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giovedì 30 gennaio 2014

ELEZIONI

Nota del Segretario nazionale del PdCI  Cesare Procaccini, "Unire la sinistra, per cambiare le politiche europee"

 <Per contrastare con forza una visione dell'Europa tutta incentrata sul mercato e sugli interessi della finanza serve una ampia coalizione di sinistra che metta al primo posto i temi del lavoro e della pace e proponga per il futuro uno sviluppo compatibile e nell'interesse delle donne e degli uomini di questo continente>. Lo afferma Cesare Procaccini, segretario nazionale del Pdci.


<I drammi che si stanno consumando in queste settimane, dalla chiusura di tante fabbriche alle riduzioni insensate dei salari, ci impongono scelte responsabili. Non è il tempo di slogan vuoti, bensì di proposte concrete capaci di essere recepite come utili dalle lavoratrici e dai lavoratori di questo Paese. Siamo per l'abolizione del fiscal compact, per la revisione dei piani di stabilità, per la rimessa in discussione di tutti quei trattati dell'Unione europea che stanno strangolando le popolazioni dell'Europa. Per queste ragioni – spiega Procaccini - guardiamo positivamente a quanto sta accedendo in questi giorni, a partire dalla riuscita assemblea dei quadri del Pdci tenutasi a Roma: sia l'assemblea nazionale di Essere Comunisti e i deliberati del congresso del Prc, che la lettera appello uscita sul “manifesto” di prestigiosi intellettuali, per finire con l'esito dell congresso di Sel, hanno unanimamente indicato l'ipotesi di riunire la sinistra presentando alle elezioni europee una lista in grado di ridare finalmente piena rappresentanza al mondo del lavoro>. <Noi Comunisti italiani – prosegue il leader del Pdci - vogliamo essere protagonisti di questo percorso, con la nostra storia e le nostre proposte, senza nessuna pregiudiziale, ma decisi a non subire diktat. Le prossime settimane saranno cruciali per la costruzione di questo fronte progressista – conclude il segretario del partito dei Comunisti italiani – spenderemo tutte le nostre energie per la riuscita di questo ambizioso progetto>.

mercoledì 29 gennaio 2014

"APPELLO "

IL Partito dei Comunisti italiani di Paderno Dugnano ha aderito e sottoscritto l'apppello di cittadini ed esponenti di varie associazioni operanti in città con "il desiderio di una Paderno Dugnano migliore ".
La città di Paderno Dugnano in cui i valori fondanti della nostra Repubblica possano trovare piena attuazione e condivisione
Per tale missione pensiamo che sia necessario, per tutta la cittadinanza, chiudere il governo fallimentare dell'amministrazione guidata dal centrodestra e dalla Lega Nord.
I Comunisti italiani di Paderno Dugnano sono a disposizione  e sostengono un nuovo "progetto comune per il governo della città ".
"NOI CI SIAMO "!



APPELLO


Siamo un gruppo di persone di Paderno Dugnano 
che rivolgono questo appello ai propri concittadini, 
alle forze politiche, alle associazioni, ai comitati, 
ai gruppi e a tutte quelle realtà locali che sentono 
il desiderio di una Paderno Dugnano migliore.
In questi anni la nostra città si è trovata di fronte 
a tanti problemi e tante sfide e necessita di risposte 
chiare e forti.

Noi siamo convinti che sia possibile e necessaria 
una proposta nuova, che sappia ascoltare e incarnare 
le aspettative dei cittadini, delle associazioni, delle risorse 
e dei movimenti locali, che amano e difendono l'ambiente 
e il nostro territorio e che promuovono la cultura 
della partecipazione, della socialità della convivenza civile. 

La nostra città ha bisogno di mettere insieme 
tutte le capacità per un progetto unico, 
che possa catalizzare le energie 
e costruire risposte concrete. 

Pertanto invitiamo le forze politiche, i movimenti 
e le forze sociali al confronto, per costituire al più presto 
un progetto comune per il governo della città. 

NOI CI SIAMO!

Giovanni Giuranna, Monica Simionato, Claudio Figini, Ferruccio Porati, Massimo Barison, Giuseppe Bergna, Gianni Biffi, Meri Colleoni, Fabrizio Donagemma, Elia Zanardi, Gianfranco Pessina, Luigi Peverati, Italia Russi, Roberta Vaga, Rosalba Brambilla, Maura Vincenzi.
FIRMA ANCHE TU!
diventiamo insieme il motore del cambiamento
per una città migliore.

giovedì 16 gennaio 2014

LA CORTE BOCCIA ANCHE RENZI

La Corte costituzionale ha reso noto le motivazioni per cui è stata dichiarata anticostituzionale la legge elettorale che va sotto il dispregiativo"porcellum".
Voluta da Silvio Berlusconi, la legge fu approvata a pochi mesi dalle elezioni politiche con i voti della maggioranza parlamentare della Casa delle Libertà (principalmente Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani, Lega Nord), senza il consenso dell'opposizione (principalmente Italia dei Valori, Democratici di Sinistra, Margherita, Partito della Rifondazione Comunista e dai Comunisti italiani), che l'hanno duramente criticata e contrastata. Pur tuttavia la legge elettorale di Calderoli&Berlusconi vige fino a poche settimane fa causando la totale trasformazione del Parlamento da eletti a nominati e la concentrazione dei consensi nei partiti più grandi e la scomparsa dei Partiti minori. Una truffa, un raggiro perpetrato anche dal centrosinistra per garantirsi la governabilità senza il consenso degli italiani.
Ora il decreto di anticostituzionalità della legge porcata.Meglio tardi che mai si potrebbe dire. Il dettame costituzionale dei giudici viene ancora messo in discussione. Sembra che di quella lezione non si voglia imparare. Infatti il nuovo Segretario del PD Renzi ha pubblicizzato tre proposte di nuova legge elettorale che hanno, ancora, lo scopo di allontanare dal Parlamento milioni di cittadini italiani che non trovano adeguata rappresentanza. Si vuole perpetrare lo spirito del porcellum: cancellare i Partiti minori.
In questa operazione svetta il ruolo del Presidente della Repubblica giorgio Napolitano. Confermato per un altro settennato presidenziale si dimostra il regista di un rinnovata politica dell'esclusione. Il Presidente, stando alle sue dichiarazioni di Capodanno, ha tutte le condizioni per  sciogliere le Camere e dare ai legittimi possessori della sovranità popolare di decidere del proprio destino. La Corte Costituzionale ha descritto i principi ispiratori di una legge elettorale   legittima e conforme alla Costituzione. Si tratta di una legge elettorale proporzionale. L'unica che rispetta la volontà degli elettori e delle elettrici. Tutti gli altri ingegnosi sistemi sono anticostituzionali. Per cui si voti al più presto! 

      
La Corte boccia anche Renzi
Riforme. Il segretario insiste: al senato solo sindaci e governatori cooptati, non eletti. La Consulta lo ha già escluso nelle motivazioni con le quali ha cancellato il Porcellum. Ma il leader Pd rompe con Alfano e apre a Berlusconi

Nella sen­tenza con cui ha demo­lito la legge elet­to­rale Cal­de­roli, la Con­sulta ha anche costruito le pre­messe per sbar­rare la strada alla prin­ci­pale riforma costi­tu­zio­nale, anzi l’unica, pro­po­sta di Mat­teo Renzi. Il segre­ta­rio del Pd ha detto di pun­tare a una tra­sfor­ma­zione radi­cale del senato, più spesso ha par­lato di «can­cel­la­zione». Ieri sera è andato «a diver­tirsi» dai sena­tori Pd, cioè a chie­dere loro di pre­sen­tare una pro­po­sta di legge costi­tu­zio­nale in quella dire­zione. I nuovi sena­tori non andreb­bero più eletti. Ma coop­tati tra gli ammi­ni­stra­tori locali. A palazzo Madama dovreb­bero sedere i pre­si­denti di regione e i sin­daci (quali? quanti? non lo ha detto, di certo non tutti gli otto­mila sin­daci ita­liani). Il nuovo senato «delle auto­no­mie» non vote­rebbe più la fidu­cia al governo, per­de­rebbe peso poli­tico ma con­ser­ve­rebbe una quota di potere legi­sla­tivo. Almeno quello fon­da­men­tale di revi­sione costi­tu­zio­nale, insieme alla pos­si­bi­lità di richia­mare alcune o tutte le leggi che riguar­dano le com­pe­tenze regio­nali — nean­che su que­sto Renzi è stato preciso.

Nella sen­tenza dif­fusa lunedì sera, però, la Con­sulta si è espressa con forza sulla neces­sità di rispet­tare «la volontà dei cit­ta­dini espressa con il voto» che, ricor­dano i giu­dici, «costi­tui­sce il prin­ci­pale stru­mento di mani­fe­sta­zione della sovra­nità popo­lare secondo l’articolo 1 della Costi­tu­zione». Si parla dun­que dei prin­cipi fon­da­men­tali, in nome e in appli­ca­zione dei quali è sta­bi­lita la com­po­si­zione dell’organo di rap­pre­sen­tanza poli­tica, il par­la­mento, «che è al cen­tro del sistema di demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva e della forma di governo par­la­men­tare pre­fi­gu­rati dalla Costi­tu­zione». Le moti­va­zioni dei giu­dici si rife­ri­scono al pre­mio di mag­gio­ranza senza limiti, quello pre­vi­sto ori­gi­na­ria­mente dal Por­cel­lum e giu­di­cato irra­gio­ne­vol­mente distor­sivo della volontà popo­lare. Ma le loro valu­ta­zioni val­gono dop­pia­mente a smon­tare l’ipotesi di una camera con potere legi­sla­tivo non fon­data sul man­dato popo­lare. Ben può dirsi che la coop­ta­zione dei sin­daci e dei pre­si­denti di regione in luogo delle ele­zioni distorce al mas­simo, anzi azzera la volontà popo­lare. Un altro pas­sag­gio dei giu­dici costi­tu­zio­nali va citato: «Una illi­mi­tata com­pres­sione della rap­pre­sen­ta­ti­vità dell’assemblea par­la­men­tare (è) incom­pa­ti­bile con i prin­cipi costi­tu­zio­nali in base ai quali le assem­blee par­la­men­tari sono sedi esclu­sive della “rap­pre­sen­tanza poli­tica nazio­nale”, si fon­dano sull’espressione del voto e quindi della sovra­nità popo­lare (cor­sivo nostro, ndr), ed in virtù di ciò ad esse sono affi­date fun­zioni fon­da­men­tali dotate di una carat­te­riz­za­zione tipica e infun­gi­bile (…) ciò che peral­tro distin­gue il par­la­mento da altre assem­blee rap­pre­sen­ta­tive di enti territoriali».

Renzi non sem­bra essersi accorto di que­sta avver­tenza costi­tu­zio­nale. Peral­tro già messa in luce da alcuni dei costi­tu­zio­na­li­sti che con il mini­stro Qua­glia­riello hanno (vana­mente) ragio­nato sulle riforme pos­si­bili, l’estate scorsa. Il sin­daco di Firenze insi­ste sul fatto che por­tare sin­daci e gover­na­tori a palazzo Madama «senza inden­nità» farebbe rispar­miare allo stato 315 sti­pendi. L’argomento è que­sto. Solo que­sto, ma a tal punto Renzi ne è con­vinto che ieri ha minac­ciato di bloc­care sul nascere la trat­ta­tiva nella mag­gio­ranza per la nuova legge elet­to­rale di fronte al fatto che il gruppo di Alfano ha pre­sen­tato una diversa pro­po­sta di cor­re­zione del bica­me­ra­li­smo. Una pro­po­sta, biso­gna dire, più costi­tu­zio­nal­mente fon­data di quella vagheg­giata da Renzi. E che pre­vede un’identica ridu­zione dei par­la­men­tari: meno 210 depu­tati e 105 sena­tori in luogo della can­cel­la­zione dei famosi 315 «sti­pendi». Dispo­ni­bile alla com­pe­ti­zione su que­sto ter­reno, Qua­glia­riello ha così pre­sen­tato il pro­getto: «Fa rispar­miare più di quello di Renzi». Pre­vede invece che i sena­tori ven­gano eletti con­te­stual­mente e con un voto col­le­gato all’elezione del Con­si­glio regio­nale: dun­que l’organo, un po’ come il senato ame­ri­cano, cam­bie­rebbe com­po­si­zione in maniera con­ti­nua. Gli eletti potreb­bero però ben con­ser­vare la com­pe­tenza oltre che sulle leggi costi­tu­zio­nali sulle leggi ordi­na­rie «ine­renti i prin­cipi fon­da­men­tali e i diritti civili e sociali indi­cati nella prima parte della Costi­tu­zione che non coin­vol­gono il rap­porto fidu­cia­rio tra governo e par­la­mento». Al senato, secondo la pro­po­sta del Nuovo cen­tro­de­stra, sarebbe poi affi­data una fun­zione di fil­tro per ridurre i ricorsi delle regioni alla Consulta.

Ma que­sta pro­po­sta, secondo Renzi, è un «inac­cet­ta­bile die­tro­front», un pos­si­bile casus belli che auto­rizza il segre­ta­rio a rom­pere del tutto con Alfano e chiu­dere l’accordo sulla nuova legge elet­to­rale fuori dalla mag­gio­ranza e con Ber­lu­sconi — i col­lo­qui vanno avanti più nella dire­zione di un Mat­ta­rel­lum molto cor­retto che del sistema spa­gnolo. «Solo con un senato non elet­tivo e senza l’indennità si supera il bica­me­ra­li­smo e si recu­pera la fidu­cia dei cit­ta­dini», ha detto il segre­ta­rio Pd incon­trando il suo gruppo al senato. Dov’è arri­vato dopo aver sba­gliato palazzo.

Andrea Fabozzi - il manifesto MERCOLEDÌ, 15 GENNAIO, 2014 

FASE POLITICA E RUOLO DEI COMUNISTI

LA DECADENZA DI BERLUSCONI È VERAMENTE FINE DI UNA FASE POLITICA?

di Vladimiro Merlin (Segretario provinciale PdCI Milano)

La decadenza di Berlusconi senza dubbio segna una rottura del quadro politico che ha dato vita alle larghe intese, anche se, da subito, ci si era resi conto che l’adesione a quel governo per il leader della destra era intesa come il grimaldello per salvarlo dalla decadenza più che la condivisione di un progetto politico strategico che già Monti, anche allora con la regia ed il sostegno di Napolitano, aveva tentato di portare avanti, ma che aveva incontrato attriti e contrasti in larga parte del PDL.

Abbiamo già avuto modo di scriverlo il progetto di stabilizzazione moderata del nostro paese, portato avanti dalla parte principale della classe dominante italiana e da poteri forti, politici ed economici, internazionali prevedrebbe una destra di tipo “europeo”, come la CDU-CSU, i conservatori inglesi o la destra francese, senza le contraddizioni ed i problemi che genera l’ingombrante e populista figura di Berlusconi, e senza il radicalismo di destra che trova alimento in particolare nelle componenti ex fasciste del PDL.

L’altro lato di questa medaglia è l’ultima tappa della trasformazione genetica del PCI-PDS-DS-PD che non solo deve porsi organicamente come rappresentante degli interessi delle classi dominati (anche se nella loro versione “democratica”), passaggio, questo, già portato a termine, ma che deve perdere anche gli ultimi caratteri ereditati dal suo passato, e cioè l’essere un partito di massa, con un radicamento sociale, cosa questa che comunque porta ad un ruolo attivo di masse nella politica e che lo rende in qualche misura sensibile o influenzabile dal conflitto sociale, per trasformarsi in puro partito elettorale , in modo che la competizione e lo scontro politico si riducano e si racchiudano nella sola espressione del voto (ancora meglio se votano in pochi) e poi nella sola dinamica istituzionale.

Le assonanze di questo modello, sociale, politico ed istituzionale, con quello americano sono notevoli, anche se le differenze storiche, sociali, culturali ed economiche tra i due paesi sono considerevoli e quindi non si può pensare ad una trasposizione meccanica.
Assieme alla modifica dei partiti il progetto di stabilizzazione moderata del nostro paese non può che prevedere anche una trasformazione dei sindacati che devono perdere  assieme ad ogni residuo connotato di rappresentanza di classe, in favore di un ruolo di cogestione del sistema (con al massimo una rappresentanza “corporativa” dei lavoratori o di settori di essi), anche qualsiasi propensione conflittualeI passaggi che in questi anni vi sono stati in tale direzione non sono episodi isolati ed a sé stanti, ma parte organica del tentativo di liquidazione della “anomalia” italiana.

E dato che l’essenza delle caratteristiche avanzate della democrazia italiana, uscita dalla Resistenza e consolidata dalle grandi lotte del dopoguerra, sta nella Costituzione, diventa evidente e si capisce il perché essa è stata al centro da molti anni in qua di un continuo tentativo di demolizione e di trasformazione, al punto che se tutti questi tentativi arrivassero a compimento si potrebbe parlare non di cambiamento della Costituzione; ma, ma di sua cancellazione.





Non è una novità, i comunisti hanno sempre avuto coscienza che i processi politici, quelli sociali e gli assetti democratici sono sempre stati strettamente connessi tra loro, ed ancora una volta ne abbiamo la dimostrazione. Echi di questo progetto erano già presenti nel “Piano di rinascita nazionale” della P2 di Licio Gelli (e di coloro che gli stavano dietro), ha ricevuto slancio ed ha cominciato a registrare concreti successi dopo la gestione che fu fatta della cosiddetta vicenda di “tangentopoli”, e quindi si tratta di una azione politica che viene portata avanti con continuità da più di vent’anni a questa parte, con passaggi e soggetti politici che sono anche cambiati, ma con una impressionante continuità di obiettivi e di finalità. Ultimo arruolato in questa schiera Beppe Grillo (e Casaleggio) che al di là della coscienza soggettiva che ne hanno i grillini, con il suo attacco forsennato e nichilista ,più che ai partiti, alla forma partito in quanto tale ed ai sindacati e con la sua “democrazia” e “partecipazione” virtuali (e cosa c’è di più virtuale del web) diventa, al di là dei suoi toni incendiari, ma proprio in questo sta il suo ruolo, un ulteriore tassello nel tentativo di passivizzazione delle masse e di affermazione della stabilizzazione moderata nel nostro paese.

Se questo quadro ha un fondamento risulta evidente che il progetto di stabilizzazione moderata che ha il suo fulcro nel Governo Letta-Alfano è oggi il pericolo più grande per i lavoratori, per la democrazia, per la sinistra e per i comunisti in Italia. È un progetto che, come abbiamo detto, gode di forti appoggi, che in questi anni, soprattutto in questi ultimi mesi, ha fatto passi avanti, ma suscita anche forti contraddizioni su più piani. Sul piano politico deve liquidare definitivamente Berlusconi ed il “suo” PDL, la frattura politica che sono riusciti a determinare in esso con la nascita del Nuovo Centro Destra di Alfano & Co., come da più parti è stato detto esplicitamente (in primo luogo da Letta, ma anche dallo stesso Alfano) non è solo un passaggio politico contingente per tenere in piedi il governo, ma è il primo passo di una nuova fase politica. Se nell’immediato questo passaggio ha segnato una vittoria di Letta-Alfano facendo mancare a Berlusconi i numeri per far cadere il governo è tutto da verificare quanto consenso reale è in grado di raccogliere nella base sociale/elettorale dell’ex PDL. Nei primi sondaggi il NCD è accreditato dell’8% contro il 19% di Forza Italia, ma tutti ci ricordiamo del 15% di cui era accreditata Scelta Civica di Monti/Casini che poi ha preso la metà, o di quanto si accreditava a Fini che oggi è scomparso.

Inoltre FI rompendo con il governo di larghe intese può riavvicinarsi a Fratelli d’Italia ed il resto dell’arcipelago della destra fascistoide (come Storace) ed alla Lega riproponendo una coalizione che ha dimostrato alle recenti elezioni di essere tutt’altro che fuori gioco.

Al di la dei mezzi e delle capacità mediatiche di Berlusconi e del suo entourage a tenere legata la base sociale del centrodestra al suo leader sono anche fattori materiali,  settori di piccola e media borghesia, di professioni e lavoro autonomo (in particolare il commercio) cominciano ad essere insidiati dalla crisi, o temono di esserlo e reagiscono con violenza ideologica per difendere il loro livello di vita scaricando la crisi su altri settori sociali, per salvaguardare i loro privilegi come  la possibilità di perpetuare la evasione/elusione fiscale ed individuano in Berlusconi e nel suo PDL i naturali ed organici rappresentanti di queste loro pulsioni e della ideologia di cui sono ammantate. Diversamente da una destra “tecnocratica” ed un pò aristocratica che tanto piace ai conservatori europei ed al grande capitale italiano e continentale (alla Monti, Fini o Alfano) che già nel definirsi “moderata” abdica ad essere riferimento reale, in questa fase, della maggior parte della base del centro destra perché quest’ultima vuole lo scontro sociale in quanto pensa tramite esso di far prevalere i propri interessi.

Sono settori sociali questi che hanno anche maturato diffidenza ed avversione alla UE, in quanto essa ha dimostrato di tutelare sì interessi di classe ma solo della grande borghesia economica e finanziaria, mentre con le sue politiche di rigore finisce con il colpire anche quei settori di borghesia che costituiscono larga parte della base sociale Berlusconiana. È proprio la coscienza di questi aspetti che ha guidato l’ultima campagna elettorale di Berlusconi molto aggressiva sia contro Monti che contro la UE, e che gli ha consentito di recuperare, almeno in parte, il consenso che aveva perduto con l’appoggio al governo Monti, ed arrivare ad un soffio dalla vittoria.

È per questi motivi che io penso che anche se Berlusconi dovesse abbandonare la scena politica, per le condanne o per l’età avanzata, la destra che egli oggi rappresenta non è destinata a sparire dalla scena politica italiana né ad essere assimilata nella cosiddetta destra moderata, potrebbe essere ridimensionata, in particolare nella sua presa su alcuni settori sociali che non fanno organicamente parte di questo blocco, come settori di pensionati, casalinghe o giovani che oggi sono vittime delle capacità persuasive di Berlusconi e del potente sistema mediatico a sua disposizione.

Tutto questo crea notevoli contraddizioni e difficoltà al progetto di stabilizzazione moderata  perché esso riesce ad ottenere, come abbiamo visto con Monti ed ora con Alfano, le forze parlamentari per costituire governi funzionali ai suoi obiettivi ma non riesce, o almeno fino ad ora non è riuscito, ad ottenere un adeguato consenso sociale/elettorale che gli consenta di superare le contraddizioni che suscita non solo sul versante destro della società italiana. Esaminiamo ora cosa sta accadendo sull’altro versante di questo processo, già abbiamo accennato a quali sono i cambiamenti che si richiedono al PD, e già alcuni passi si stanno compiendo.

Il primo è l’emergere sempre più, in quel partito, dei dirigenti di matrice democristiana/popolare, come Letta e Renzi, utilizzando a tale scopo anche la polemica sulla casta e sul “rinnovamento”, ma chi è più casta della famiglia Letta che con lo zio da una parte ed il nipote dall’altra hanno svolto e svolgono ruoli di primo piano in entrambi gli schieramenti che risultavano violentemente contrapposti. Ma, per inciso, è da notare che entrambi i Letta in ognuno dei rispettivi schieramenti svolgevano il medesimo ruolo di “moderatore” delle posizioni più accese e di “dialogatore” con gli esponenti dell’altra “parte” (sempre,  però, solo con i dirimpettai a loro volta più moderati).

Questa dinamica portata all’estremo potrebbe condurre non al formarsi in Italia di un partito conservatore ed uno più o meno socialdemocratico, ma ad un partito popolare conservatore e ad un partito popolare progressista (ovviamente ambedue “moderati”) una sorta di resurrezione della Dc che sulla base di questo “sdoppiamento” potrebbe governare ora alleandosi a se stessa ed ora in alternativa a se stessa, può sembrare un  paradosso, ma se guardiamo ai processi in atto non si tratta di un ipotesi al di fuori della realtà. Se questo processo dovesse affermarsi nel PD vi sarebbe un’ulteriore aspetto da considerare, questa classe dirigente di provenienza margheritino/popolare non solo non avrebbe un legame reale con il sindacato, ma se mai ne avesse uno (labile) lo avrebbe con la CISL e non certo con la CGIL.

Cosa accadrebbe allora alla CGIL? Una sua assimilazione alla CISL attraverso la formazione di un sindacato unico, già caldeggiato in un passato recente da esponenti del PD, in particolare di area cattolica, un sindacato unico, ovviamente, ad immagine e somiglianza della ultima CISL di Bonanni (che è ancora peggio di quella di anni addietro)? Sarebbe questa esattamente quella trasformazione cui abbiamo già accennato del sindacalismo italiano che farebbe tanto piacere ai fautori del progetto di “normalizzazione “ del nostro paese.
Ma ne consegue un’altra domanda: sarebbe la CGIL tutta o in parte disposta ad accettare un processo di quel tipo? In ogni caso in quel contesto verrebbe definitivamente a cadere il ruolo del PD come riferimento della CGIL. Tornando al PD un altro passo si sta compiendo verso la sua ultima trasformazione genetica, e sono le primarie “aperte” per l’elezione del suo segretario.

È questa una bomba che è destinata a distruggere ciò che nel PD è rimasto del partito di massa, radicato nella società, che esso ha ereditato dal PCI ed a trasformarlo definitivamente in un partito elettoralistico all’americana. Infatti che senso avrà da oggi in poi iscriversi al PD, militare in esso e fare quotidianamente politica se poi il massimo dirigente del partito, il segretario nazionale (ma poi a scendere lo stesso principio non potrà che valere anche per gli altri livelli), viene scelto anche da chi non è iscritto ?

Non solo! Chi deciderà la linea politica e le scelte, il segretario (eletto dal popolo) o i gruppi dirigenti (eletti dai soli iscritti)? È evidente la delegittimazione dei gruppi dirigenti e lo spostamento del potere verso il segretario (e questo vale, ancora una volta per tutti i livelli), in una sorta di presidenzialismo (o meglio in una gerarchia di “presidenti” eletti direttamente) che trasferisce la degenerazione personalistica che si è introdotta nelle istituzioni anche all’interno dei partiti. Una conferma di tutto ciò è quanto sta accadendo mentre scriviamo, Letta e Napolitano hanno deciso di spostare la verifica parlamentare del governo a dopo le primarie per il segretario del PD, dicendo chiaramente che sarà esso a determinare le scelte del partito.

Ma allora la linea del PD la decidono i gruppi dirigenti o il segretario (che potremmo definire da ora in poi segretario-monarca)? D’altro canto lo stesso Renzi ha dichiarato che se sarà eletto riunirà subito i gruppi parlamentari per decidere la linea rispetto al governo, ma anche qui dove sono i gruppi dirigenti?, è evidente l’idea del “nuovo” partito che ha in mente Renzi, un partito in cui i gruppi dirigenti sono le rappresentanze istituzionali ed il Leader. Sarò pedante ma non è questo il modello americano? Il partito democratico americano non ha dirigenti, i dirigenti reali sono gli eletti al parlamento nazionale ed al senato, il presidente (se è del partito), i governatori, i sindaci e gli eletti nei vari livelli istituzionali.

Tutto questo suscita resistenze e malumori nel PD, in particolare nella componente che arriva dalla storia PDS-DS, anche se in questo momento non trovano una chiara manifestazione, non bastano certo le timide obiezioni di Cuperlo che obietta: la linea la decide tutto il partito e non il solo segretario, non stiamo eleggendo un monarca.

L’avanzare di questo processo, però, per quanto riguarda il PD, comporta non solo la liquidazione o quantomeno l’accantonamento  di una parte dei suoi dirigenti “storici” (e non solo loro) di provenienza PDS (meno qualcuno che come Fassino salta sul carro di Renzi, dimostrando in tal modo di aver completamente assimilato la cultura ed i comportamenti  classicamente democristiani) ma anche di quella cultura politica di matrice socialdemocratica che è sempre stata alla base del percorso del PCI-PDS-DS, tutto questo è destinato a suscitare, e suscita, contraddizioni e opposizione rispetto al processo di cui abbiamo fino a qui cercato di delineare alcuni tratti.

Mi sono un pò dilungato, ma l’ho fatto perché mi sembra che da più parti a sinistra o non si vede il progetto di stabilizzazione moderata in atto (e non se ne comprende, quindi la pericolosità) o non si vedono le contraddizioni che esso suscita e le sue debolezze intrinseche, sulle quali è necessario che i comunisti e la sinistra agiscano, pena il rimanere spettatori passivi, magari lanciando strali e frasi infuocate contro tutti gli altri, pensando che ciò sia sufficiente per salvarsi la coscienza e sperando che siano le contraddizioni interne al progetto di stabilizzazione moderata a determinarne il fallimento.
 
Ma i comunisti non possono pensare ed agire così, “Io speriamo che me la cavo” non fa parte della nostra cultura politica. Dobbiamo, quindi agire per costruire un ampio fronte di forze sociali e politiche che mobilitandosi contro i vari aspetti del progetto di stabilizzazione moderata e contro il governo di larghe intese ne amplifichi le contraddizioni e ne determini la caduta. Occorre quindi rilanciare i comitati in difesa della Costituzione, costituirli in ogni territorio e renderli promotori di iniziative politiche, ancora di più dopo l’ottima riuscita della manifestazione del 12 Ottobre scorso che ha dimostrato che vi sono forze ampie mobilitabili su questo terreno, ma che poi non ha saputo darsi un seguito ed una continuità di iniziative, in primo luogo diffuse sul territorio.

Altro passaggio importante sarà il prossimo congresso della CGIL che deve dare una risposta concreta di prospettive, di obiettivi e di lotte ai lavoratori ed ai ceti popolari pesantemente impoveriti e colpiti dalla crisi, ulteriormente aggrediti dalla politica del governo Letta-Alfano, rispetto a tutto ciò non può certo bastare lo sciopero di 4 ore (1 ora per la scuola) che se lasciato come sola risposta risulterebbe puramente rituale e privo di credibilità. Sciopero, peraltro, che nonostante i suoi limiti evidenti ha visto una buona partecipazione dei lavoratori alle manifestazioni a dimostrazione che se vi fosse una chiara direzione di lotta ed obiettivi precisi si potrebbe contare su una buona disponibilità da parte dei lavoratori che vivono una situazione sempre più insopportabile, di cui non vedono lo sbocco ed anzi temono un prossimo peggioramento.

La grande mobilitazione dei lavoratori dell’azienda dei trasporti di Genova, la forte volontà di lotta che ha espresso fino al punto di resistere alla precettazione, è un segnale che indica chiaramente come covi una rabbia ed una volontà di ribellione che se non trovano la strada del conflitto sociale possono rifluire verso sbocchi qualunquistici o reazionari.

La CGIL nel suo congresso deve assumere in pieno la coscienza di questa situazione ed assumere un ruolo adeguato nella organizzazione e nella direzione del necessario conflitto sociale, segnando, quindi, una svolta rispetto al traccheggiamento che la segreteria Camusso ha attuato sino ad ora.

I comunisti devono impegnarsi in prima persona su questi terreni, sia nella costruzione dei comitati per la difesa della costituzione che nelle lotte sindacali, e svolgere un ruolo nel prossimo congresso della CGIL, ci siamo indeboliti negli ultimi tempi ma non possiamo correre il rischio di ridurre il nostro ruolo a chi fa la critica spietata di tutti gli altri ma parla per lo più a se stesso (o a pochissimi amici), dobbiamo rimboccarci le maniche ed i militanti comunisti devono tornare ad essere dei punti di riferimento nei posti di lavoro e nel territorio.

Sarà faticoso ma le potenzialità e lo spazio politico per riaffermare e rilanciare il ruolo dei comunisti ci sono, anzi vi è la necessità di farlo perché se i comunisti si fanno da parte non vi sono altri che coerentemente ed efficacemente si fanno portatori dei bisogni e delle aspirazioni dei lavoratori e dei ceti popolari, né tantomeno della necessità di cambiare la società, come anche gli accadimenti politici di questi  giorni ci dimostrano ampiamente.■
tratto da "Gramsci oggi"

lunedì 13 gennaio 2014

alla SINISTRA


Pubblichiamo la lettera del segretario nazionale dei Comunisti italiani Cesare Procaccini ai Segretari e ai rappresentanti delle forze politiche della Sinistra italiana in vista degli appuntamenti delle prossime settimane.
E' convocato a Roma l'attivo nazionale dei quadri del Partito dei Comunisti italiani proprio su questo.
   
Partito dei Comunisti Italiani
 Il Segretario

 Angelo Bonelli, Verdi
Paolo Ferrero, Prc
Antonio Ingroia, Azione Civile
Gianpaolo Patta, Partito del Lavoro
Cesare Salvi, Partito dl Lavoro
Nichi Vendola, Sel

Cari compagni ed amici,
siamo di fronte ad una crisi economica, politica, sociale ed istituzionale senza 
precedenti. A questa crisi il governo Letta contrappone scelte politiche liberiste, in 
piena sintonia con la sciagurata politica economica della Ue, che precipitano 
ulteriormente il Paese a livelli drammatici di immiserimento, di disoccupazione e di 
crisi industriale e produttiva.
In questa situazione si manifestano fenomeni di decadenza democratica, con 
forti pulsioni corporative e di destra che potrebbero assumere forme fuori da ogni 
controllo.
La voce della sinistra è in questo contesto drammaticamente assente. Eppure 
essa è la sola in grado di orientare positivamente, verso politiche alternative, la 
sfiducia di vastissime aree della popolazione.
Sono queste ragioni, è la consapevolezza del dissesto e del degrado, che mi 
spingono a chiedervi un incontro, da tenersi in tempi brevi, per valutare assieme la 
situazione ed analizzare ogni iniziativa che ridia visibilità alla sinistra ed alle sue 
proposte, comprese eventuali forme di mobilitazione e di lotta.
Fiducioso in una vostra celere e positiva risposta, vi inviò i miei più cordiali 
saluti.
Cesare Procaccini

mercoledì 1 gennaio 2014

BUON ANNO

E' iniziato il nuovo anno. I migliori auguri che abbiamo espresso ai nostri compagni, ai cittadini e ai Lavoratori devono essere accompagnati le dovute riflessioni politiche per l'anno che verrà. 
Il 2014 sarà l'anno in cui si celebreranno le elezioni europee e le elezioni amministrative in tante città come a Paderno Dugnano. Saranno appuntamenti decisivi per le sorti del nostro Paese, in particolare per i Lavoratori e per i giovani cittadini. A questo non è improbabile che la compagine di governo guidata da Enrico Letta-Angelino Alfano possa sciogliersi e condurre il Paese ad elezioni politiche anticipate. I presupposti ci sono tutti. Seppur il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invita il Parlamento a raggiungere,rapidamente, gli obbiettivi posti dal governo al suo insediamento, il quadro politico nazionale è percorso da fremiti,sussulti e scontri intestini e fratricidi.
Il nuovo Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi invita il governo a cambiare passo, constatando l'inconsistenza fino'ora fornita. Il condannato di Arcore Silvio Berlusconi, risuscitando la sua Forza Italia sempre più invoca elezioni anticipate dopo aver sostenuto, pienamente, il governo Letta. L'altra forza che muove per l'elezioni anticipate è il M5S di Grillo.
In questo quadro, sommariamente descritto, le forze comuniste e ambientaliste sono in ritardo e intente a risolvere problemi interni e di linea politica. 
I Comunisti italiani, dopo il congresso nazionale straordinario hanno
 un nuovo vertice nazionale eleggendo Cesare Procaccini Segretario. Seppur concluso poche settimane fa il congresso del Partito della Rifondazione comunista, a tutt'oggi non si è eletto il Segretario e la dirigenza nazionale.
Il nodo da sciogliere è sostanzialmente uno per tutte e due le forze comuniste: si presenteranno e come alle elezioni europee e comunali le formazioni del PdCI e del PRC? 
I congressi non hanno sancito in modo inequivocabile e praticabili le scelte. Il sistema elettorale vigente nei comuni  "obbliga per vincere" la definizione di alleanze bipolari ampie. Altresi il sistema elettorale proporzionale vigente per le elezioni europee "obbliga" alla definizione di gruppi parlamentari omogenei a Bruxelles. Condizione politica di difficile soluzione.
Per quanto riguarda Paderno Dugnano siamo per confermare il nostro interesse a costruire una nuova coalizione di centro-sinistra in vista delle imminenti elezioni comunali. Auspicando che a ciò vi sia  interesse comune da parte delle potenziali forze politiche. Siamo ben coscienti delle mutate condizioni politiche, anche locali. Il  prossimo consiglio comunale, è facile prevedere, sarà totalmente nuovo. Nuove forze politiche, nuovi consiglieri. Noi lavoriamo per rinnovare la nostra presenza istituzionale.  
BUON ANNO !