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mercoledì 3 giugno 2015

ELEZIONI REGIONALI


 Fausto Sorini, membro della segreteria nazionale Pcdi e resp. Esteri
Oltre 2 milioni di voti in meno per il Partito democratico, 893mila consensi persi per il Movimento 5 Stelle (M5S) e 840mila lasciati per strada da Forza Italia. Sul fronte opposto la Lega, che ha riscosso 256mila preferenze in più. Sono i risultati del confronto fatto dall’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna tra i risultati delle ultime regionali e quelli ottenuti alle elezioni Europee del 2014. L’analisi si concentra sul numero assoluto di voti ed evidenzia un’emorragia per tutte le maggiori formazioni, dovuto anche all’aumento dell’astensionismo.
La Lega fa eccezione e registra un progresso del 50%, a fronte di un crollo speculare (-50,2%) del partito guidato da Matteo Renzi. La Lega rispetto al 2014 triplica i consensi in Toscana e Umbria e diventa primo partito del centrodestra e della potenziale coalizione in tutte le regioni in cui ha presentato una propria lista.
Il Pd perde più di 1 milione di voti (-33,8%) rispetto alle politiche del 2013, quando il segretario era Pier Luigi Bersani.
Al contrario il partito di Matteo Salvini registra un +109% rispetto a due anni fa, quando il leader era Roberto Maroni.
Quanto all’M5S, vede i suoi consensi calare del 60% rispetto all’exploit del 2013 (-1,9 milioni di voti). Ma per la prima volta si afferma ovunque e si radica con un larghissimo consenso in elezioni a carattere territoriale.
Dunque:
1. Aumenta del 10% l’astensionismo, che raggiunge il 50%. Un elettore su due non ha votato.
La crisi del rapporto tra popolo e sistema politico è abissale e non è mai stata così drammatica nella storia d’Italia: il che farà forse piacere a Renzi, che non ha mancato più volte di lodare il “modello americano”.
2. Il PD di Renzi crolla dal 40% delle europee al 27,3%. Una parte del suo elettorato rifiuta la sua politica di destra.
3. Questo crollo non avvantaggia le liste residuali di sinistra o estrema sinistra, ma va all’astensione o al Movimento 5 Stelle (M5S), che per la prima volta ottiene un risultato elevatissimo e generale in elezioni a carattere territoriale, dove era per lo più debolissimo.
4. Il Movimento 5 Stelle (M5S), piaccia o non piaccia, raccoglie gran parte del voto di chi tradizionalmente votava comunista o a sinistra ed esprime così oggi il suo malcontento e la sua protesta sociale. Una protesta che, quando viene conquistata dalla polemica contro gli immigrati, va alla Lega di Salvini.
5. Si consideri inoltre che, non a caso, M5S e Lega sono le due formazioni che con più forza guidano la protesta contro la politica sociale dell’Unione europea e contro l’euro. E (soprattutto la Lega) contro le sanzioni alla Russia, che danneggiano la nostra economia. Mentre su questi temi la sinistra residuale (salvo rare eccezioni) balbetta.
6. La destra tradizionale (la chiamo così per distinguerla dalla destra renziana) tiene e recupera, con un riequilibrio interno a favore della Lega, che con l’abile e popolare Salvini tende ad assumerne la leadership. Lega + Forza Italia + Fratelli d’Italia superano il PD di 4 punti. Il Nuovo centro-destra di Alfano, che potrebbe stare indifferentemente con l’uno o l’altro forno, ottiene il 3,8%.
7. Il risultato delle liste di sinistra e di estrema sinistra è disastroso, in ognuna delle sue diverse performance (da quelle di splendido auto-isolamento a quelle subalterne al PD): la rappresentatività, la credibilità, il radicamento sociale popolare di questo schieramento ha toccato il fondo (e nonostante ciò vi è qualcuno che ancora scava…).
Prc + PCdI + Sel (e aree limitrofe) restano complessivamente molto al di sotto del 4%, in una situazione in cui uno schieramento frontista serio, come ve ne sono molti in Europa, comprensivo di comunisti e sinistra di classe e del lavoro, avrebbe avuto uno spazio sociale e politico potenziale enorme: tra il 10 e il 15%.
Questo schieramento di sinistra residuale raccoglie oggi (anche in Toscana, dove pure ottiene  un dignitoso 6%) meno voti di quelli che alle regionali del 2010 ottennero le sole liste comuniste.
Nessun candidato comunista entra nei Consigli regionali.
8. Un analisi differenziata merita l’esperienza ligure, per la rottura avvenuta nel PD. Qui il voto disgiunto vede un ottimo 9,4% a Pastorino, ma solo il 4% alla Lista di sinistra. Dove appare evidente che l’elettorato PD scontento per la candidatura Paita, e sicuramente segnato dall’uscita di Cofferati, Civati e dello stesso Pastorino ha votato quest’ultimo come presidente, ma ha negato il voto politico alla lista unitaria di sinistra con cui egli era collegato.
Un dato di fondo e di prospettiva appare evidente e drammaticamente confermato da queste elezioni: non esiste alcuna possibilità di ricostruire una schieramento progressista, di sinistra di classe e contro la guerra (attento quindi all’interessa nazionale e ad una collocazione internazionale dell’Italia sovrana e autonoma dallo schieramento euro-atlantico) se non si ricostruisce un fronte di riferimento che comprenda la sinistra residuale, la parte più avanzata del M5S e del mondo cattolico, e settori coerentemente laburisti del PD e della CGIL disponibili a rompere senza equivoci col PD renziano, e a passare di campo.
Una schieramento così potrebbe attrarre parte dell’astensionismo e spezzare la persistente egemonia del PD su larghi settori popolari; e spezzare anche l’influenza che su una parte di essi esercita anche la Lega.
Parlo di un fronte del lavoro, della pace e della sovranità nazionale, con solide basi e radicamento proletario e popolare nel paese e nei quartieri poveri delle grandi città: che non ha niente a che vedere con la sommatoria di ceti politici bolliti e piccolo-borghesi di una sinistra residuale e sovente radical-chic che ha perso ormai ogni rappresentatività nei ceti popolari e giovanili in carne ed ossa e con la sofferenza sociale ed esistenziale che li tormenta.

Un fronte all’interno del quale operi un nuovo partito comunista e rivoluzionario, imperniato su una rete di quadri e di militanti dotati di grande serietà, onestà e prestigio, e di grande rigore intellettuale. Portatori di una visione più generale delle problematiche complesse della lotta per una alternativa al capitalismo nella nostra epoca, e con una visione mondiale e di grande prospettiva: perchè una coscienza generale non si forma mai spontaneamente e senza un’avanguardia dotata di una teoria rivoluzionaria all’altezza dei tempi.




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