video PARTITO COMUNISTA D'ITALIA ,comunisti italiani

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domenica 19 luglio 2015

NOTE SU ITALICUM

MODIFICHE ALL’ITALICUM E DINAMICHE IN ATTO NEL SISTEMA POLITICO ITALIANO di Franco Astengo
Una doverosa premessa in principio di questo breve intervento che potrà essere frainteso come elaborato all’interno di una logica esclusivamente rivolta alle dinamiche di “politica fine” e di schieramento in osservanza al concetto di “autonomia del politico”.
Deve essere chiaro, invece, che tutte le osservazioni riguardanti le dinamiche in atto, o prevedibilmente in atto nel breve periodo, all’interno del sistema politico italiano sono legate al concreto dello svilupparsi di una drammatica situazione sia sul piano internazionale, sia su quello interno che richiedono urgentemente una rappresentanza politica al riguardo dei temi della pace, della crescita enorme delle diseguaglianze, dell’impoverimento generale, di un arretramento complessivo sul piano culturale e di un riacutizzarsi estremo dell’intreccio tra la contraddizione di classe e quelle definite post-materialiste, in un quadro di accelerazione dell’individualismo all’interno di una società disgregata dalle scelte feroci di gestione del ciclo capitalistico attuate nel corso degli ultimi anni.
Ciò premesso e andando per ordine si tratta di occuparci, almeno per questa volta, dei “rami bassi” della situazione politica italiana.
Autorevoli osservatori e analisti esprimono, in questi giorni, la convinzione che la nuova legge elettorale denominata Italicum non sarà mai sottoposta alla prova del voto e sarà modificata quanto prima, almeno in un punto essenziale: quello dell’attribuzione del premio di maggioranza a coalizione anziché ad una lista, come attualmente previsto.
Nonostante le assicurazioni di partenza al riguardo del fatto che questo sistema sarebbe stato imitato all’estero (idea che nessuno ha raccolto e avanzato) questa formula elettorale (sistema elettorale è cosa diversa dalla mera formula di mutamento dei voti in seggi) presenta un limite insuperabile, quello – appunto – del ballottaggio (non doppio turno, anch’esso cosa diversa: vedasi sistema di doppio di turno di collegio in Francia, modello maggiormente esemplificativo in materia) tra due liste.
L’esito delle elezioni regionali e ancor di più di quelle amministrative (dove-appunto- vige il ballottaggio nel caso di mancato superamento del 50% da parte di un candidato) ha gettato nel panico il “giglio magico” e lo stesso prof. D’Alimonte, escogitatore – principe dell’Italicum ha cominciato a sollevare dubbi.
In quadro di elevatissimo astensionismo (al ballottaggio sicuramente superiore al 50%) risulterebbe troppo facile per coloro che intendessero votare semplicemente “contro” il soggetto autore di questa legge elettorale e naturale favorito, il PD, per abbatterlo definitivamente. Ancor più facile poi se si presentasse alla singolar tenzone un soggetto populista, senza precisa connotazione di destra o di sinistra all’interno di una logica post- post – moderna, come il M5S.
Nel mantenimento della prospettiva della “vocazione maggioritaria” sono queste le ragioni più evidenti perché si apra una stagione di modifica dell’Italicum al premio di coalizione (questo fatto conforterebbe anche gli antichi sodali del centrodestra non costringendoli alla lista unica, con capolista della Lega al Nord e di Forza Italia al Sud, riedizione della vecchia geniale pensata del “Polo della Libertà” e di quello del “Buongoverno”).
All’interno di questo quadro, reso del tutto plausibile dall’osservazione delle dinamiche in atto, riemergerebbe il fantasma di un equivoco: quello della ricostituzione del centrosinistra.
Allora, prima ancora di partire, devono essere chiari alcuni dati: un’eventuale coalizione di presunto centrosinistra risulterebbe, nelle condizioni date, del tutto dannosa.
Occorre chiarezza: l’ha fatta qualche giorno fa Paolo Franchi sulle colonne del “Corriere della Sera” invitando il PD a smetterla con le mistificazioni e a proporsi come soggetto posto al centro del sistema politico (poi si rileva un gigantesco fraintendimento rispetto al termine “moderati”, ma questo è un altro paio di maniche).
La debolezza dell’ipotesi di centrosinistra (o di “nuovo centrosinistra”) è ben dimostrata, proprio in questi giorni, dal totale esaurimento di funzione di SeL e dalla diaspora interna al PD : il frutto di analisi completamente sbagliate da parte di improvvisati e presunti “protagonisti” della politica che oggi non possono permettersi il lusso di esclamare “ci eravamo illusi”.
L’errore di prospettiva in politica non esiste, è necessaria una collocazione ben precisa anche e soprattutto nel quadro dello schieramento politico (questo ragionamento vale, naturalmente e ancor di più per la confusa “coalizione sociale” di Landini e per chi si allinea a prospettive del genere, senza comprendere la realtà della scontro in atto, come accade ad una pletora di opinionisti ospitati dalla redazione del “Manifesto”).
La sinistra, in questo momento, può essere soltanto d’opposizione e d’alternativa legata alla necessità di sviluppare un’adeguata rappresentanza politica al riguardo delle contraddizioni in atto, sommariamente elencate all’inizio di questo lavoro.
Questo discorso vale per tutta la sinistra, quella erede della parte migliore della storia del movimento operaio e quella più legata alle nuove “fratture” dell’oggi.
E’ inutile nasconderci, infine, dietro il dito della distanza da mantenere sul piano elettorale e istituzionale.
Pura ipocrisia: la partecipazione elettorale e la presenza istituzionale a livello centrale rimangono aspetti fondamentali dell’agire e della presenza politica. Questo fatto va affermato con grande chiarezza ed onestà intellettuale.
Anche sul piano elettorale è necessario dunque recuperare, prima di tutto, autonomia e capacità di esercitare egemonia a livello di massa.
L’Italicum nella sua versione attuale richiede e impone la messa in campo di questa capacità di autonomia nella rappresentanza: ma ancor di più lo richiederà nel caso di una modifica operata nel senso del privilegio della logica coalizionale (anche rispetto al M5S beninteso, viste le caratteristiche di fondo di questo soggetto che, comunque, non pare intenzionato a entrare all’interno di logiche di alleanza).
Si apre ancora una volta, caso mai qualcuno lo avesse dimenticato, il tema della soggettività politica, del partito: un argomento al quale sarebbe necessario dedicare con urgenza riflessione e iniziativa.

sabato 18 luglio 2015

COSTITUENTE COMUNISTA ROMA (videointegrale)

Segreteria nazionale PCdI

Esprimiamo piena soddisfazione per l’esito dell’assemblea nazionale promossa dall’Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista, svoltasi a Roma domenica 12 luglio, ed avente come obiettivo dichiarato il lancio della Costituente Comunista.La presenza di circa 400 compagne e compagni, la discussione che ne è scaturita, il rafforzarsi del rapporto, all’interno dell’Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista, tra il nostro Partito, l’area del PRC e gli intellettuali, gli artisti ed i quadri operai senza tessera che condividono il progetto della Costituente Comunista, l’attenzione rivolta all’evento ed a tutti noi da parte dei soggetti della sinistra, l’interlocuzione avuta con diversi di essi e, soprattutto, le conclusioni dell’Assemblea, fortemente volte a proseguire e rafforzare il processo costituente, parlano chiaramente della riuscita dell’ iniziativa. In questo quadro va, innanzitutto, rimarcato l’impegno del nostro Partito, che tanto si è speso affinché l’assemblea riuscisse mettendo in campo il lavoro, la generosità di tanti suoi quadri e militanti, ai quali va il più sentito ringraziamento. Con domenica scorsa si è compiuto un significativo passo in direzione della ricostituzione di quel soggetto comunista reso

necessario dallo stato presente delle cose; un partito capace di ridare               
speranza  alle masse popolari, di rappresentare i loro bisogni, un soggetto che parimenti ricerchi la massima unità a sinistra, nel rispetto dell’identità, dell’autonomia politica ed organizzativa delle sue componenti. Come sottolineato a conclusione dell’assemblea, nelle prossime settimane deve proseguire l’impegno ad accumulare forze, a chiamare a raccolta le tante comuniste ed i tanti comunisti presenti nel Paese, a conquistare coloro che manifestano interesse per tale progetto e, insieme, perseguire con determinazione l’interlocuzione a sinistra.In altre parole occorre determinare appieno le condizioni per dare corpo, concretamente, alla nostra proposta politica, che è quella di dar vita ad una forza comunista come cardine di un più vasto fronte di sinistra, in grado di rispondere all’attacco di classe in corso e costruire un’alternativa di sistema.Segreteria nazionale PCdI - See more at: http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-italia/25874-avanti-verso-la-costituente-comunista.html#sthash.vh0URUmZ.dpuf

venerdì 10 luglio 2015

COSTITUENTE COMUNISTA

Per la Costituente Comunista


Negli ultimi venticinque anni la sinistra italiana ha conosciuto un fiorire intenso di appelli, “nuovi inizi” e costituenti, tutti, in modo più o meno rapido, falliti o sclerotizzatisi. Perché dunque questo nostro appello può e deve essere diverso? Quali caratteristiche deve avere il percorso che abbiamo avviato, ed il soggetto che vogliamo costruire?
Il fatto di perseguire un partito comunista, e non un soggetto genericamente di sinistra più o meno “radicale” ed “antagonista”, è un buon punto di partenza: ma non è il primo appello alla “unità dei comunisti” o alla “costruzione di un soggetto comunista” che vediamo. Altri ve ne sono stati e sono essi pure falliti – o si sono concretizzati nella nascita di un gruppuscolo irrilevante ed autoreferenziale, una caricatura di soggetto rivoluzionario come tante ne sono esistite nella storia, e ancora ne esisteranno.
Noi vogliamo e possiamo essere una cosa differente. Lo possiamo, perché il momento storico è gravido di novità – che siano positive o negative per le classi subalterne lo vedremo, e dipenderà anche da come si posizioneranno e si comporteranno i soggetti sociali e politici – tanto in Italia ed in Europa quanto nel complesso mondiale. Il sistema socioeconomico dominante scricchiola da più parti. Dobbiamo dunque recuperare e continuare la capacità dei comunisti di leggere oggettivamente la realtà, con i dovuti strumenti: in questo segnali positivi ve ne sono, abbiamo in questi mesi ripreso a dare il dovuto peso alle attività di analisi e di studio, e voglio ringraziare in tal senso in primis i compagni di MarxXXI per il lavoro enorme che stanno conducendo.
In Italia da troppo tempo manca un soggetto in grado di essere al contempo attento analista della realtà e propositivo supporto alle rivendicazioni delle masse popolari. Quel PCI “ucciso” da una malcostruita idea di “modernità”, dal prevalere di una idea di liquidazione della tradizione comunista, rispetto ad una storia di originale pensiero e pratica politica, che aveva saputo per decenni armonizzare spinta rivoluzionaria e capacità di intervento e di riforma, che aveva saputo sviluppare il meglio del pensiero comunista senza chiusure, settarismi e dogmatismi.
Ecco, a quella esperienza noi ci vogliamo e ci dobbiamo ispirare. Non è possibile ricreare quel partito: ma a quella tradizione, tutta intera, ci richiamiamo, senza agiografia né nostalgia ed al contempo consci delle difficoltà e degli errori – perché se dobbiamo ritrovarne il meglio dobbiamo evitare di percorrere le medesime strade che ne hanno segnato l’autodistruzione.
Cosa è necessario in tal senso? Dobbiamo in primo luogo evitare di dar vita all’ennesima iniziativa autoreferenziale e di pura sopravvivenza di un ormai logoro “ceto politico”: senza astio, grati per il lavoro fatto e interessati all’esperienza accumulata, ma chi ha fatto la sua strada e porta in prima persona la responsabilità di tanti errori di questi ultimi decenni, deve farsi da parte. Nel contempo dobbiamo lavorare alla preparazione di una nuova generazione di dirigenti, ben preparati e ben sostenuti dalla base, evitando alcuni fondamentali errori che han contribuito alla fine del PCI (l’eccesso di eclettismo nella formazione, ma soprattutto l’aver consentito forme di cristallizzazione di un “ceto funzionariale” separato dalla base, autoriproducentesi attraverso un eccessivo ricorso alla cooptazione ed un uso quantomeno “fantasioso” delle procedure statutarie).
Funzionale a questo – e vitale per un vero partito comunista – è il radicamento sociale. Non siamo più nella stagione dei partiti di massa, è vero, ma un partito comunista non può rinunciare alla sua presenza capillare nei luoghi di vita e di lavoro ed alla sua funzione anche pedagogica; in questa direzione rinfrancano le numerose adesioni di nuclei operai al nostro percorso, come il sostegno attivo di tanti esponenti del pensiero critico in tanti campi dell’accademia e non solo. Dovremo essere presenti, attivi e credibili, in tutte le rivendicazioni progressive, nelle pieghe più sofferenti della società, con quella già richiamata capacità di coniugare afflato rivoluzionario e pragmatica capacità di intervento e di proposta. Macaluso, un esponente del PCI col quale spesso non sono stato d’accordo, ha definito nel titolo di un suo libro i comunisti italiani “comunisti e riformisti”: ed in ciò credo stesse una delle fondamentali peculiarità di quel partito che giunse a raccogliere l’adesione di oltre due milioni di italiani sotto Togliatti, e che con Berlinguer giunse a raccogliere oltre il 30% dei voti di un elettorato allora più ampio, in termini di partecipazione al voto, dell’attuale. Quell’approccio dobbiamo recuperare, evitando di ripetere la deriva che lo spense in una banale abiura della storia comunista….
Corollario indispensabile, la definizione di chiare ed efficaci regole di partecipazione alla vita del partito, di regole per la nomina e la revoca dei dirigenti, di regole – soprattutto – per la elaborazione collettiva. Il partito è un “intellettuale collettivo” e come tale deve agire, dunque dobbiamo rilanciare – in TUTTA la sua articolazione -, il centralismo democratico. In questi venticinque anni, anzi già da prima, tanto danno han fatto al movimento comunista le divisioni pregiudiziali, le lotte intestine, che erano causa ed effetto (al contempo) di una modalità sclerotizzata di conduzione delle discussioni. Che non puntavano alla sintesi e dunqe MAI avrebbero potuto praticarla.
Un Partito Comunista degno di questo nome non può prescindere da una compiuta applicazione del centralismo democratico, che solo può garantire la piena partecipazione di tutto il corpo del partito stesso alle discussioni ed alla elaborazione politica.
L’ultimo elemento che ritengo fondamentale per il successo di questo nostro appello è il tema della comunicazione. Abbiamo scarsissime risorse, è vero, ma dobbiamo fare ogni sforzo in nostro potere per dotarci di efficaci strumenti di comunicazione. Non solo e non tanto perché un soggetto politico che non comunica è un soggetto irrilevante, quanto perché il Partito Comunista si rivolge a quella maggioranza che non sa di essere maggioranza – quella classe in sé che deve maturare in classe per sé -, maggioranza che non detenendo i mezzi di produzione è per molti aspetti succube del potere costituito. Nella società attuale, il controllo dei mezzi di comunicazione è pervasivo – noi ci troviamo ad agire praticamente in condizioni di clandestinità, ma non sarebbe la prima volta per i comunisti italiani: dunque dobbiamo lavorare alacremente per creare nostri canali di comunicazione, che ci consentano di ripristinare la nostra autorevolezza e di diffondere ampiamente le nostre proposte. In tal senso di viene fondamentale munirci di un organo ufficiale, riconosciuto (e magari registrato, in modo da poterne imporre la presenza nelle rassegne stampa), fosse anche, in una prima fase, esclusivamente online.
Bene, compagni e compagne, ora non ci resta che lavorare, come disse Berlinguer, “casa per casa, strada per strada”…