accogliere chi arriva in Italia per cercare protezione da profugo o lavoro da immigrato e offrendo l'apporto di nuove risorse umane per il nostro sviluppo. Paese, quindi, l'Italia, da far crescere aperto e inclusivo : già un anno fa, avevamo 420 mila minori extracomunitari nati in Italia - è concepibile che, dopo essere cresciuti ed essersi formati qui, restino stranieri in Italia? E' concepibile che profughi cui è stato riconosciuto l'asilo vengano abbandonati nelle condizioni che un grande giornale internazionale ha giorni fa - amaramente per noi - documentato e denunciato?

Ripresa e rilancio dell'economia e avanzamento civile del paese non possono separarsi. Abbiamo norme e forze dello Stato seriamente dedicate alla lotta contro la criminalità organizzata, piaga gravissima non solo nel Mezzogiorno : ma occorre portare a fondo questo impegno facendo leva sull'apporto vigoroso di energie della società civile per spazzare via ogni connivenza e passività.Stiamo facendo, si deve dirlo, passi avanti nel campo dei rapporti e dei diritti civili. Così con la legge che ha sancito l'equiparazione tra i figli nati all'interno e al di fuori del matrimonio, e segnalato esigenze di ulteriore adeguamento del diritto di famiglia. O con le nuove normative di questi anni per contrastare persecuzioni e violenze contro le donne. Ho appena firmato la legge di ratifica della convenzione internazionale rivolta anche a combattere la violenza domestica: ma è impressionante, e richiede ancora ben altro, lo stillicidio di barbare uccisioni di donne nel nostro paese.

Più che mai dato persistente di inciviltà da sradicare in Italia rimane la realtà angosciosa delle carceri, essendo persino mancata l'adozione finale di una legge che avrebbe potuto almeno alleviarla. Saluto, tuttavia, con compiacimento il fatto che per iniziativa della Commissione parlamentare istituita in Senato si stia procedendo alla chiusura - cominciando dalla Sicilia - degli Ospedali psichiatrici giudiziari, autentico orrore indegno di un paese appena civile.

Ponte decisivo tra sviluppo economico e avanzamento civile è la valorizzazione, in tutti i suoi aspetti - a partire dal patrimonio naturale ed artistico - della risorsa cultura di cui è singolarmente ricca l'Italia. E' stato un tema su cui mi sono costantemente speso in questi anni. Apprezzo i buoni propositi che ora si manifestano a questo riguardo, ma non dimentico le sordità e le difficoltà in cui mi sono imbattuto in questi anni a tutti i livelli. C'è qui un punto non secondario della riflessione e del cambiamento da portare avanti.Vorrei tornare, ma non ne ho il tempo - e quindi li richiamo solo per memoria - anche su altri motivi di mio costante impegno durante il settennato. La sicurezza sui luoghi di lavoro, come parte di una strategia di valorizzazione del lavoro, che è condizione anche per il successo di intese volte a elevare la produttività e competitività del nostro sistema economico. O il ruolo del capitale umano di cui disponiamo, e le sue potenzialità su cui ho insistito guardando soprattutto a risorse scarsamente impiegate o non messe in condizione di esprimersi pienamente. E ancora una volta cito l'esempio di ricercatori, in particolare donne e di giovane età, che hanno dato di recente prove straordinarie in centri di ricerca europei come il CERN di Ginevra o l'ESTEC dell'Aja o, con scarsi mezzi e molte difficoltà burocratiche, in Istituti di ricerca nazionali. E qui non posso non rivolgere un pensiero commosso e riconoscente alla grande figura di Rita Levi Montalcini, che tanto ha rappresentato per la causa della scienza, dell'affermazione delle donne, della libertà e della democrazia.

In conclusione, mi auguro che molte questioni da me toccate e soprattutto il senso di un'attenzione consapevole e non formale alle realtà e alle attese sociali e civili del paese, trovino posto nella competizione elettorale. Mi attendo che ci sia senso del limite e della misura nei confronti e nelle polemiche, evitando contrapposizioni distruttive e reciproche invettive. In special modo su tematiche cruciali ancora eluse in questa legislatura - riforme dell'ordinamento costituzionale, riforma della giustizia - non si può dimenticare che saranno necessari nel nuovo Parlamento sforzi convergenti, contributi responsabili alla ricerca di intese, come in tutti i paesi democratici quando si tratti di ridefinire regole e assetti istituzionali.
Non si è, con mio grave rammarico, saputo o voluto riformare la legge elettorale ; per i partiti, per tutte le formazioni politiche, la prova d'appello è ora quella della qualità delle liste. Sono certo che gli elettori ne terranno il massimo conto.

Al loro giudizio si presenteranno anche nuove offerte, di liste e raggruppamenti che si vanno definendo. L'afflusso, attraverso tutti i canali, preesistenti e nuovi, di energie finora non rivoltesi all'impegno politico può risultare vitale per rinnovare e arricchire la nostra democrazia, dare prestigio e incisività alla rappresentanza parlamentare. Il voto del 24-25 febbraio interverrà a indicare quali posizioni siano maggiormente condivise e debbano guidare il governo che si formerà e otterrà la fiducia delle Camere.
Il senatore Monti ha compiuto una libera scelta di iniziativa programmatica e di impegno politico. Egli non poteva candidarsi al Parlamento, facendone già parte come senatore a vita. Poteva, e l'ha fatto - non è il primo caso nella nostra storia recente - patrocinare, dopo aver presieduto un governo tecnico, una nuova entità politico-elettorale, che prenderà parte alla competizione al pari degli altri schieramenti. D'altronde non c'è nel nostro ordinamento costituzionale l'elezione diretta del primo ministro, del capo del governo.

Il Presidente del Consiglio dimissionario è tenuto - secondo una prassi consolidata - ad assicurare entro limiti ben definiti la gestione degli affari correnti, e ad attuare leggi e deleghe già approvate dal Parlamento, nel solco delle scelte sancite con la fiducia dalle diverse forze politiche che sostenevano il suo governo. Il Ministro dell'Interno garantirà con assoluta imparzialità il corretto svolgimento del procedimento elettorale.
Le elezioni parlamentari sono per eccellenza il momento della politica. Un grande intellettuale e studioso italiano del Novecento, Benedetto Croce, disse, all'indomani della caduta del fascismo : "Senza politica, nessun proposito, per nobile che sia, giunge alla sua pratica attuazione". E ancor prima aveva scritto, guardando all'ormai vicina rinascita della democrazia : "i partiti politici in avvenire si combatteranno a viso scoperto e lealmente... e nel bene dell'Italia troveranno di volta in volta il limite oltre il quale non deve spingersi la loro discordia". L'insegnamento è anche oggi ben chiaro : il rifiuto o il disprezzo della politica non porta da nessuna parte, è pura negatività e sterilità. La politica non deve però ridursi a conflitto cieco o mera contesa per il potere, senza rispetto per il bene comune e senza qualità morale.

Con queste parole, mi congedo da voi. Ho per ormai quasi sette anni assolto il mio compito - credo di poterlo dire - con scrupolo, dedizione e rigore. Ringrazio dal profondo del cuore tutte le italiane e gli italiani, di ogni generazione, di ogni regione, e di ogni tendenza politica, che mi hanno fatto sentire il loro affetto e il loro sostegno.
A voi tutti, buon 2013!