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mercoledì 24 giugno 2015

EXPO VILLA BAGATTI VALSECCHI

MOSTRA EXPO ARTE. 

 Varedo Villa Bagatti Valsecchi  apre la mostra  EXPO Arte tra polpette avvelenate e…ruolo degli enti pubblici.


di A.M.

 
La storia che ci accingiamo a raccontare potrebbe accadere ovunque, in uno qualunque degli ottomila comuni italiani. Ricchi di storia, cultura e civiltà ma deprivati dei minimi mezzi per l’esercizio pieno dei loro ruoli costituzionali.

Sono ormai molti anni che gli enti locali sono alla mercé di un quadro normativo e di politica economica devastante per la cosa pubblica.

Questa storia si svolge nel piccolo comune di Varedo, capitale briantea della deindustrializzazione e oggi portata alle cronache nazionali con la mostra EXPO ARTE a cura del prof. Vittorio Sgarbi.

All’epoca del secondo mandato del Sindaco Sergio Daniel (centro sinistra) la Villa Bagatti Valsecchi viene acquisita alla proprietà pubblica, acquistata attraverso una Fondazione di scopo, La Versiera, con socio unico lo stesso Comune di Varedo. E' la scelta della Giunta di centro sinistra per realizzare il programma elettorale non ostante il famigerato Patto di stabilità.

Con l’avvento della destra al potere locale il nuovo Sindaco chiama in causa la Corte dei Conti per un parere sulla legittimità dell’operazione. La Corte interviene decretando che l’acquisto del bene storico fatto attraverso la Fondazione è una sostanziale elusione del Patto di stabilità e che l’onere derivante dall’atto notarile deve gravare sul Bilancio comunale. Il Conto consuntivo viene in tal senso rettificato. La conseguenza giuridica è che l’atto di compravendita potrebbe essere nullo.

L’ex Sindaco Daniel riceve un avviso di garanzia. 

Ora, ammesso che il primo passaggio, l’acquisto, esca indenne da tali vicissitudini, quanto più arduo sarà il secondo passo, cioè mettere mano ai lavori di restauro che avranno costi esorbitanti? Occorrerà un mutuo e anche su questo si sono accesi i riflettori. Poi esiste un problema a lungo termine, di gestione e manutenzione.  La capacità politica potrebbe risolverlo, se solo all’ente pubblico fosse concesso di svolgere attività che portino utili, per bilanciare guadagni e perdite.

Ma il modello attuale si fonda sulla socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti.

Dovrebbe essere già da sé oggetto di riflessione il fatto che un comune con popolazione inferiore a quindicimila abitanti e un bilancio proporzionale alle sue modeste dimensioni possa essere lasciato solo nel prendersi la responsabilità di acquistare restaurare e gestire un bene di quel valore. 

Dove sta la Soprintendenza? Dove sta la Regione?  E lo Stato? 

Poi arriva l’EXPO e l’attuale governo locale di destra non può certo apparire l’ultimo fanalino di coda. Il governo locale ha stretti legami politici con la destra regionale e provinciale coinvolta nell’organizzazione del grande evento milanese.

Nel frattempo l'Amministrazione ha cambiato  i vertici della Fondazione La Versiera. Apartitica e apolitica, naturalmente!

Il comune di Varedo, dal canto suo  pensa all’immagine e spende cifre notevoli per la serata inaugurale della grande mostra. I fuochi d’artificio, la presenza di Vittorio Sgarbi,  gli spettatori in abito da sera rigorosamente griffato... Non è stato gratis per i contribuenti. C’è chi parla di duecentomila euro, vox populi… 

Il loquace prof. Sgarbi coglie l'occasione e non manca di lanciare filippiche contro l'abbandono e l'irrilevanza di ciò che ha a che fare con l'arte e la cultura. 
Stranamente, forse in modo strumentale, si comporta come un ignavo cittadino che non conosce come va il mondo. Come non sapesse che l' arte è stata, storicamente, la più privatizzata, la più “clientelare” delle cose che dovrebbero essere di tutti.

In Italia l’arte è stata fiorente solo al tempo delle Signorie e dei Papa Re. Che altro è il mecenatismo se non l’istituzionalizzazione del clientelare? 

Oggi se una forma di mecenatismo esiste ancora, è estremamente elitaria.

Ma anche l’arte non è più popolare da molto tempo, come la politica.

Ed è un vero peccato perché con l’arte e la cultura si lavora e si mangia, in teoria, a condizione che non mangi solo qualche immobiliare, con giochi di scatole cinesi.

Eppure quella mostra merita di essere visitata.

C’è nelle opere un ritorno dell’antico che è straordinariamente nuovo.

C’è un estetica del brutto e del perturbante, del deforme e dell’inquietante. Un filone che si impone nel romanticismo ottocentesco, come ci ha raccontato Umberto Eco nel bel saggio Storia della bruttezza. Il bello è uno solo, la bruttezza, molti.

Pittura e sculture che anche con fastidioso e sgradevole eccesso accarezzano il deforme, l’anti-estetico, la vecchiaia, l’anti-erotico.

Già solo questo fatto nell’epoca dell’immagine eretta a divinità non vi pare meritevole d'attenzione? 

Una nidiata di topi in ceramica smaltata attende il visitatore che imbocca le scale. Sono gradevoli all’occhio, ma la moltitudine che sbuca all’improvviso fà sussultare per un istante il piede dello spettatore.

Forse perché lo stato del luogo è già di per sé complice di quella poetica del disordine e dell’inquietudine, dell’orrore imminente, che è lo spirito di questo tempo, che gli artisti vedono prima degli altri, come i gatti quando si fanno inquieti all’approssimarsi di un temporale.

Fu così per l’arte tra le due guerre e non è un buon presagio.  

Si esce con l’amaro in bocca.  Nella storia che abbiamo raccontato di polpette avvelenate ce ne sono abbastanza.  Come quella per il labrador dell'assessore.

E dire che l’EXPO doveva nutrire il pianeta!

domenica 21 giugno 2015

LOCALE POLITICA

I risultati delle elezioni regionali hanno rimesso in movimento la politica, anche locale.
Nell'ultimo consiglio comunale di Paderno Dugnano si è costituito un nuovo gruppo consiliare assumendo la denominazione Progetto Paderno Dugnano. Il neo gruppo è composto da  due rappresentanti di Forza Italia Mario Mosconi, Giancarlo Pirovano  e dal ex rappresentante della lista Di Maio-Vivere Paderno Francesco Di Rienzo.
Il gruppo "Progetto P.D." nasce con questa anomala novità. Infatti i due eletti con Forza Italia si dichiarano impegnati a <<raggiungere quella IDEA iniziale che ormai si era offuscata e che facevamo fatica persino a ricordare>>.  Discorso a parte merita la sortita del consigliere Di Rienzo.
Per Mosconi e Pirovano il legame con il Partito di Berlusconi rimane intatto. Salvo misure disciplinari, improbabili, il duo evidenzia lo stato di inattività e di inerzia di quel Partito. Innanzitutto ricordando la mancanza di democrazia interna. La discussione politica esercitata <<con opinabile autorità e scarse capacità di coinvolgimento>> e la mancanza di <<iniziative coinvolgenti a livello locale, mai congressi ma neppure convegni>>.
Non si tratta di scissionisti, neppure in ambito istituzionale. Infatti si sottolinea che si intende <<continuare a far parte della maggioranza>> e si rinnova <<la fiducia al Sindaco e a tutti i componenti della Giunta, nessuno escluso>>.
Si tratta, quindi, di una presa di posizione propedeutica per la <<successione politica>> del Sindaco Alparone.  Tant'è che si vuole adoperarsi per <<creare le condizioni per lavorare meglio nel presente, ci prepariamo, anche per il futuro per condividere la sua successione politica >> (n.d.r. :di Alparone).
L'anomala novità serve per evitare che in Forza Italia o quello che potrà diventare imponga  <<........ una soluzione non gradita ed inopportuna>>.
In questo quadro si ribadisce oltre alla fiducia al Sindaco Alparone e alla sua Giunta comunale anche agli alleati di maggioranza Lega nord, in primis per ovvii motivi visto il <<prezioso contributo.......in termini di voti>> , la lista locale PADERNO DUGNANO CRESCE e <<iniziare il rinnovamento naturale del Centrodestra Padernese>> .  La lista Di Maio-Vivere Paderno non viene citata vista l'avvenuta cancellazione istituzionale dovuta alla scelta di Francesco Di Rienzo di aderire al neo gruppo consigliare. Per l' Assessore Di Maio e la sua lista, senza gruppo consigliare, la necessità di aggiornare e definire il proprio ruolo e il rapporto con la sua (sua ?) maggioranza.
Questa evoluzione del quadro politico locale non rassicura, anzi preoccupa. Il fatto stesso di aver fondato una nuova formazione politica locale che pur constatando, dopo decenni, limiti di democrazia, carrierismi e clientele del Partito berlusconiano si propone di sostenere comunque l'Amministrazione comunale e di lavorare per la successione ci porta a pensare alla gattopardesca politica che caratterizza il centrodestra. Il proliferare di liste civiche, localistiche, spesso costituite per mascherare persone e idee,  servono per costruire aggregati politici eterogenei funzionali solo a raggiungere l'obbiettivo del potere per i gruppi dominanti.
Il gruppo neo costituito non solo rivendica la continuità con gli obbiettivi fondativi  di F.I. ma avverte che chi <<non si sentisse all'altezza della situazione si faccia da parte>> .
Fallimento del progetto Alparone? Forse. In un contesto cosi' descritto non può meravigliare i comportamenti "anomali" che caratterizzano le cronache quotidiane nazionali e locali.  
Politica del <<Noi>> praticata da organizzazioni personali ? Non sono credibili. Non sono incidenti di percorso mancanza di democrazia e mancanza di discussione. Quando comunque avvengono, si tacciano gli interlocutori, con la censura e con l'indifferenza o con la supremazia dei numeri.  
Sicuramente stiamo vivendo una fase di aggiustamenti e riposizionamenti politici e sociali. A Sinistra, a Destra  e al centro si stanno ridefinendo ruoli e prospettive. Cosa saranno questi ambiti politici nei prossimi anni è materia imprevedibile. Specie per coloro che si affidano a politiche contingenti, elettoralistiche e personali. Difficile, arduo il compito per coloro che vorranno disegnare la società del futuro. Tema che vede Noi Comunisti impegnati.  
  

PARTITO COMUNISTA costituente


 
 

Oggi, in edicola, acquistando il Manifesto troverete il documento-appello per la Costituente Comunista, il Partito comunista per il XXI° secolo.
 
L'Associazione per la ricostruzione del partito comunista, in applicazione dello specifico intento che ha ispirato la sua nascita, ha deciso di promuovere un processo costituente il cui esito dovrà, appunto, essere la costituzione di un nuovo, unificato, rigenerato partito comunista: un partito comunista degno di questo nome e all'altezza dei compiti imposti dal persistere della crisi strutturale del sistema capitalistico e dalla contestuale involuzione delle condizioni di vita e di lavoro del grosso della popolazione. L'impresa non è delle più semplici, ma da qualche luogo e da qualcuno occorre cominciare. Siamo infatti convinti che, stanti le disastrate condizioni in cui versa la sinistra nel nostro Paese - attraversata da una crisi che è politica, morale e istituzionale - sia urgente ricomporre una presenza organizzata delle comuniste e dei comunisti. A tale questione è dedicato il Manifesto che qui di seguito presentiamo.
 
Nell’attuale contesto frammentato della sinistra italiana, siamo a tutt’oggi variamente collocati; ma condividiamo, sul che fare, due convinzioni fondamentali:
  • Di fronte alla crisi strutturale e sistemica del capitalismo, la più profonda dopo quella del 1929, che ha dimensioni mondiali e gravi ripercussioni anche nel nostro Paese; e a fronte dell’involuzione neo-centrista del Partito Democratico, che sta portando l’Italia verso il modello americano e sta distruggendo le fondamenta della Costituzione repubblicana e antifascista, è ancora più urgente dare corpo ad una presenza unitaria della sinistra: che aggreghi tutte le sue componenti (comunista, anti-capitalista, socialista e anti-liberista e i soggetti anticapitalisti presenti anche in modo rilevante nella società italiana, benché non organizzati) su un programma minimo condiviso; e ricostruisca una rappresentanza politica del mondo del lavoro e delle classi subalterne, schiacciate dall’offensiva di classe scatenata da oltre due decenni dal capitale, nazionale e sovranazionale.
  • E’ indispensabile che all’interno di una sinistra così aggregata, nella forma di un fronte ampio strutturato e operante in modo unitario, si ricostruisca e si consolidi una presenza comunista autonoma, che si proponga la sua riorganizzazione in partito, che sappia unire in questo processo tutte le forze comuniste con una cultura politica affine, che in vario modo si richiamano, attualizzandolo, al miglior patrimonio politico e ideologico dell’esperienza storica del PCI, della sinistra di classe italiana e del movimento comunista internazionale e alla migliore tradizione marxista, a partire dal contributo di Lenin e Gramsci. Con una chiara collocazione internazionalista e antimperialista; consapevole che, a fronte di un imperialismo che mira a scardinare la sovranità nazionale di molti paesi per piegarne la resistenza, la difesa di tale sovranità assume nella nostra epoca un grande rilievo ed è precondizione per l’affermazione del protagonismo dei popoli.
 


mercoledì 3 giugno 2015

ELEZIONI REGIONALI


 Fausto Sorini, membro della segreteria nazionale Pcdi e resp. Esteri
Oltre 2 milioni di voti in meno per il Partito democratico, 893mila consensi persi per il Movimento 5 Stelle (M5S) e 840mila lasciati per strada da Forza Italia. Sul fronte opposto la Lega, che ha riscosso 256mila preferenze in più. Sono i risultati del confronto fatto dall’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna tra i risultati delle ultime regionali e quelli ottenuti alle elezioni Europee del 2014. L’analisi si concentra sul numero assoluto di voti ed evidenzia un’emorragia per tutte le maggiori formazioni, dovuto anche all’aumento dell’astensionismo.
La Lega fa eccezione e registra un progresso del 50%, a fronte di un crollo speculare (-50,2%) del partito guidato da Matteo Renzi. La Lega rispetto al 2014 triplica i consensi in Toscana e Umbria e diventa primo partito del centrodestra e della potenziale coalizione in tutte le regioni in cui ha presentato una propria lista.
Il Pd perde più di 1 milione di voti (-33,8%) rispetto alle politiche del 2013, quando il segretario era Pier Luigi Bersani.
Al contrario il partito di Matteo Salvini registra un +109% rispetto a due anni fa, quando il leader era Roberto Maroni.
Quanto all’M5S, vede i suoi consensi calare del 60% rispetto all’exploit del 2013 (-1,9 milioni di voti). Ma per la prima volta si afferma ovunque e si radica con un larghissimo consenso in elezioni a carattere territoriale.
Dunque:
1. Aumenta del 10% l’astensionismo, che raggiunge il 50%. Un elettore su due non ha votato.
La crisi del rapporto tra popolo e sistema politico è abissale e non è mai stata così drammatica nella storia d’Italia: il che farà forse piacere a Renzi, che non ha mancato più volte di lodare il “modello americano”.
2. Il PD di Renzi crolla dal 40% delle europee al 27,3%. Una parte del suo elettorato rifiuta la sua politica di destra.
3. Questo crollo non avvantaggia le liste residuali di sinistra o estrema sinistra, ma va all’astensione o al Movimento 5 Stelle (M5S), che per la prima volta ottiene un risultato elevatissimo e generale in elezioni a carattere territoriale, dove era per lo più debolissimo.
4. Il Movimento 5 Stelle (M5S), piaccia o non piaccia, raccoglie gran parte del voto di chi tradizionalmente votava comunista o a sinistra ed esprime così oggi il suo malcontento e la sua protesta sociale. Una protesta che, quando viene conquistata dalla polemica contro gli immigrati, va alla Lega di Salvini.
5. Si consideri inoltre che, non a caso, M5S e Lega sono le due formazioni che con più forza guidano la protesta contro la politica sociale dell’Unione europea e contro l’euro. E (soprattutto la Lega) contro le sanzioni alla Russia, che danneggiano la nostra economia. Mentre su questi temi la sinistra residuale (salvo rare eccezioni) balbetta.
6. La destra tradizionale (la chiamo così per distinguerla dalla destra renziana) tiene e recupera, con un riequilibrio interno a favore della Lega, che con l’abile e popolare Salvini tende ad assumerne la leadership. Lega + Forza Italia + Fratelli d’Italia superano il PD di 4 punti. Il Nuovo centro-destra di Alfano, che potrebbe stare indifferentemente con l’uno o l’altro forno, ottiene il 3,8%.
7. Il risultato delle liste di sinistra e di estrema sinistra è disastroso, in ognuna delle sue diverse performance (da quelle di splendido auto-isolamento a quelle subalterne al PD): la rappresentatività, la credibilità, il radicamento sociale popolare di questo schieramento ha toccato il fondo (e nonostante ciò vi è qualcuno che ancora scava…).
Prc + PCdI + Sel (e aree limitrofe) restano complessivamente molto al di sotto del 4%, in una situazione in cui uno schieramento frontista serio, come ve ne sono molti in Europa, comprensivo di comunisti e sinistra di classe e del lavoro, avrebbe avuto uno spazio sociale e politico potenziale enorme: tra il 10 e il 15%.
Questo schieramento di sinistra residuale raccoglie oggi (anche in Toscana, dove pure ottiene  un dignitoso 6%) meno voti di quelli che alle regionali del 2010 ottennero le sole liste comuniste.
Nessun candidato comunista entra nei Consigli regionali.
8. Un analisi differenziata merita l’esperienza ligure, per la rottura avvenuta nel PD. Qui il voto disgiunto vede un ottimo 9,4% a Pastorino, ma solo il 4% alla Lista di sinistra. Dove appare evidente che l’elettorato PD scontento per la candidatura Paita, e sicuramente segnato dall’uscita di Cofferati, Civati e dello stesso Pastorino ha votato quest’ultimo come presidente, ma ha negato il voto politico alla lista unitaria di sinistra con cui egli era collegato.
Un dato di fondo e di prospettiva appare evidente e drammaticamente confermato da queste elezioni: non esiste alcuna possibilità di ricostruire una schieramento progressista, di sinistra di classe e contro la guerra (attento quindi all’interessa nazionale e ad una collocazione internazionale dell’Italia sovrana e autonoma dallo schieramento euro-atlantico) se non si ricostruisce un fronte di riferimento che comprenda la sinistra residuale, la parte più avanzata del M5S e del mondo cattolico, e settori coerentemente laburisti del PD e della CGIL disponibili a rompere senza equivoci col PD renziano, e a passare di campo.
Una schieramento così potrebbe attrarre parte dell’astensionismo e spezzare la persistente egemonia del PD su larghi settori popolari; e spezzare anche l’influenza che su una parte di essi esercita anche la Lega.
Parlo di un fronte del lavoro, della pace e della sovranità nazionale, con solide basi e radicamento proletario e popolare nel paese e nei quartieri poveri delle grandi città: che non ha niente a che vedere con la sommatoria di ceti politici bolliti e piccolo-borghesi di una sinistra residuale e sovente radical-chic che ha perso ormai ogni rappresentatività nei ceti popolari e giovanili in carne ed ossa e con la sofferenza sociale ed esistenziale che li tormenta.

Un fronte all’interno del quale operi un nuovo partito comunista e rivoluzionario, imperniato su una rete di quadri e di militanti dotati di grande serietà, onestà e prestigio, e di grande rigore intellettuale. Portatori di una visione più generale delle problematiche complesse della lotta per una alternativa al capitalismo nella nostra epoca, e con una visione mondiale e di grande prospettiva: perchè una coscienza generale non si forma mai spontaneamente e senza un’avanguardia dotata di una teoria rivoluzionaria all’altezza dei tempi.